E’ estorsione tenere i lavoratori in nero senza diritti sotto il ricatto del licenziamento lunedì, Ott 8 2007 

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Linea dura della Cassazione nei confronti dei datori che sfruttano i lavoratori in nero, sotto la minaccia di fargli perdere il posto.

Lo ha affermato la Suprema Corte che, con la sentenza n. 36642 del 5 ottobre 2007 ha reso defintiva la condanna a oltre 3 anni di reclusione per estorsione nei confronti di tre datori di lavoro.

Da Cassazione.net   la notizia qui

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La qualificazione giuridica del contratto va operata nel concreto lunedì, Lug 2 2007 

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Cassazione – Sezione seconda civile – sentenza 24 aprile – 15 giugno 2007, n. 14036

Presidente Elefante – Relatore Oddo

Pm Carestia – conforme – Ricorrente Manco ed altri – Controricorrente Orlando ed altri

Svolgimento del processo

Luigi Manco, con atto notificato il 10 maggio 1984 convenne Gaetano Stasi davanti al Tribunale di Lecce e, premesso che con scrittura privata del 19 giugno 1976 aveva acquistato dal convenuto al prezzo di L. 10.000.000 un immobile in Taurisano e che il venditore non aveva ottemperato all’invito di stipulare il rogito notarile di compravendita, domandò la declaratoria dell’avvenuto trasferimento della proprietà del bene e la condanna dello Stasi al suo immediato rilascio.
Il Tribunale, con sentenza del 18 febbraio 1998, accolse la domanda del Manco e dichiarò Gaetano, Martino, Angelo, Antonio e Rita Manco, che, in qualità di suoi eredi avevano riassunto il giudizio dopo il decesso dell’attore, proprietari pro indiviso dell’immobile e debitori solidali verso lo Stasi del residuo del prezzo di L. 1.690.000, oltre interessi legali su detta somma dall’1 aprile 1982 al saldo.
La decisione, gravata dallo Stasi e, in via incidentale dai Manco, venne riformata il 17 febbraio 2003 dalla Corte di Appello di Lecce, che rigettò l’impugnazione incidentale e, in accoglimento per quanto di ragione di quella principale, respinse le domande del defunto attore.
Osservò il giudice di secondo grado, per quello che interessa, che con la scrittura privata del 19 giugno 1976 le parti non avevano trasferito l’immobile, ma avevano soltanto assunto l’obbligo di provvedere al suo trasferimento entro il 31 dicembre 1976, e che, avendo l’attore esercitato in giudizio esclusivamente un’azione ricognitiva di detto trasferimento, all’obbligo assunto dai contraenti di concludere la compravendita non poteva essere data esecuzione specifica, a norma dell’art. 2932, c.c..
Gaetano, Angelo, Antonio e Rita Manco sono ricorsi per la cassazione della sentenza con un motivo, illustrato da successiva memoria, Carolina Orlando ed Antonio, Maria Grazia, Maurizio Gabriele Anna Rita e Loredana Stasi, quali eredi di Gaetano Stasi, hanno notificato controricorso, eccependo preliminarmente l’nammissibilità del ricorso, e Maria De Giorni ed Assunta Consiglia Clemente e Luca Manco, eredi di Martino Manco, non hanno svolto attività in giudizio.

Motivi della decisione

È infondata l’eccezione preliminare di inammissibilità del ricorso sollevata dai controricorrenti, eredi del defunto convenuto, sull’assunto della violazione degli artt. 299 e 330, c.p.c., per non essere stato notificato al loro dante causa e nel domicilio da questo eletto, ma ad essi personalmente e nel domicilio reale, benché il decesso non fosse stato mai dichiarato nel processo o notificato alle controparti.
Questa Corte, difatti, ha già avuto modo di chiarire (cfr.: Cass. civ., sez. II sent. 24 giugno 2003, n. 10000; Cass. civ., sez. II, sent. 29 maggio 1998, n. 5308; sez. I, sent. 20 gennaio 1994, n. 524; Cass. civ. Sez. 2, Sentenza n. 5308 del 29/05/1998 Sez. 2, Sentenza n. 10000 del 24/06/2003), che, nel caso di morte di una parte, avvenuta nel corso del processo e non dichiarata né notificata l’ultrattività del mandato al difensore non opera al di là della fase processuale nella quale si è verificato l’evento esiziale ed il ricorso per cassazione (o in generale l’atto di impugnazione), ove il ricorrente sia venuto a conoscenza del decesso, deve essere, a pena di nullità, indirizzato e notificato agli eredi della parte deceduta, dovendo il processo svolgersi da e contro i soggetti che siano le parti sostanziali interessate alla controversia.
Correttamente, dunque, il ricorso è stato notificato agli eredi della controparte, asseritamene deceduta nel corso del giudizio di secondo grado, ed una tale notifica, non avendo questi dichiarato od eletto domicilio, doveva essere loro effettuata personalmente, a norma dell’art. 330, u.c., secondo le formalità previste dagli artt. 137 e segg., c.p.c..
Con l’unico motivo il ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione degli art. 1362 e segg., c.c., e dell’art. 1351, c.c., e l’illogica e contraddittoria motivazione in punto di qualificazione giuridica della scrittura privata del 19 giugno 1976.
La sentenza impugnata, nell’affermare che dall’intero contesto dell’atto, senza limitarsi al senso letterale delle parole, e dalla diffida ad adempiere, in quanto non seguita dall’offerta reale del pagamento del residuo prezzo, si evinceva che le parti avevano inteso trasferire la proprietà dell’immobile, aveva omesso di considerare, da un lato, che con le espressioni il «proprietario … cede e vende con la più ampia garanzia di legge» e «… il trasferimento di proprietà dello stabile avverrà come stato di manutenzione nello stato in cui si trova …» le parti avevano manifestato la volontà di trasferire l’immobile e ne avevano soltanto differito gli effetti traslativi del contratto alla stipula del rogito notarile, sicché, una volta decorso il termine per questa stabilito, detti effetti si erano automaticamente realizzati, e, dall’altro, l’illogicità del richiamo alla mancata offerta reale del residuo prezzo, giacché l’attore aveva diffidato il convenuto a comparire davanti al notaio, non solo «… per ivi, in esecuzione del contratto di vendita per scritta previa del 19 giugno 1976, provvedere alla rogazione dell’atto pubblico di trasferimento dell’immobile compravenduto…», ma anche «… per riceversi il saldo del prezzo di vendita …».
Il motivo è infondato.
È vero che, pur essendo la vendita normalmente un contratto, la cui efficacia reale trasferisce il diritto venduto per effetto del semplice consenso ed al momento stesso della formazione di questo, le parti, possono differire, in dipendenza di circostanze e clausole varie o di ulteriori adempimenti, il trasferimento del diritto ad un momento successivo alla conclusione del medesimo, dando luogo non ad un contratto meramente preliminare, ma ad una vendita obbligatoria, nella quale al verificarsi dell’effetto traslativo della proprietà non occorre una ulteriore manifestazione, di volontà, ma il successivo verificarsi di un ulteriore fatto, che può anche consistere nella traduzione della scrittura in un atto che sia suscettibile di trascrizione.
Tuttavia, nel distinguere contratto definitivo di vendita dal contratto preliminare e ritenere voluto l’effetto traslativo immediato, come non può essere attribuita influenza determinante alla consegna del bene od al pagamento del prezzo, così non possono assumere rilievo esclusivo né l’impiego delle espressioni verbali “cede”, “vende” o “acquista”, né la definizione del contratto indicata dai contraenti, ove dal complesso di altri elementi risulti che effettivamente le parti abbiano soltanto inteso obbligarsi a prestare in futuro il loro consenso ad un successivo contratto con effetto traslativo (cfr.: Cass. civ., sez. III, sent. 8 maggio 1973, n. 1234; Cass. civ., sez. III, sent. 31 maggio 1971,n. 1637).
Nel ritenere, pertanto, che la mera intestazione “vendita” della scrittura privata e l’espressione “cede” e “vende”, che figurava nel corpo dell’atto non esonerava il giudice dall’individuare la comune intenzione dei contraenti senza limitarsi al senso letterale delle parole, ma facendo riferimento al loro complessivo senso ed al comportamento delle parti anche posteriore alla conclusione del contratto, la sentenza non ha violato né i principi dettati dagli artt. 1362 e ss, c.c., per l’interpretazione del negozio e né alcuna disposizione vincolante quanto alla sua qualificazione e di entrambe ha dato specificamente conto con una motivazione che si sottrae alle censure di illogicità e contraddittorietà formulate dal ricorso.
Oltre a sottolineare, infatti, che non erano compatibili con una volontà delle parti immediatamente traslativa della proprietà le successive espressioni: «il trasferimento … avverrà … dovrà … sì farà…», ha ritenuto non spiegabile con essa la subordinazione del rogito all’esecuzione di opere modificative dell’immobile, la qualificazione della somma versata come acconto del prezzo, il differimento del possesso al momento dell’atto notarile e la posticipata titolarità ai fini fiscali, nonché la diffida ad adempiere non accompagnata dall’offerta reale del prezzo, esplicitando gli elementi e le ragioni della conclusione raggiunta sulla natura del contratto ed a contestare la quale non può valere la mera contrapposizione nel ricorso dell’ovvia possibilità per il giudice di pervenire ad una diversa interpretazione e qualificazione del contratto ove avesse diversamente ed altrettanto logicamente valutato gli stessi elementi da lui considerati.
All’infondatezza dell’unico motivo seguono il rigetto del ricorso e la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in € 800,00, ivi compresi € 100,00 per spese, oltre spese generali, Iva, Cpa ed altri accessori di legge. Da Diritto-in-rete.com

Recesso ad nutum ex art. 2118 cod. civ. martedì, Giu 19 2007 

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(Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 21 maggio 2007, n. 11740 – Avv. Giuseppe Salvi).

In merito al recesso dal contratto di lavoro a tempo indeterminato ex art. 2118 cod. civ., la Suprema Corte, aderisce, con la recentissima pronuncia in epigrafe, alla tesi della “c.d. efficacia obbligatoria” del preavviso configurando in capo al soggetto recedente l’esistenza del diritto potestativo di sostituire il periodo di preavviso con la corresponsione della relativa un’indennità, indipendentemente dal consenso manifestato dall’altra parte del rapporto di lavoro.

Giudici della legittimità stabiliscono, pertanto, che il rapporto lavorativo deve considerarsi cessato al momento della ricezione – e non dell’accettazione – dell’atto unilaterale di recesso, risultando da tale momento ininfluenti eventuali avvenimenti successivi concernenti il rapporto di lavoro cessato.

Questo indirizzo della Corte di Cassazione si pone in netto contrasto con la precedente posizione assunta dai medesimi Giudici della legittimità che, negli anni passati, hanno più volte affermato la tesi contraria della c.d. “efficacia reale” del preavviso secondo la quale può essere consentita la corresponsione di un’indennità sostitutiva del preavviso con effetti estintivi immediati del rapporto di lavoro solo dietro accordo di entrambe le parti a rinunziare alla prestazione lavorativa durante il periodo di preavviso. In mancanza di detto accordo, rimarrebbe pienamente operativo il rapporto di lavoro con tutte le obbligazioni connesse, fino alla scadenza del termine di preavviso…[continua…]

Da La Previdenza.it   la notizia qui

Somministrazione di lavoro venerdì, Giu 15 2007 

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D.Lgs. 10 settembre 2003 n. 276 “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”.

Il contratto di somministrazione lavoro può essere concluso da ogni soggetto, di seguito denominato utilizzatore, che si rivolga ad altro soggetto, di seguito denominato somministratore, a ciò autorizzato.

Per tutta la durata della somministrazione i lavoratori svolgono la propria attività nell’interesse nonchè sotto la direzione e il controllo dell’utilizzatore.

Il contratto di somministrazione di lavoro può essere concluso a termine o tempo indeterminato.

La somministrazione di lavoro a tempo determinato è ammessa a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all’ordinaria attività dell’utilizzatore.

Il contratto di somministrazione di manodopera è stipulato in forma scritta e contiene alcuni elementi, fra cui:

1 gli estremi dell’autorizzazione rilasciata al somministratore;
2 il numero dei lavoratori da somministrare;
3 la data di inizio e la durata prevista del contratto di somministrazione;
4 le mansioni alle quali saranno adibiti i lavoratori e il loro inquadramento;
5 il luogo, l’orario e il trattamento economico e normativo delle prestazioni lavorative;

I lavoratori dipendenti dal somministratore hanno diritto a un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore, a parità di mansioni svolte.

L’utilizzatore è obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali.

IMPORTANTE: possono esercitare l’attività di somministrazione di lavoro solamente le agenzie iscritte nell’apposito albo istituito presso il Ministero del Lavoro, autorizzate dal Ministero stesso e accreditate dalle Regioni.

Contratto di locazione: gli obblighi contrattuali giovedì, Giu 14 2007 

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La locazione di beni immobili è disciplinata da:

1 codice civile;

2 legge 27 luglio 1978 n. 392;

3 legge 9 dicembre 1998 n. 431;

Forma del contratto: il contratto di locazione di un bene immobile generalmente non necessita di alcuna forma, eccettuate le fattispecie di una locazione di un appartamento (art. 1 L. 431/1998), ovvero di una locazione con durata ultranovennale (art. 1351 c.c.); in queste ipotesi la mancanza della forma scritta determina la radicale nullità del contratto.  

Il canone di locazione: è pattuito tra le parti, in virtù del principio della libertà delle parti di stabilire il contenuto del contratto seppur nei limiti imposti dalla legge, in particolar modo dal disposto dell’art. 1322 c.c. e dall’altro principio che prevede alle parti di comportarsi secondo le regole della correttezza (art. 1175 c.c.).

La durata del contratto: per i contratti concernenti immobili destinati ad uso abitativo la durata è di 4 anni, se destinati ad uso diverso dall’abitazione la durata del contratto è di 6 anni e nove per gli alberghi, rinnovabili (art. 28 L. 392/1978). Per i contratti concernenti immobili destinati ad uso abitativo oltre alla durata quadriennale, è stato previsto che la durata del contratto può essere liberamente pattuita tra le parti, senza vincolo alcuno, se si tratta di particolari tipologie di immobil (case signorili, ville e palazzi di particolare pregio storico o artistico) ovvero di immobili destinati a uso turistico o vacanziero.

Art 1575 c.c. – Obbligazioni principali del locatore:

  1. consegnare al conduttore la cosa locata in buono stato di manutenzione;
  2. mantenerla in stato da servire all’uso convenuto;
  3. garantirne il pacifico godimento durante la locazione;      

Il locatore deve, quindi, eseguire durante la locazione, tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore. Se si tratta di cose mobili, le spese di conservazione e di ordinaria manutenzione sono, salvo patto contrario, a carico del conduttore.

Art 1587 c.c. – Obbligazioni principali del conduttore:

  1. prendere in consegna la cosa e osservare la diligenza del buon padre di famiglia nel servirsene per l’uso determinato nel contratto o per l’uso che può altrimenti presumersi dalle circostanze;
  2. dare il corrispettivo nei termini convenuti;

Il conduttore risponde della perdita e del deterioramento della cosa che avvengono nel corso della locazione, anche se derivanti da incendio, qualora non provi che siano accaduti per causa a lui non imputabile.

Lavoro domestico: ecco la guida per chi lavora e per chi assume mercoledì, Giu 13 2007 

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Dall’assunzione al licenziamento. Dalle ferie alla responsabilità per danni. Sul sito “Stranieri in Italia” (http://www.stranieriinitalia.it) è possibile scaricare la prima guida completa al lavoro domestico, per chi lavora e per chi assume, comprensiva di tutti i moduli ed i contratti aggiornati al 3 aprile 2007.

La guida in oggetto, secondo quanto riferisce il Comune di Roma, è la quarta della serie delle guide ’sociali’ edite dal Campidoglio dopo “Guida all’istruzione”, “Cittadini si diventa” e “Guida alla maternità libera e responsabile”, e verrà tra l’altro distribuita gratuitamente negli uffici pubblici e nei luoghi di ritrovo degli stranieri.“Il lavoro domestico: una guida per chi lavora e per chi assume” è un vero e proprio vademecum che permette di conoscere diritti, doveri, regole del lavoro domestico, e di essere un punto di riferimento se sorgono problemi nel rapporto di lavoro.

Da Vostri Soldi   la notizia qui

Interpretazione dei contratti collettivi lunedì, Giu 11 2007 

I contratti collettivi devono essere interpretati in  base alle regole stabilite dal codice civile negli articoli da 1362 a 1371. I canoni legali di ermeneutica contrattuale, poi, sono governati da un principio di gerarchia – desumibile dal sistema delle stesse regole – in forza del quale secondo la giurisprudenza costante della Suprema Corte, i canoni strettamente interpretativi (artt. 1362-1365 cod. civ.) prevalgono su quelli interpretativi-integrativi (artt. 1366-1371 cod. civ.) – quale va considerato anche il principio dell’interpretazione secondo buona fede (art. 1366 cod. civ.), sebbene questo rappresenti un punto di sutura fra i due gruppi di canoni – e ne escludono la concreta operatività, quando l’applicazione degli stessi canoni strettamente interpretativi risulti, da sola, sufficiente per rendere palese la comune intenzione delle parti stipulanti.

Nell’ambito dei canoni strettamente interpretativi (art. 1362-1365 cod. civ.) – e di quello letterale, che ne risulta prioritario (di cui all’art. 1362, 1° comma, cod. civ.) – compete, poi, al giudice di merito ogni opzione ermeneutica, nonché l’accertamento circa la (eventuale) insufficienza degli stessi canoni (e la conseguente necessità di ricorrere, in via sussidiaria, agli altri, di cui agli artt. 1362, 2° comma, 1365 e, gradatamente, 1366-1371 cod. civ.), per identificare, nel caso concreto, la comune intenzione delle parti (Cassazione Sezione Lavoro n. 11104 del 15 maggio 2007, Pres. e Rel. De Luca).

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

I TERMINI DEI “RIPENSAMENTI” venerdì, Giu 1 2007 

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Stranamente la legge italiana non prevede il diritto del consumatore ad avere una copia dei contratti che firma: deve ricordarsi di chiederla, a volte con insistenza.

Tale diritto è previsto soltanto per i contratti di somministrazione come quelli dell’energia elettrica, del gas, del telefono o dell’acqua, che in base alla legge n. 142/1992 devono essere consegnati contestualmente in copia al consumatore, altrimenti sono soggetti alle norme sul credito al consumo, che ne prevedono perfino la nullità.
Per quanto riguarda tutti gli altri contratti, se non ne ha copia il consumatore neanche sa che, spesso, ha la possibilità di “ripensarci” e di dare disdetta senza oneri entro certi termini che dall’ottobre scorso sono stati ridefiniti dal Codice del consumo (decreto legislativo n. 206/2005)
Questi sono i termini attuali per i ripensamenti, alcuni dei quali, peraltro, sono previsti da altre norme.

10 giorni lavorativi per i contratti firmati fuori dai locali commerciali, ovvero a casa, in ufficio, per strada, in un albergo, eccetera.
10 giorni lavorativi per i contratti a distanza, ovvero le vendite televisive, per corrispondenza, via Internet, telefoniche, per fax, eccetera.
14 giorni per gli acquisti di servizi finanziari, bancari e assicurativi a distanza.
30 giorni per le polizze vita acquistate sempre a distanza.
10 giorni lavorativi per i contratti di multiproprietà, anche se firmati nella sede della ditta.
7 giorni per i valori mobiliari come azioni, obbligazioni, titoli di Stato, fondi di investimento aperti, eccetera, venduti fuori dai locali commerciali della ditta o a distanza.
5 giorni per i fondi di investimento chiusi.
7 giorni per i contratti di qualunque tipo stipulati per via telematica mediante l’uso della firma digitale.
15 giorni per la disdetta di un contratto bancario di deposito qualora la banca decida una diminuzione del tasso di interesse corrisposto al depositante. In questo caso la banca non può pretendere le spese di chiusura conto.

Da Consumatori.it   la notizia qui
 

Apprendistato: cessazione del rapporto lunedì, Mag 21 2007 

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Di seguito pubblichiamo un ulteriore chiarimento in merito al recesso nei contratti a termine. 

 Il datore di lavoro può recedere dal contratto alla fine del periodo di apprendistato, ma, diversamente dai rapporti a tempo determinato (che si risolvono automaticamente alla scadenza), deve comunicare al lavoratore formale disdetta, con l’osservanza del periodo di preavviso.

Inoltre, il datore di lavoro può, peraltro, determinare la cessazione del rapporto di apprendistato prima della scadenza del termine con il riconoscimento anticipato della qualifica professionale, oppure mediante recesso per giusta causa o per giustificato motivo.

IMPORTANTE: qualora al termine del periodo di apprendistato non sia data disdetta, l’apprendista rimane in servizio con la qualifica conseguita e il contratto viene trasformato a tempo indeterminato.

Giurisprudenza: agli apprendisti si applicano integralmente le disposizioni sui licenziamenti individuali (C. Cost. 28 novembre 1973, n. 169), limitatamente al recesso intimato nel corso del rapporto. Al contrario, la disdetta intimata al termine del rapporto, nel rispetto del preavviso, rappresenta la legittima volontà di non trasformare l’apprendistato in un normale rapporto a tempo indeterminato quando è ormai esaurita la causa negoziale dello speciale contratto.

Lavoro a progetto martedì, Mag 15 2007 

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D. Lgs 10 settembre 2003 n. 276 “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercto del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30”

Analizziamo alcuni aspetti del decreto legislativo

Forma del contratto. Il contratto di lavoro a progetto è stipulato in forma scritta e deve contenere, ai fini della prova, i seguenti elementi:

  1. indicazioni della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;
  2. indicazione del progetto o programma di lavoro, o fasi di esso, individuata nel suo contenuto caratterizzante, che viene dedotto in contratto;
  3. il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonchè i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei riborsi;
  4. le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicare l’autonomia nella esecuzione dell’obbligazione lavorativa;
  5. le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto.

Estinzione del contratto e preavviso. I contratti di lavoro a progetto si risolvono al momento della realizzazione del progetto o del programma o della fase di esso che ne costituisce l’oggetto. le parti possono recedere prima della scadenza del termine per giusta causa ovvero secondo le diverse causali o modalità, incluso il preavviso, stabilite dalle parti nel contratto di lavoro.

Commento della giurisprudenza. I collaboratori a progetto utilizzati con le modalità tipiche dei dipendenti hanno diritto alla trasformazione del contratto in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Ne consegue che il recesso intimato dall’azienda integra gli estremi di un licenziamento ad nutum, vale a dire senza giusta causa, e come tale illegittimo, con l’obbligo di reintegra nel posto di lavoro ove sia applicabile l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori – Tribunale di Torino, 5 aprile 2005

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