Disabili, la Corte Ue boccia l’Italia: “Misure di inserimento al lavoro insufficienti giovedì, Lug 4 2013 

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L’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro. L’accusa è della Corte di giustizia europea che invita a porre il nostro Paese a porre rimedio alla situazione al più presto.

Per la Corte, l’Italia “è venuta meno agli obblighi” derivanti dal diritto comunitario a causa di un recepimento incompleto e non adeguato di quanto previsto dalla direttiva varata alla fine del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Una norma con la quale è stato stabilito un quadro generale di riferimento per la lotta alla discriminazioni delle persone diversamente abili…continua a leggere

Da Il Fatto Quotidiano

In tema di prestazione assicurativa per diminuita capacità lavorativa o invalidità lunedì, Set 22 2008 

Corte di giustizia europea, Sentenza 11.9.2008 – c/228-07

Il sig. Petersen, cittadino tedesco, ha svolto attività lavorativa subordinata in Austria. Il 14 aprile 2000 depositava presso l’organismo austriaco di assicurazione pensione una domanda di concessione di pensione d’invalidità ai sensi del regime legale di assicurazione pensionistica. Poiché tale domanda veniva respinta, egli ricorreva avverso tale ecisione.

Nel corso del procedimento giudiziario, l’ufficio per l’occupazione concedeva al sig. Petersen un anticipo ai sensi dell’art. 23 dell’AlVG. Il sig. Petersen, che all’epoca risiedeva ancora in Austria e prevedeva di trasferire il suo domicilio in Germania, chiedeva tuttavia all’ufficio per l’occupazione che tale prestazione continuasse ad essergli corrisposta dopo il trasferimento. Il 28 ottobre 2003, l’ufficio per l’occupazione respingeva tale domanda. Il sig. Petersen proponeva ricorso avverso tale decisione presso il Verwaltungsgerichtshof.

Nella sua decisione, il giudice del rinvio osserva che l’esportabilità della prestazione di cui trattasi nella causa principale dipende dalla sua qualificazione come «prestazione di disoccupazione» o come «prestazione di invalidità» ai sensi dell’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1408/71, dal momento che l’art. 10, n. 1, di tale regolamento prevede l’esportabilità della seconda, mentre l’art. 69 del medesimo regolamento restringe quella della prima a un caso particolare che non rileva nella fattispecie di cui al procedimento principale. Orbene, secondo tale giudice, la prestazione di cui trattasi nella causa principale contiene elementi di ciascuna di tali due prestazioni.

Infatti, da un lato, essa verrebbe versata a valere su fondi dell’assicurazione contro la disoccupazione e presupporrebbe che il richiedente

Da La Previdenza   la notizia qui

Diritto familiare convivente con una persona disabile a scegliere la sede lavorativa più vicina lunedì, Mag 5 2008 

(Corte di Cassazione, Sentenza 27 marzo 2008, n.7945)

Il diritto del genitore o del familiare convivente con una persona disabile di scegliere la sede lavorativa più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza consenso non è un diritto assoluto ed incondizionato, in quanto non può essere esercitato ove finisca per comprimere in maniera irragionevole le esigenze economiche, produttive ed organizzative del datore di lavoro.

Con questa decisione la Cassazione afferma la necessità di un bilanciamento tra l’interesse del familiare all’assistenza continua alla persona portatrice di handicap ed altri interessi di rilevanza costituzionale sicchè il riconoscimento del diritto del lavoratore familiare può, a seconda delle situazioni fattuali a fronte delle quali si intenda farlo valere, cedere a rilevanti esigenze economiche, organizzative e produttive dell’impresa.

Tale necessario bilanciamento d’interessi era stato già affermato dalla decisione della Cassazione n.12692 del 29 settembre del 2002 dove, in un passo della motivazione, si sottolineava che la stessa lettera dell’art.33 della legge 104/92 stabilisce che la scelta prioritaria della sede di lavoro non è assoluta ma solo “ove possibile”.

Da Filodiritto    la notizia qui

La sindrome dissociativa presuppone il requisito di inabilita’ a qualsiasi proficuo lavoro mercoledì, Mar 19 2008 

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(Corte dei conti Lazio, sentenza 4.3.2008 n. 458 – Giovanni Dami)

In tema di riconoscimento della pensione di reversibilita’ Inpdap all’ orfano maggiorenne segnaliamo questa sentenza della Corte dei Conti del Lazio. La corte, chiamata a decidere sul caso di un soggetto affetto da sindrome dissociativa sin dalla giovane eta’gli riconosce (post mortem) lo status di inabile a qualsiasi proficuo lavoro (e la concessione della pensione di reversibilita’) anche se svolgeva lavoretti saltuari…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

In caso di divorzio fra coniugi con figli minori o incapaci, il PM è titolare di un autonomo potere di impugnazione mercoledì, Nov 21 2007 

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IN CASO DI DIVORZIO FRA CONIUGI CON FIGLI MINORI O INCAPACI, IL PUBBLICO MINISTERO E’ TITOLARE DI UN AUTONOMO POTERE DI IMPUGNAZIONE – Pertanto è litisconsorte necessario in grado di appello (Cassazione Sezione Prima Civile n. 23379 dell’8 novembre 2007, Pres. Luccioli, Rel. Schirò).

Nel procedimento di divorzio fra coniugi con figli minori o incapaci, a norma degli artt. 4 e 5 legge n. 898 del 1970 (come novellati dalla legge n. 74 del 1987), il pubblico ministero è litisconsorte necessario in concorrenza con le parti private ed è titolare di un autonomo potere di impugnazione in relazione agli interessi patrimoniali dei suddetti figli. Ne consegue che, ove uno dei coniugi abbia proposto appello avverso un capo della sentenza di primo grado riguardante i predetti interessi, il relativo atto d’appello deve essere notificato anche al pubblico ministero presso il Tribunale e, in difetto di notifica, il giudice di secondo grado deve disporre l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti a norma dell’art. 331 cod. proc. civ.

Tale integrazione è necessaria anche quando nel giudizio di secondo grado sia ritualmente intervenuto il procuratore generale presso la corte d’appello, atteso che il pubblico ministero presso il giudice “ad quem” non ha il potere di impugnare la sentenza di primo grado, e pertanto dal suo intervento non possono conseguire gli effetti cui è intesa l’integrazione del contraddittorio ai sensi del citato art. 331 cod. proc. civ.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Revoca della pensione dell’invalido per interdizione e revoca dalle liste speciali giovedì, Giu 28 2007 

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Con la sentenza del 14 giugno 2007, n. 68, il Tribunale di Ivrea, sezione lavoro, ha dichiarato l’illegittimità della revoca della pensione di un invalido civile e che era stata inflitta per la mancata iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio degli invalidi civili e perché era stata emanata una sentenza di interdizione, senza che fosse stato valutato se la patologia sofferta dallo stesso avesse potuto in qualche modo compromettere la sua residua capacità lavorativa.

Fatto e diritto
Un invalido civile, titolare di pensione di invalidità Inps, aveva chiamato in giudizio Inps (e Ministero dell’Economia e delle Finanze) che gli aveva revocato la pensione per mancata iscrizione nelle liste speciali del collocamento obbligatorio degli invalidi civili e per intervenuta sentenza di interdizione legale, nonchè per aver superato per un anno il limite reddituale previsto dalla legge, richiedendo peraltro la restituzione di quanto percepito per tali periodi.
Si costituiva in giudizio il Ministero dell’Economia e delle Finanze, richiedendo di dichiarare il proprio difetto di legittimazione passiva.
Si costituiva in giudizio anche Inps, domandando in via preliminare di rito di dichiarare il ricorso improponibile od improcedibile e il rigetto della domanda.
Dopo l’espletamento senza esito del tentativo di conciliazione ed ascoltati i teste (tra i quali il responsabile del centro per l’impiego di Ivrea) ha avuto luogo il processo…[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

Invalidità civile: procedimento amministrativo giovedì, Giu 14 2007 

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La domanda di invalidità civile si presenta alla ASL territorialmente competente, nel cui ambito operano una o più Commissioni Mediche, incaricate di effettuare gli accertamenti.

La modulistica vigente, necessaria per proporre la domanda, è stata isituita dal D.P.R. n. 698 del 21 settembre 1994 che ha previsto un unico modello per tutti i tipi di invalidità in due versioni:

1) “tipo A” se il richiedente è maggiorenne;

2) “tipo B” se il richiedente è minorenne;

Il modello adempie la duplice funzione di richiesta alla ASL di accertamento sanitario per il riconoscimento della condizione di invalido civile, e di richiesta, all’autorità competente delle prestazioni economiche correlate al grado di invalidità accertato.

La domanda, in carta semplice sul modulo prescritto, deve essere accompagnata da certificazione medica che attesti la natura delle infermità invalidanti.

Le domande non conformi al modello stabilito o prive della documentazione indicata sono prese in esame ma hanno effetto dal momento in cui vengono soddisfatti i requisiti mancanti. In questa ipotesi la Commissione medica ASL invita l’interessato a regolarizzare la propria istanza.

Termine per la conclusione del procedimento: il procedimento relativo all’accertamento sanitario da parte delle Commissioni ASL deve concludersi entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.

La Commissione medica ASL in primo luogo deve fissare la data della visita entro 3 mesi dalla presentazione dell’istanza.

Ciascuna visita viene verbalizzata in un apposito modulo.

Trasmissione dei verbali alla Commissione di verifica: La Commissione medica Asl, eseguiti gli accertamenti sanitari e compilato il verbale nel quale esprime il proprio giudizio medico-legale, è obbligata a trasmettere, per il visto, alla Commissione medica di verifica soltanto i verbali di visita da cui risultano i presupposti idonei per il riconoscimento dei benefici di invalidità civile corredati dalla domanda dell’invalido e dalla documentazione sanitaria. La Commissione ASL  trasmette all’interessato, con lettera raccomandata a.r, una copia, con attestazione di conformità all’originale, del verbale di verifica medica. Altra copia autenticata del verbale di visita è trasmessa dalla Commissione ASL al soggetto competente per la concessione delle prestazioni economiche al fine degli adempimenti successivi.

Visto della Commissione di verifica: qualora non abbia nulla da osservare in ordine ai verbali di visita ricevuti dalla Commissione ASL, la Commissione di verifica li restituisce timbrati e annotati.

Una volta concluso favorevolmente l’iter degli accertamenti amministrativi, ha luogo l’emissione di decreto di concessione della prestazione con indicazione della decorrenza.

Competente a mettere in pagamento le prestazioni economiche è l’INPS.

Superamento di barriere architettoniche – Tar Veneto mercoledì, Mag 16 2007 

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TAR VENETO, Sez. II, 5 aprile 2007, sentenza n. 1122

URBANISTICA ED EDILIZIA- Superamento di barriere architettoniche – L. 13/1989 – Ambito soggettivo di applicazione.Tra i soggetti tutelati dalle norme di legge speciale n. 13/1989, rientrano, oltre ai portatori di handicap, anche gli invalidi civili (Trib. Firenze 19.5.1992, n.849), nonché gli ultrasessantacinquenni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della loro età (Trib. Napoli 14.3.1994, n.2606; conf. Pretura Roma 15.5.1996). Pres. f.f. Rovis, Est. Farina – G.M. e altri (avv. Debickè van der Noot) c. Soprintendenza per i Beni Ambientali, Culturali e Architettonici di Venezia (Avv. Stato) – T.A.R. VENETO, Sez. II – 5 aprile 2007, n. 1122

URBANISTICA ED EDILIZIA – Superamento di barriere architettoniche – L. n. 13/89 – Finalità – “Incentivi reali” – Applicazione – Presenza di un handicappato nel condominio – Necessità – Esclusione. La finalità della legge n. 13/1989 è quella di assicurare l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici, con ciò prescindendosi dall’esistenza di un diritto reale o personale di godimento da parte di un soggetto minorato, essendo unicamente rilevante l’obiettiva attitudine dell’edificio, anche privato, ad essere fruito da parte di qualsiasi soggetto; conformemente alla finalità così individuata, non è necessaria la presenza di un handicappato nel condominio ai fini dell’applicazione dei cosiddetti incentivi reali al superamento delle barriere architettoniche (artt. 2-7 della L. n. 13/89), in quanto ciò che rileva è garantire l’effettivo svolgimento della vita di relazione da parte del soggetto minorato anche al di fuori della sua abitazione; a diverse conclusioni deve giungersi con riguardo alla parte dedicata agli incentivi economici (artt.8-12), che invece richiedono l’effettiva residenza del minorato nell’edificio. Pres. f.f. Rovis, Est. Farina – G.M. e altri (avv. Debickè van der Noot) c. Soprintendenza per i Beni Ambientali, Culturali e Architettonici di Venezia (Avv. Stato) –T.A.R. VENETO, Sez. II – 5 aprile 2007, n. 1122

BENI CULTURALI E AMBIENTALI – URBANISTICA ED EDILIZIA – Superamento delle barriere architettoniche – Interventi su beni soggetti a tutela – Diniego – Art. 4 L. n. 13/89 – Motivazione – Obbligo di esternazione della natura e della gravità del pregiudizio al bene tutelato. In base alle disposizioni di cui alla L. n. 13/89 (art. 4, IV e V comma) è possibile opporre il diniego alla realizzazione di interventi destinati ad eliminare o superare le barriere architettoniche anche su beni soggetti a tutela “solo nei casi in cui non sia possibile realizzare le opere senza un serio pregiudizio per il bene tutelato”, con conseguente obbligo per l’amministrazione, in caso di pronuncia negativa, di esternare la natura e la gravità del pregiudizio rilevato “…in rapporto al complesso in cui l’opera si colloca e con riferimento a tutte le alternative eventualmente prospettate dall’interessato”. Pres. f.f. Rovis, Est. Farina – G.M. e altri (avv. Debickè van der Noot) c. Soprintendenza per i Beni Ambientali, Culturali e Architettonici di Venezia (Avv. Stato) – T.A.R. VENETO, Sez. II – 5 aprile 2007, n. 1122

Da Ambiente e Diritto

L’interdizione legale mercoledì, Mag 9 2007 

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L’interdizione legale è istituto diverso da quella giudiziale che, come visto nei nostri articoli in materia di interdizione all’interno di questo blog, consegue sempre ad un accertamento di tipo giudiziale relativo alla diminuita capacità di agire del soggetto o a casi di infermità più o meno grave.

L’interdizione legale è invece disposta dal legislatore al ricorrere di alcuni particolari casi:

il fallimento, che produce la perdita della capacità di agire del fallito. Questi perde il diritto all’amministrazione dei propri beni, la capacità processuale, il diritto all’elettorato attivo e passivo, ecc. Al fallito si sostituisce nel compimento di taluni atti, il curatore fallimentare

le condanne penali a pena dell’ergastolo o della reclusione superiore a 5 anni. In tal caso, l’interdizione è pena accessoria e la sua durata è la medesima della pena principale.

La procedura per l’interdizione mercoledì, Mag 2 2007 

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Il procedimento per l’interdizione di un soggetto incapace di intendere e di volere si apre con un ricorso da proporsi al Tribunale del luogo in cui l’interdicendo ha la residenza o il domicilio. Il ricorso può essere proposto dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente e personalmente da parte dello stesso interdicendo.

Nel ricorso devono specificarsi le ragioni sulle quali si fonda la domanda, in particolare i fatti sui quali si basa l’abituale infermità del soggetto e devono essere specificati nome, cognome e residenza del coniuge e dei parenti entro il quarto grado e degli affini entro il secondo.

Il ricorso va depositato nella cancelleria del Tribunale, che provvede a trasmetterlo al Presidente, il quale ne ordina la comunicazione al Pubblico Ministero. Qualora quest’ultimo ne faccia richiesta, il Presidente può rigettare la domanda. Altrimenti, nomina il Giudice istruttore, fissa l’udienza di comparizione del o dei ricorrenti, dell’interdicendo e di tutte le persone indicate nel ricorso da cui ritenga utile acquisire informazioni. Ricorso e decreto del Presidente vanno notificati a cura del ricorrente alle persone indicate nel decreto, che è altresì comunicato al Pubblico Ministero.

Vediamo un esempio di ricorso:

TRIBUNALE DI XXXXXX

Ricorso  ex  art. 414 c.c. 

La   sig.ra   xxxxxx  nata a xxxx il xxxxx               residente  a  xxx in xxxxxx, il sig. xxxxxx nato a xxxxx, il xxxxx, residente in xxxxxx e la sig.ra xxxxx nata a xxxx, il xxxxx, residente in xxxx in via xxxxx rappresentati e difesi dall’Avv. xxxxxx ed elettivamente domiciliati presso il suo studio in xxxxxxxx come da mandato a margine al presente atto

                                                                     premesso che 

1) i ricorrenti xxxxxxx sono rispettivamente la madre, il padre e la sorella di xxxxx, nato a xxxxxxx e residente in xxxxxxx

2) xxxxxx, a causa di una grave malattia, si trova, secondo i medici curanti, in uno stato di totale incapacità di intendere e volere;

3) il xxxxxxx è affetto dalla nascita da tetraparesi spastica in esiti di sofferenza cerebrale perinatale con insufficienza mentale di tipo grave ed epilessia come risulta dalla documentazione medica in atti; (doc. 6)4) dalla relazione dello psicologo xxxxxxx della Provincia di xxxxx, xxxxxx, emerge come il xxxxxx non sia, fra l’altro, in grado di svolgere attività cognitive complesse, oltre ad avere gravi difficoltà nella comunicazione verbale e un grave deficit della memoria a breve termine. Lo stesso, inoltre, mostra una notevole compromissione della comprensione e non è orientato nello spazio e nel tempo; (doc. 4)

5) lo stesso non è quindi in grado di assumere alcuna decisione in relazione alle cure necessarie per il suo stato di salute, né di provvedere alla cura della sua persona e dei suoi interessi economici;

6) allo stesso è stata riconosciuta invalidità civile pari al 100% dalla Commissione Sanitaria per l’accertamento delle invalidità civili di xxxxxxxx, con conseguente dichiarazione di inabilità totale e permanente al lavoro e necessità di assistenza continua; (doc. 5)

7) appare, inoltre, opportuno predisporre opportune tutele al fine di evitare che lo stesso possa compiere atti pregiudizievoli per sé stesso e per la propria situazione economica e patrimoniale; 

8) i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo sono i signori:–  

* * *

Tutto ciò premesso, i xxxxxxxxxx come sopra rappresentati,  difesi e domiciliati  

CHIEDONO

Che Ill.mo Tribunale di xxxxxx voglia ai sensi dell’art. 417 c.c., dichiarare l’interdizione del sig. xxxxxxx con ogni conseguenza di legge.

Si producono in copia i seguenti documenti:

1)   Certificato di residenza;

2)   Copia integrale atto di nascita;

3)   Stato di famiglia;

4)   Relazione medica xxxxxx , ASL n. xxxxxx,

5)   Certificato Commissione Sanitaria per l’accertamento degli stati di invalidità civile Regione xxxxxxxx

6)   Relazione clinica xxxxxxx 

Milano, lì

Avv. xxxxxxxxx 

L’interdizione non può essere pronunciata senza che si sia proceduto all’esame dell’interdicendo al fine di vagliarne l’effettivo stato di incapacità. Il Giudice nel procedere all’esame può anche farsi assistere da un consulente tecnico. All’udienza di esame, presenzia anche il Pubblico Ministero e sono ascoltate le persone citate al fine di acquisire informazioni rilevanti per la decisione. Dopo l’esame, qualora sia ritenuto opportuno, il Giudice nomina un tutore provvisorio. Nell’ipotesi in cui l’interdicendo non possa recarsi in udienza, sarà il Giudice a recarsi nel luogo in cui l’interdicendo si trova. Il procedimento si chiude con la sentenza che dichiara l’interdizione.

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