No al licenziamento del lavoratore infortunato che supera il comporto giovedì, Giu 13 2013 

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Cassazione sent. n. 14756 del 12.06.13

Il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore che ha superato il periodo di comporto se l’infortunio è avvenuto per cause di lavoro o – similmente – si tratti di infortunio “in itinere”. Pertanto ha diritto alla conservazione del posto l’infortunato che, in tali casi, abbia superato il tetto massimo consentito di assenze per malattia (cosiddetto “comporto”).

A stabilirlo è la Cassazione, con una recente sentenza. Secondo la Suprema Corte non può ritorcersi contro il dipendente la patologia che egli abbia contratto per essere alle dipendenze del datore di lavoro. La regola vale anche per il lavoratore vittima dell’infortunio in itinere, ossia l’evento (quello cioè capitato al lavoratore durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, oppure durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro).

Sicurezza sul lavoro – Infortunio – Rischio improprio venerdì, Feb 26 2010 

CONSIGLIO DI STATO, Sez. VI – 4 febbraio 2010, n. 514

L’indennizzabilità dell’infortunio sussiste anche nell’ipotesi di rischio improprio, non intrinsecamente connesso, cioè, allo svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro svolto dal dipendente, ma insito in un’attività prodromica e strumentale e, comunque, ricollegabile al soddisfacimento di esigenze lavorative, rimanendo irrilevante l’eventuale carattere meramente occasionale di detto rischio, dal momento che va ritenuto estraneo alla nozione legislativa di occasione di lavoro il carattere di normalità o tipicità del rischio protetto.

Conseguentemente l’occasione di lavoro è configurabile anche nel caso di incidente occorso durante la deambulazione all’interno del luogo di lavoro (Cass. civ., Sez. lav., 4 agosto 2005, n. 16417)…[continua…]

Da Ambiente e Diritto   la notizia qui

 

Per la morte del nipote sul lavoro danno morale anche agli zii lunedì, Nov 30 2009 

Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza 19 novembre 2009 n. 24435.

Anche gli zii della persona deceduta per incidente sul lavoro possono ottenere il risarcimento del danno morale se legati alla vittima da un legame affettivo di particolare intensità.

Lo ha chiarito la Cassazione con la sentenza 24435/2009 che ha respinto il ricorso di un datore di lavoro condannato a risarcire il danno morale non solo ai genitori e ai fratelli della vittima ma anche ai suoi zii non conviventi.

I giudici di legittimità hanno affermato che il riconoscimento del danno non patrimoniale, da liquidarsi in via equitativa, può avvenire anche in favore dei parenti prossimi della vittima in virtù del legame affettivo e che la mancanza di convivenza del soggetto danneggiato con il congiunto deceduto può rappresentare solo un idoneo elemento indiziario da cui desumere un danno morale più contenuto rispetto a quello riconosciuto a genitori e fratelli…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Infortunio, il concorso di colpa non esonera la responsabilità del datore di lavoro martedì, Set 22 2009 

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Cass., sez. LAVORO, sen. n. 19494 del 10 settembre 2009.

In caso di infortunio sul lavoro l’eventuale colpa del lavoratore, dovuta ad imprudenza, negligenza o imperizia, non elimina quella del datore di lavoro, sul quale incombe l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, non essendo sufficiente un semplice concorso di colpa del lavoratore per interrompere il nesso di causalità. L’unico caso in cui si potrebbe configurare un esonero di responsabilità – continua la Corte – è quando vengono accertati i caratteri di “abnormità” e assoluta “inopinabilità” nel comportamento del lavoratore.

Nel caso al vaglio della Corte, la pronuncia muove dall’accertamento del fatto che il lavoratore, al momento dell’infortunio, era impegnato nelle abituali attività che svolgeva secondo le modalità consuete, eseguendo la fase di carico di un carro agricolo; carro che era venuto a trovarsi con la parte anteriore rialzata e con l’albero cardanico in posizione obliqua. Proprio in conseguenza di tale posizione, si era creata una fessura ove si era infilata la sciarpa della vittima, evento questo che aveva determinato la morte per strangolamento del lavoratore…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

La riconoscibilità della malattia professionale da costrittvità organizzativa e la recente sentenza 1576/2009 del Consiglio di Stato mercoledì, Lug 22 2009 

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Articolo della D.ssa Silvana Toriello.

Secondo il Testo Unico che disciplina l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro sono malattie professionali quelle contratte nell’esercizio e a causa del lavoro e più nello specifico delle lavorazioni cd. tabellate, in quanto tali lavorazioni rientrino tra quelle previste all’art. 1 e cioè siano ricomprese tra le attività protette.

La Corte Costituzionale, con sentenza n.179 del 18 febbraio 1988 ha dichiarato illegittimo l’art. 3 del T.U. nella parte in cui limita la tutela alle sole malattie tassativamente elencate nelle tabelle.

In base a tale sentenza è stato introdotto di fatto il sistema misto per effetto del quale sono tutelate sia le malattie cd tabellate che quelle non tabellate delle quali il lavoratore sia in grado di dimostrare l’origine lavorativa…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Ingressi aziendali, massima tutela per il lavoratore infortunato mercoledì, Mag 20 2009 

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Sugli ingressi aziendali massima tutela ai lavoratori. Vanno infatti risarciti se si fanno male entrando dalla parte più pericolosa.

Questa scelta, afferma la Cassazione con la sentenza n. 11417 del 18 maggio 2009, non rientra nel rischio elettivo del dipendente che è invece un’azione irragionevole, e come tale preclude il risarcimento per l’infortunio in itinere.

Da Cassazione.net   la notizia qui

“Alla Thyssen una strage per risparmiare 20mila euro” venerdì, Mag 15 2009 

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Torino, il consulente dell’assicurazione Axa in aula: “Quello era il costo dell’impianto antincendio automatico sulla linea 5 ma dissero di no”. – Ventimila euro, il prezzo di una automobile, lo stipendio mensile di un manager, un gioiello. E forse, è il dubbio che si insinua nei familiari e nel pubblico, il prezzo di sette vite umane. Ventimila euro è il costo dell’impianto antincendio fisso e automatico per la linea 5, la linea della strage del 6 dicembre 2007, che venne raccomandato alle acciaierie Thyssen Krupp di Torino da un consulente delle assicurazioni Axa, l’ingegnere chiamato a ispezionare la fabbrica pochi mesi prima dell’incidente e a dare indicazioni sulle migliorie tecniche e organizzative da apportare.

Collocare rilevatori e ugelli in tutto lo stabilimento, dispositivi per il blocco di macchinari e tubi pieni di oli minerali, avrebbe comportato un esborso complessivo di 80 mila euro. Invece, nonostante le indicazioni dell’ingegnere, si trattò sugli interventi da realizzare, limando le prescrizioni iniziali. E alla fine non venne fatto nulla, perché la fabbrica torinese stava per sbaraccare…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Lavoratori Autonomi: Infortuni sul Lavoro giovedì, Mag 14 2009 

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La Corte di Cassazione con Sentenza n. 18998 del 6 Maggio 2009 ha stabilito che i lavoratori autonomi devono avere le stesse garanzie dei dipendenti su informazioni, protezione, controlli e direttive dei superiori.

La Corte ha stabilito, infatti, che il repsonsabile per la sicurezza sul lavoro ha il compito di interpretare, in via prevedibile, il comportamento altrui.

Ciò significa che egli non può appellarsi alla legittima aspettativa che non si verifichino condotte imprudenti da parte dei lavoratori, non solo perché si tratta di un comportamento omissivo illecito, ma anche perchè egli è responsabile della mancata attività diretta ad evitare l’evento, avendo la possibilità concreta di impedirlo.

Si parla, in quasto caso, di “doppio aspetto della colpa”, per il quale si risponde sia per colpa diretta che per colpa indiretta, quando l’incidente dipende dal comportamento del responsabile, che invoca come discriminante la responsabilità altrui…[continua…]

Da Studio Ciocioni  la notizia qui

Comunicazione dei Nominativi dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza lunedì, Apr 20 2009 

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L’INAIL con Circolare n.11 del 12 Marzo 2009 fornisce chiarimenti in ordine agli adempimenti a carico dei datori di lavoro per la comunicazione dei nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.

La comunicazione, che avrà cadenza annuale, deve essere effettuata all’INAIL per singola azienda o per singola unità produttiva in cui l’azienda stessa si articola e nella quale opera il rappresentante e fa riferimento alla situazione in essere al 31 dicembre dell’anno precedente.

La procedura per la segnalazione può essere effettuata esclusivamente per via telematica.

Inoltre, tale comunicazione potrà essere inviata fino al 31 Marzo di ogni anno, ma per l’anno 2009 la scadenza è stata fissata la 16 Maggio[continua…]

Da Studio Ciocioni   la notizia qui

Morti bianche: pene dimezzate martedì, Mar 24 2009 

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Indiscrezioni sul decreto legge firmato dal ministro Welfare Sacconi che modificherebbe il testo Unico sulla sicurezza sul lavoro: doveri e sanzioni più lievi, più difficile la sospensione dell’attività, arresto sostituito da ammende economiche.

Non è ancora arrivato al CdM che ha già sollevato un vespaio: non c’è dubbio che il decreto legge firmato dal ministro Welfare Sacconi, nelle sue intenzioni vorrebbe essere “integrazione del Testo Unico sulla sicurezza del lavoro” diventerà famoso. Sì, perché nei suoi 170 articoli verrebbero in pratica profondamente ridotti i doveri delle imprese e le pene in caso di violazione di norme di sicurezza.

Tra le altre cose, è stato riscritto l’articolo che disciplina la sospensione dell’attività imprenditoriale, eliminando la discrezionalità dell’applicazione di sanzioni ed abolendo libri matricola e libri paga. Inoltre, viene eliminato il concetto di “reiterazione” della violazione. Il nuovo riferimento alla “plurima violazione” prevede tre gravi violazioni o la ripetizione della stessa violazione in due anni. Ma, cosa ancor più importante, la sanzione che colpisce l’imprenditore che viola la legge non sarà più l’arresto, ma soltanto un’alternativa ammenda economica…[continua…]

Da Libero.it    la notizia qui

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