No al licenziamento del lavoratore infortunato che supera il comporto giovedì, Giu 13 2013 

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Cassazione sent. n. 14756 del 12.06.13

Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore che ha superato il periodo di comporto se l’infortunio è avvenuto per cause di lavoro o – similmente – si tratti di infortunio “in itinere”. Pertanto ha diritto alla conservazione del posto l’infortunato che, in tali casi, abbia superato il tetto massimo consentito di assenze per malattia (cosiddetto “comporto”).

A stabilirlo è la Cassazione, con una recente sentenza. Secondo la Suprema Corte non può ritorcersi contro il dipendente la patologia che egli abbia contratto per essere alle dipendenze del datore di lavoro. La regola vale anche per il lavoratore vittima dell’infortunio in itinere, ossia l’evento (quello cioè capitato al lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro).

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Infortunio in itinere e uso del mezzo proprio giovedì, Set 9 2010 

La Corte di Cassazione con Sentenza n. 17752 del 29 Luglio 2010 ha stabilito che, ai fini del riconoscimento dell’infortunio in itinere, è necessario che l’uso del mezzo proprio sia strettamente necessario, cioè senza un’alternativa reale di mezzi pubblici.

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

Ingressi aziendali, massima tutela per il lavoratore infortunato mercoledì, Mag 20 2009 

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Sugli ingressi aziendali massima tutela ai lavoratori. Vanno infatti risarciti se si fanno male entrando dalla parte più pericolosa.

Questa scelta, afferma la Cassazione con la sentenza n. 11417 del 18 maggio 2009, non rientra nel rischio elettivo del dipendente che è invece un’azione irragionevole, e come tale preclude il risarcimento per l’infortunio in itinere.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Morti bianche: pene dimezzate martedì, Mar 24 2009 

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Indiscrezioni sul decreto legge firmato dal ministro Welfare Sacconi che modificherebbe il testo Unico sulla sicurezza sul lavoro: doveri e sanzioni più lievi, più difficile la sospensione dell’attività, arresto sostituito da ammende economiche.

Non è ancora arrivato al CdM che ha già sollevato un vespaio: non c’è dubbio che il decreto legge firmato dal ministro Welfare Sacconi, nelle sue intenzioni vorrebbe essere “integrazione del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro” diventerà famoso. Sì, perché nei suoi 170 articoli verrebbero in pratica profondamente ridotti i doveri delle imprese e le pene in caso di violazione di norme di sicurezza.

Tra le altre cose, è stato riscritto l’articolo che disciplina la sospensione dell’attività imprenditoriale, eliminando la discrezionalità dell’applicazione di sanzioni ed abolendo libri matricola e libri paga. Inoltre, viene eliminato il concetto di “reiterazione” della violazione. Il nuovo riferimento alla “plurima violazione” prevede tre gravi violazioni o la ripetizione della stessa violazione in due anni. Ma, cosa ancor più importante, la sanzione che colpisce l’imprenditore che viola la legge non sarà più l’arresto, ma soltanto un’alternativa ammenda economica…[continua…]

Da Libero.it    la notizia qui

Risarcibile il diritto al lavoro delle casalinghe mercoledì, Feb 18 2009 

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Chi subisce un incidente stradale ha diritto al risarcimento del danno da perdita di chances.

Cassazione 1343/2009.

di Roberto Codini
Anche la casalinga ha diritto di essere risarcita per i danni patrimoniali e non patrimoniali causati da un incidente stradale perché deve essere tutelato anche il diritto al lavoro di chi si occupa di faccende domestiche. Questa la decisione della Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione annullando una sentenza della Corte di Appello di Napoli che aveva riconosciuto solo in parte i danni ad una casalinga rimasta vittima di un incidente stradale.

Nel 1994 una signora napoletana, di professione casalinga, mentre era alla guida di un motociclo ad Anacapri, era stata investita da un motofurgone che usciva in retromarcia da uno stretto vicolo per immettersi sulla strada provinciale, riportando danni fisici e numerose lesioni che le avevano impedito una corretta deambulazione.

Per tale motivo si era rivolta al Tribunale di Napoli chiedendo la condanna in solido del conducente e della compagnia assicuratrice al risarcimento dei danni subiti a causa dell’imprudenza del conducente del motofurgone…[continua…]

Da Azienda Lex   la notizia qui

E’ omicidio colposo violare le norme antinfortunistiche mercoledì, Gen 28 2009 

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Cassazione Penale, Sez. IV, 3 dicembre 2008, n. 45016.

Il direttore del cantiere non sfugge alla condanna per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche, se la morte dell’operaio è avvenuta per un sinistro fuori dal cantiere in cui lo stesso non portava la cintura di sicurezza.

Insomma, è a carico del datore l’obbligo di installare e di far indossare la cintura di sicurezza sulle macchine di lavoro, per le operazioni sia dentro che fuori il cantiere.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

La Pasta Madre venerdì, Gen 23 2009 

la-pasta-madre1Lo Studio Legale consiglia la lettura di “La pasta madre”.

In questo libro troverete importanti spunti sulla tematica della formazione nell’ambito della sicurezza sul posto di lavoro.

Avv. Maria Grazia Mei

Dott. Massimiliano Calcaterra

Un operaio responsabile della sicurezza esonera dalla responsabilità i vertici aziendali lunedì, Gen 12 2009 

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Anche un operaio può essere responsabile della sicurezza in azienda salvando i vertici da qualunque responsabilità.

Infatti il caposquadra, delegato alla prevenzione, risponde personalmente degli infortuni suoi e dei compagni se non ha seguito e fatto seguire le misure antinfortunistiche.

Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza n. 29323 del 15 dicembre 2008, ha respinto il ricorso di un caposquadra, responsabile della sicurezza in cantiere, che lamentava di appartenere al quarto livello e quindi di non poter rispondere al posto dei vertici.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Formazione contro gli infortuni venerdì, Nov 21 2008 

057352Prevenzione e formazione fin dai banchi di scuola per sensibilizzare sul tema della sicurezza i futuri imprenditori e i lavoratori del domani.

Samy Gattegno, presidente del Comitato tecnico di Confindustria sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e Renzo Bellini, segretario confederale Cisl, si sono confrontati in un videoforum al Sole 24 Ore sul tema della sicurezza sul lavoro.

Una sfida sulla quale non si possono fare sconti. Ieri una nuova vittima nel Cilento, un operaio caduto dal tetto di un capannone dove era impegnato a rimuovere la copertura in eternit, e due operai feriti, schiacciati a La Spezia dal ponteggio elevatore che stavano finendo di montare.

Gattegno ha illustrato un pacchetto di iniziative varate da Confindustria: corsi per formare e sensibilizzare i lavoratori sui temi della sicurezza, un road-show in giro per l’Italia per far conoscere le best practices alle imprese del territorio e diffondere la cultura della sicurezza…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

In tema di prestazione assicurativa per diminuita capacità lavorativa o invalidità lunedì, Set 22 2008 

Corte di giustizia europea, Sentenza 11.9.2008 – c/228-07

Il sig. Petersen, cittadino tedesco, ha svolto attività lavorativa subordinata in Austria. Il 14 aprile 2000 depositava presso l’organismo austriaco di assicurazione pensione una domanda di concessione di pensione d’invalidità ai sensi del regime legale di assicurazione pensionistica. Poiché tale domanda veniva respinta, egli ricorreva avverso tale ecisione.

Nel corso del procedimento giudiziario, l’ufficio per l’occupazione concedeva al sig. Petersen un anticipo ai sensi dell’art. 23 dell’AlVG. Il sig. Petersen, che all’epoca risiedeva ancora in Austria e prevedeva di trasferire il suo domicilio in Germania, chiedeva tuttavia all’ufficio per l’occupazione che tale prestazione continuasse ad essergli corrisposta dopo il trasferimento. Il 28 ottobre 2003, l’ufficio per l’occupazione respingeva tale domanda. Il sig. Petersen proponeva ricorso avverso tale decisione presso il Verwaltungsgerichtshof.

Nella sua decisione, il giudice del rinvio osserva che l’esportabilità della prestazione di cui trattasi nella causa principale dipende dalla sua qualificazione come «prestazione di disoccupazione» o come «prestazione di invalidità» ai sensi dell’art. 4, n. 1, del regolamento n. 1408/71, dal momento che l’art. 10, n. 1, di tale regolamento prevede l’esportabilità della seconda, mentre l’art. 69 del medesimo regolamento restringe quella della prima a un caso particolare che non rileva nella fattispecie di cui al procedimento principale. Orbene, secondo tale giudice, la prestazione di cui trattasi nella causa principale contiene elementi di ciascuna di tali due prestazioni.

Infatti, da un lato, essa verrebbe versata a valere su fondi dell’assicurazione contro la disoccupazione e presupporrebbe che il richiedente

Da La Previdenza   la notizia qui

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