Grinzane, l´addio ai dipendenti via e senza l´ultimo stipendio venerdì, Apr 3 2009 

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Enrico Stasi, il liquidatore nominato dal tribunale di Torino, ha licenziato i tredici dipendenti del Premio Grinzane. «Un atto dovuto – spiega». Loro: «Pazzesco, con tutti i soldi che giravano».

Licenziati e senza l´ultimo stipendio. Quello che più temevano i lavoratori del premio Grinzane Cavour si è avverato. Lunedì il liquidatore dell´associazione, il commercialista Enrico Stasi, ha convocato negli uffici di via Montebello le 13 persone che da anni lavoravano lì – 5 assunti a tempo indeterminato, 8 contratti a progetto – e ha annunciato che il loro incarico era sospeso con effetto immediato.

E ha aggiunto che nelle casse del Grinzane non c´erano i soldi né per pagare i loro stipendi di marzo, né per i Tfr, che per qualcuno, che negli uffici di via Montebello lavora da 18 anni, sono consistenti…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

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Il commercialista- curatore che danneggia il fallimento è coperto dall’assicurazione lunedì, Feb 23 2009 

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Cass. III sez. civ. Sentenza n. 2460/09

La Cassazione ha stabilito che il rischio assicurato per il commercialista riguarda anche l’attività di curatore, perché il professionista resta un privato anche quando nell’ambito della sua attività svolge un incarico giudiziario che implica l’esercizio di poteri pubblici.

Pertanto, nell’attività professionale di curatore è tenuto indenne anche per il danno ingiusto cagionato alla procedura concorsuale.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Falso in bilancio, l’amministratore è responsabile per il reato commesso dal socio mercoledì, Dic 10 2008 

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L’amministratore di una società è ritenuto responsabile penalmente per il reato commesso da altro amministratore o socio, qualora questo configuri un’evento pregiudiziale per la società.

Lo ribadisce la quinta sezione pensale della cassazione, con la sentenza 45513, asserendo che la responsabilità concorsuale può ascriversi anche nella forma del dolo eventuale, quando chi agisce si rappresenta la probabilità del fatto illecito e, ciononostante, permanga nella “colpevole inerzia”, accettando così il rischio della perdita patrimoniale per l’organismo che amministra, con conseguente dolo per i creditori.

La prova della rappresentanza dell’evento non suppone una completa conoscenza dello stesso, ma può discendere anche dalla “positiva verifica della rappresentazione di una ragionevole probabilità del suo avveramento”. A tal riguardo si fa riferimento all’indice di allarme fornito dal richiamo formale, indirizzato agli amministratori, del Collegio Sindacale sulla carenza di capitale della società, nonostante la recisa asserzione del suo versamento nelle casse sociali…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Intervento del Fondo di Garanzia Inps: fallimento delle società e procedure concorsuali mercoledì, Ott 10 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione Lavoro Civile, sentenza n. 19702 del 24 settembre 2007. 

A garanzia del TFR l’Inps interviene nel fallimento, ma anche nel trasferimento d’azienda.

Con sentenza del 24 settembre 2007, n. 19702, la Corte di Cassazione, sezione Lavoro Civile, ha rigettato il ricorso dell’Inps che non è intervenuto a pagare il TFR ad un dipendente di alcune società (prima srl, poi spa) richiamando la direttiva Cee 20 ottobre 1980, n. 80/987 che prevede che la direttiva stessa si applichi ai “diritti” dei lavoratori dipendenti dai datori di lavoro “in stato di insolvenza, che riguarda il patrimonio del datore di lavoro ed è volto a soddisfare collettivamente i creditori di quest’ultimo”.

In tale ottica, secondo la Cassazione risulta stabilito che l’applicazione della direttiva è subordinata alla soggezione del datore di lavoro a fallimento oppure ad altra procedura concorsuale, con analoga finalità liquidatoria del patrimonio del debitore
Per la Cassazione, quindi, il Fondo di garanzia deve sostituirsi in tali casi al datore di lavoro – inadempiente per insolvenza, appunto – nel pagamento del TFR….[continua…]

Da NewsFood   la notizia qui

Il fallimento non è un buon motivo per non mantenere la ex lunedì, Giu 18 2007 

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Non è un buon motivo, per non mantenere la ex moglie e i figli, invocare il fallimento e il dissesto economico. Un padre giovane e sano deve comunque trovarsi un’altra occupazione e prendersi le sue responsabilità. Altrimenti rischia una condanna penale.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 23086 del 13 giugno 2007.

Da Cassazione.net  la notizia qui

Parmalat, Tanzi non può patteggiare venerdì, Giu 1 2007 

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Rischia una condanna massima a cinque anni, ma prescrizione e indulto la azzereranno.

MILANO: L’onore è salvo ma la sostanza rimane invariata: il processo Parmalat, penalmente, è comunque destinato a finire nel nulla. Ieri il presidente della seconda sezione del tribunale, Luisa Ponti, con un piccolo colpo di scena ha respinto le richieste di patteggiamento che tanto scandalo avevano suscitato, avanzate nelle scorse udienze dalla maggior parte degli imputati, Callisto Tanzi compreso. Esultano vittoriose le parti civili che parlano di una «figuraccia internazionale» evitata.

Gongolano mogi i legali delle difese (e vedremo perchè). Masticano amaro i pubblici ministeri che pure avevano caldeggiato i patteggiamenti avanzando, un mese fa, una contestazione supplettiva per riaprire i giochi processuali e dare così la possibilità alle difese di fare le loro richieste. «Quella del tribunale – si limita a dire il pm Francesco Greco – è una decisione tecnica che si basa su precedenti pronunce della Cassazione e quindi non si può dire nulla nel merito»….[continua…]

Da La Stampa   la notizia qui

L’interdizione legale mercoledì, Mag 9 2007 

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L’interdizione legale è istituto diverso da quella giudiziale che, come visto nei nostri articoli in materia di interdizione all’interno di questo blog, consegue sempre ad un accertamento di tipo giudiziale relativo alla diminuita capacità di agire del soggetto o a casi di infermità più o meno grave.

L’interdizione legale è invece disposta dal legislatore al ricorrere di alcuni particolari casi:

il fallimento, che produce la perdita della capacità di agire del fallito. Questi perde il diritto all’amministrazione dei propri beni, la capacità processuale, il diritto all’elettorato attivo e passivo, ecc. Al fallito si sostituisce nel compimento di taluni atti, il curatore fallimentare

le condanne penali a pena dell’ergastolo o della reclusione superiore a 5 anni. In tal caso, l’interdizione è pena accessoria e la sua durata è la medesima della pena principale.