Prima casa: lo Stato non la può pignorare, le banche sì mercoledì, Giu 19 2013 

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Dopo una riunione fiume, lo scorso 15 giugno, il governo Letta ha licenziato il “decreto del fare” ( ☞ tutte le misure previste): tra gli ottanta punti previsti dal decreto, quello che ha riscosso l’immediato interesse dei media e dell’opinione pubblica è stato l’impignorabilità della prima casa. Come riporta il comunicato stampa pubblicato dal sito del Governo, alla voce “semplificazione fiscale – Pignorabilità delle proprietà immobiliari”:

Se l’unico immobile di proprietà del debitore è adibito ad abitazione principale, non può essere pignorato, ad eccezione dei casi in cui l’immobile sia di lusso o comunque classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville e castelli). Per tutti gli altri immobili, il valore minimo del debito che autorizza il riscossore a procedere con l’esproprio dell’immobile, è stato innalzato da 20mila a 120mila euro. L’esecuzione dell’esproprio può essere resa effettiva non prima di 6 mesi dall’iscrizione dell’ipoteca, mentre in passato erano sufficienti 4 mesi.

Per quanto riguarda le imprese, i limiti alla pignorabilità già presenti nel codice di procedura civile per le ditte individuali sono estesi alle società di capitale e più in generale alle società dove il capitale prevalga sul lavoro…continua a leggere

Da Linkiesta

Fisco: nuove regole sulle tassazioni immobiliari martedì, Nov 4 2008 

villa_thumbnailNuovo regime fiscale per chi investe il proprio capitale in rendite immobiliari. Lo anticipa una circolare dell’Agenzia delle Entrate da supporto al decreto legge di riferimento, il numero112 del 2008.

Ecco dunque come verranno tassati i fondi familiari o a stretta base partecipativa, non quotati in mercati regolamentati e con un patrimonio inferiore a 400 milioni.

Anzitutto è bene specificare che si tratta di un regime speciale, che introduce una tassa patrimoniale pari all’1% del capitale investito, che deve essere pagata entro il 16 febbraio dell’anno successivo al prelievo, in un’unica soluzione.

Sale anche l’aliquota del capital gain: si paga dal 12.5 al 20% sul capitale al momento della cessione o del rimborso delle quote. Stesso aumento anche per la generalità dei fondi immobiliari sui proventi periodici erogati e sulle somme distribuite in fase di riscatto o liquidazione…[continua…]

Da Vostri Soldi   la notizia qui

L’Avvocato Ue boccia i condoni Iva 2003: «Premia gli evasori» lunedì, Ott 29 2007 

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Il condono Iva previsto nella Finanziaria 2003 viola gli obblighi della sesta direttiva Iva e il principio generale della leale collaborazione tra gli Stati membri e la Comunità europea.

Lo sostiene l’ avvocato generale della Corte di giustizia europea Eleanor Sharpston nelle sue conclusioni, relative alla causa che vede la Commissione europea contro l’Italia. Secondo il giudizio dell’Avvocato generale il condono Tremonti previsto dalla legge 289/2002 premia «l’evasione più dell’assolvimento degli obblighi fiscali». Dunque, per l’Avvocato generale Eleanor Sharpston la Corte di giustizia europea dovrebbe condannare l’Italia per i condoni fiscali sull’Iva emanati nel 2003 dal governo Berlusconi e dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ora si dovrà attendere la sentenza della Corte.

La Commissione europea aveva chiesto di condannare l’Italia in quanto, prevedendo in maniera espressa e generale la rinuncia all’accertamento delle operazioni imponibili effettuate nel corso di una serie di periodi d’imposta, ha violato gli obblighi della sesta direttiva Iva. L’Italia aveva sostenuto che l’effetto del condono non è una rinuncia generale e indiscriminata a ogni attività di verifica, ribadendo che solo una parte di contribuenti Iva se ne è avvalsa, che è stato estremamente produttivo in termini di tributi recuperati e che, quindi, si è verificato uno sfruttamento razionale di risorse limitate, ricompreso nella discrezionalità concessa agli Stati membri.

La Commissione europea contestava gli articoli 8 e 9 della legge 209/2002: l’articolo 8 consentiva di «regolarizzare» le dichiarazioni che avrebbero dovuto essere presentate prima del 31 ottobre 2002, mentre l’articolo 9 riguardava la «definizione automatica» per gli anni pregressi (i contribuenti che chiesero la definizione erano tenuti a presentare dichiarazioni per tutti i periodi d’imposta relativamente ai quali i termini di presentazione erano scaduti al 31 ottobre 2002). Da una parte la Commissione descrive il contestato condono come una rinuncia generale e indiscriminatata al diritto di procedere ad accertamento e verifica, dall’altro l’Italia ha ribadito la serie di limiti alla possibilità di far ricorso alle disposizioni del condono.

L’Avvocato segnala che il controverso condono è stato prorogato per alcuni anni successivi, «forse creando un’aspettativa di futuri condoni e quindi riducendo la probabilità che i contribuenti si conformino agli obblighi di legge». Il buon senso e le analisi economiche, secondo Eleanor Sharpston, sottolineano come le disposizioni del condono sono responsabili di condurre a una minore conformità alla disciplina Iva almeno nel medio e lungo termine, «in quanto premiano l’evasione più dell’assolvimento degli obblighi fiscali e, considerate in un contesto storico, lasciano intravedere una plausibile speranza in altri rimedi simili nel futuro».

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Si paga la tassa sul preliminare di vendita non andato a buon fine mercoledì, Giu 20 2007 

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Sul preliminare di vendita non andato a buon fine si paga l’imposta di registro in misura fissa. Mentre, quella proporzionale applicata sugli acconti, dev’essere restituita al contribuente.

Così la Corte di Cassazione con la sentenza n. 14028 del 15 giugno 2007.

Da Cassazione.net

Padova, le prostitute risarciranno i clienti multati venerdì, Mag 11 2007 

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PADOVA – Le prostitute di Padova risarciranno i clienti multati per via di un’ordinanza del sindacato con una prestazione gratuita. La disponibilità al risarcimento verrà comunicata ai clienti attraverso il bollino rosa, che verrà indossato sopra i vestiti e segnato sul marciapiede.

E’ la contromisura decisa dalle prostitute che operano nella città veneta dopo che il sindaco Flavio Zanonato ha rispolverato un’ordinanza di nove anni fa grazie alla quale si possono multare per intralcio alla circolazione automobilistica i clienti delle prostitute…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Visite fiscali anche per i collaboratori: più difficile distinguere il collaboratore dal dipendente mercoledì, Mag 9 2007 

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Finanziaria 2007 e Circolare Inps n. 76 del 16 aprile 2007 – La giurisprudenza del lavoro dovrà individuare nuovi criteri distintivi.

La legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (Finanziaria 2007) ha introdotto norme che modificano la disciplina dei rapporti di collaborazione (c.d. parasubordinati), tradizionalmente riconducibili al campo di applicazione del lavoro autonomo, con l’effetto che sarà più complicato distinguerli dal lavoro dipendente.
Per comprendere la complessità delle norme che regolano questi rapporti di lavoro, innanzitutto, bisogna porre l’attenzione sulla distinzione tra lavoro subordinato e autonomo nonché sulle forme di “parasubordinazione” ad oggi esistenti.

Distinzione tra lavoro autonomo e subordinato
Secondo l’orientamento del Ministero del Lavoro ogni attività umana economicamente rilevante può essere indifferentemente oggetto sia di un rapporto di lavoro autonomo che subordinato (Min. lav. n. 5/25420 del 24.3.1992). Pertanto, è importante capire il concetto di lavoro subordinato ed evidenziare gli elementi che lo distinguono dai rapporti di lavoro che invece sono caratterizzati dall’autonomia della prestazione……..[continua……]

Da Ascom Procida la notizia qui

L’accanimento del Fisco è «danno esistenziale» mercoledì, Mag 9 2007 

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Via libera al risarcimento del danno esistenziale per le vittime della burocrazia. Quella del Fisco, quanto meno per il momento.

Con la sentenza del 19 marzo scorso la terza sezione civile del Tribunale di Venezia, avvalendosi di una perizia medico legale, ha infatti condannato il ministero dell’Economia e delle finanze al pagamento della somma di 15mila euro a ciascuno dei due contribuenti che, vittime di un commercialista che aveva avuto un comportamento professionale non propriamente specchiato, si sono ritrovati faccia a faccia con le pretese dell’Erario. Fatte di sanzioni, interessi e reiterate richieste di prove e documentazioni.

Il giudice ordinario veneziano (non competente a decidere sulle questioni prettamente fiscali che spettano ai colleghi tributari e quindi ignaro della sorte del procedimento penale pendente nei confronti del professionista imputato per il reato di appropriazione indebita) si è “limitato” a risolvere una parte del ricorso. Quella, appunto, del danno non patrimoniale patito dai due malcapitati per il comportamento tenuto nei loro confronti dalla pubblica amministrazione…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui