Disabili, la Corte Ue boccia l’Italia: “Misure di inserimento al lavoro insufficienti giovedì, Lug 4 2013 

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L’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro. L’accusa è della Corte di giustizia europea che invita a porre il nostro Paese a porre rimedio alla situazione al più presto.

Per la Corte, l’Italia “è venuta meno agli obblighi” derivanti dal diritto comunitario a causa di un recepimento incompleto e non adeguato di quanto previsto dalla direttiva varata alla fine del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Una norma con la quale è stato stabilito un quadro generale di riferimento per la lotta alla discriminazioni delle persone diversamente abili…continua a leggere

Da Il Fatto Quotidiano

Diritto familiare convivente con una persona disabile a scegliere la sede lavorativa più vicina lunedì, Mag 5 2008 

(Corte di Cassazione, Sentenza 27 marzo 2008, n.7945)

Il diritto del genitore o del familiare convivente con una persona disabile di scegliere la sede lavorativa più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza consenso non è un diritto assoluto ed incondizionato, in quanto non può essere esercitato ove finisca per comprimere in maniera irragionevole le esigenze economiche, produttive ed organizzative del datore di lavoro.

Con questa decisione la Cassazione afferma la necessità di un bilanciamento tra l’interesse del familiare all’assistenza continua alla persona portatrice di handicap ed altri interessi di rilevanza costituzionale sicchè il riconoscimento del diritto del lavoratore familiare può, a seconda delle situazioni fattuali a fronte delle quali si intenda farlo valere, cedere a rilevanti esigenze economiche, organizzative e produttive dell’impresa.

Tale necessario bilanciamento d’interessi era stato già affermato dalla decisione della Cassazione n.12692 del 29 settembre del 2002 dove, in un passo della motivazione, si sottolineava che la stessa lettera dell’art.33 della legge 104/92 stabilisce che la scelta prioritaria della sede di lavoro non è assoluta ma solo “ove possibile”.

Da Filodiritto    la notizia qui

La sindrome dissociativa presuppone il requisito di inabilita’ a qualsiasi proficuo lavoro mercoledì, Mar 19 2008 

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(Corte dei conti Lazio, sentenza 4.3.2008 n. 458 – Giovanni Dami)

In tema di riconoscimento della pensione di reversibilita’ Inpdap all’ orfano maggiorenne segnaliamo questa sentenza della Corte dei Conti del Lazio. La corte, chiamata a decidere sul caso di un soggetto affetto da sindrome dissociativa sin dalla giovane eta’gli riconosce (post mortem) lo status di inabile a qualsiasi proficuo lavoro (e la concessione della pensione di reversibilita’) anche se svolgeva lavoretti saltuari…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

In caso di divorzio fra coniugi con figli minori o incapaci, il PM è titolare di un autonomo potere di impugnazione mercoledì, Nov 21 2007 

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IN CASO DI DIVORZIO FRA CONIUGI CON FIGLI MINORI O INCAPACI, IL PUBBLICO MINISTERO E’ TITOLARE DI UN AUTONOMO POTERE DI IMPUGNAZIONE – Pertanto è litisconsorte necessario in grado di appello (Cassazione Sezione Prima Civile n. 23379 dell’8 novembre 2007, Pres. Luccioli, Rel. Schirò).

Nel procedimento di divorzio fra coniugi con figli minori o incapaci, a norma degli artt. 4 e 5 legge n. 898 del 1970 (come novellati dalla legge n. 74 del 1987), il pubblico ministero è litisconsorte necessario in concorrenza con le parti private ed è titolare di un autonomo potere di impugnazione in relazione agli interessi patrimoniali dei suddetti figli. Ne consegue che, ove uno dei coniugi abbia proposto appello avverso un capo della sentenza di primo grado riguardante i predetti interessi, il relativo atto d’appello deve essere notificato anche al pubblico ministero presso il Tribunale e, in difetto di notifica, il giudice di secondo grado deve disporre l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti a norma dell’art. 331 cod. proc. civ.

Tale integrazione è necessaria anche quando nel giudizio di secondo grado sia ritualmente intervenuto il procuratore generale presso la corte d’appello, atteso che il pubblico ministero presso il giudice “ad quem” non ha il potere di impugnare la sentenza di primo grado, e pertanto dal suo intervento non possono conseguire gli effetti cui è intesa l’integrazione del contraddittorio ai sensi del citato art. 331 cod. proc. civ.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Revoca della pensione dell’invalido per interdizione e revoca dalle liste speciali giovedì, Giu 28 2007 

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Con la sentenza del 14 giugno 2007, n. 68, il Tribunale di Ivrea, sezione lavoro, ha dichiarato l’illegittimità della revoca della pensione di un invalido civile e che era stata inflitta per la mancata iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio degli invalidi civili e perché era stata emanata una sentenza di interdizione, senza che fosse stato valutato se la patologia sofferta dallo stesso avesse potuto in qualche modo compromettere la sua residua capacità lavorativa.

Fatto e diritto
Un invalido civile, titolare di pensione di invalidità Inps, aveva chiamato in giudizio Inps (e Ministero dell’Economia e delle Finanze) che gli aveva revocato la pensione per mancata iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio degli invalidi civili e per intervenuta sentenza di interdizione legale, nonchè per aver superato per un anno il limite reddituale previsto dalla legge, richiedendo peraltro la restituzione di quanto percepito per tali periodi.
Si costituiva in giudizio il Ministero dell’Economia e delle Finanze, richiedendo di dichiarare il proprio difetto di legittimazione passiva.
Si costituiva in giudizio anche Inps, domandando in via preliminare di rito di dichiarare il ricorso improponibile od improcedibile e il rigetto della domanda.
Dopo l’espletamento senza esito del tentativo di conciliazione ed ascoltati i teste (tra i quali il responsabile del centro per l’impiego di Ivrea) ha avuto luogo il processo…[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

Invalidità civile: procedimento amministrativo giovedì, Giu 14 2007 

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La domanda di invalidità civile si presenta alla ASL territorialmente competente, nel cui ambito operano una o più Commissioni Mediche, incaricate di effettuare gli accertamenti.

La modulistica vigente, necessaria per proporre la domanda, è stata isituita dal D.P.R. n. 698 del 21 settembre 1994 che ha previsto un unico modello per tutti i tipi di invalidità in due versioni:

1) “tipo A” se il richiedente è maggiorenne;

2) “tipo B” se il richiedente è minorenne;

Il modello adempie la duplice funzione di richiesta alla ASL di accertamento sanitario per il riconoscimento della condizione di invalido civile, e di richiesta, all’autorità competente delle prestazioni economiche correlate al grado di invalidità accertato.

La domanda, in carta semplice sul modulo prescritto, deve essere accompagnata da certificazione medica che attesti la natura delle infermità invalidanti.

Le domande non conformi al modello stabilito o prive della documentazione indicata sono prese in esame ma hanno effetto dal momento in cui vengono soddisfatti i requisiti mancanti. In questa ipotesi la Commissione medica ASL invita l’interessato a regolarizzare la propria istanza.

Termine per la conclusione del procedimento: il procedimento relativo all’accertamento sanitario da parte delle Commissioni ASL deve concludersi entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.

La Commissione medica ASL in primo luogo deve fissare la data della visita entro 3 mesi dalla presentazione dell’istanza.

Ciascuna visita viene verbalizzata in un apposito modulo.

Trasmissione dei verbali alla Commissione di verifica: La Commissione medica Asl, eseguiti gli accertamenti sanitari e compilato il verbale nel quale esprime il proprio giudizio medico-legale, è obbligata a trasmettere, per il visto, alla Commissione medica di verifica soltanto i verbali di visita da cui risultano i presupposti idonei per il riconoscimento dei benefici di invalidità civile corredati dalla domanda dell’invalido e dalla documentazione sanitaria. La Commissione ASL  trasmette all’interessato, con lettera raccomandata a.r, una copia, con attestazione di conformità all’originale, del verbale di verifica medica. Altra copia autenticata del verbale di visita è trasmessa dalla Commissione ASL al soggetto competente per la concessione delle prestazioni economiche al fine degli adempimenti successivi.

Visto della Commissione di verifica: qualora non abbia nulla da osservare in ordine ai verbali di visita ricevuti dalla Commissione ASL, la Commissione di verifica li restituisce timbrati e annotati.

Una volta concluso favorevolmente l’iter degli accertamenti amministrativi, ha luogo l’emissione di decreto di concessione della prestazione con indicazione della decorrenza.

Competente a mettere in pagamento le prestazioni economiche è l’INPS.