Disabili, la Corte Ue boccia l’Italia: “Misure di inserimento al lavoro insufficienti giovedì, Lug 4 2013 

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L’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie per un adeguato inserimento professionale dei disabili nel mondo del lavoro. L’accusa è della Corte di giustizia europea che invita a porre il nostro Paese a porre rimedio alla situazione al più presto.

Per la Corte, l’Italia “è venuta meno agli obblighi” derivanti dal diritto comunitario a causa di un recepimento incompleto e non adeguato di quanto previsto dalla direttiva varata alla fine del 2000 sulla parità di trattamento in materia di occupazione e condizioni di lavoro. Una norma con la quale è stato stabilito un quadro generale di riferimento per la lotta alla discriminazioni delle persone diversamente abili…continua a leggere

Da Il Fatto Quotidiano

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Il ricovero ospedaliero non è circostanza preclusiva al diritto all’indennità di accompagnamento giovedì, Mar 25 2010 

Corte di cassazione, sentenza 26.1.2010 n. 1585

Con sentenza del 9.5 – 5.7.2005, il Tribunale di Napoli, pronunciando in sede di appello, respinse il gravame proposto da V. A. nei confronti del Ministero dell’Interno avverso la sentenza di primo grado che ne aveva rigettato la domanda volta al riconoscimento della pensione di inabilità e dell’indennità di accompagnamento.

A sostegno del decisum il Tribunale ritenne che:
• quanto alla pensione di inabilità, non poteva ritenersi sufficiente, al fine di dimostrare il possesso di un reddito familiare non superiore ai limiti di legge, l’esibizione di autocertificazioni in tal senso, occorrendo altresì la certificazione dei competenti uffici finanziari, nella specie non prodotta;
• quanto all’indennità di accompagnamento, non era stata prodotta la certificazione di mancato ricovero in strutture statali o di godimento di prestazioni incompatibili.

Avverso l’anzidetta sentenza V. A. ha proposto ricorso per cassazione fondato su due motivi.
L’intimato Ministero dell’Interno non ha svolto attività difensiva….[continua…]

Da La Previdenza  la notizia qui

Obbligo di assunzione dei soggetti disabili e quote di riserva mercoledì, Feb 24 2010 

Consiglio di Stato – Decisione 19 gennaio 2010 , n. 177 – Dario Immordino)

L’obbligo di assunzione di soggetti disabili deve avere come presupposto una scopertura della relativa quota di riserva, ma con riferimento alla quota prevista a regime e senza alcuna non prevista sommatoria di discipline eccezionali di favore, implicanti un diverso temporaneo criterio di calcolo, ovvero un regime di gradualità.

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 177 del 19 gennaio 2010, le cui statuizioni mirano a riportare chiarezza in relazione al rapporto del regime ordinario con il coacervo di norme speciali intervenute nella materia in oggetto.

Secondo il Collegio ai fini dell’ottemperanza agli obblighi di assunzione dei soggetti disabili, vigente l’art. 17 della legge 12 marzo 1999 n. 68 – che prevede la fissazione di una quota di riserva pari al 7% dei lavoratori occupati per i datori di lavoro pubblici o privati con più di 50 dipendenti -, il presupposto necessario e sufficiente a cui fare riferimento è la scopertura della relativa quota di riserva con riferimento alla quota prevista a regime e senza alcuna non prevista sommatoria di discipline eccezionali di favore, implicanti un diverso temporaneo criterio di calcolo, ovvero un regime di gradualità…[continua…]

Da La Previdenza    la notizia qui

“Decreto Brunetta” D.L 112 del 25.06.2008 – art 80: Verifica invalidità civili giovedì, Lug 3 2008 

Giro di vite del Governo anche in materia di invalidità civile e di conservazione dei benefici pensionistici. Svolta contro i falsi invalidi? Lasciate pure un commento, osservazioni e critiche qui sotto. Questa pagina è dedicata a voi.

Art. 80

Piano straordinario di verifica delle invalidita’ civili

1. L’Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) attua, dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2009, un piano straordinario di 200.000 accertamenti di verifica nei confronti dei titolari di benefici economici di invalidita’ civile.

2. Nel caso di accertata insussistenza dei prescritti requisiti sanitari, si applica l’articolo 5, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica 21 settembre 1994, n. 698. vedi l’art. articolo-5

3. Nei procedimenti di verifica, compresi quelli in corso, finalizzati ad accertare, nei confronti di titolari di trattamenti economici di invalidita’ civile, la permanenza dei requisiti sanitari necessari per continuare a fruire dei benefici stessi, l’I.N.P.S. dispone la sospensione dei relativi pagamenti qualora l’interessato, a cui sia stata notificata la convocazione, non si presenti a visita medica senza giustificato motivo. Se l’invalido, entro novanta giorni dalla data di notifica della sospensione ovvero della richiesta di giustificazione nel caso in cui tale sospensione sia stata gia’ disposta, non fornisce idonee motivazioni circa la mancata presentazione a visita, l’I.N.P.S. provvede alla revoca della provvidenza a decorrere dalla data della sospensione medesima. Ove, invece, siano ritenute valide le giustificazioni addotte, verra’ comunicata la nuova data di visita medica alla quale l’interessato non potra’ sottrarsi, pena la revoca del beneficio economico dalla data di sospensione, salvo i casi di visite domiciliari richieste dagli interessati o disposte dall’amministrazione. Sono esclusi dalle disposizioni di cui al primo e al secondo periodo del presente comma i soggetti ultrasettantenni, i minori nati affetti da patologie e per i quali e’ stata determinata una invalidita’ pari al 100 per cento ed i soggetti affetti da patologie irreversibili per i quali, in luogo della automatica sospensione dei pagamenti, si procede obbligatoriamente alla visita domiciliare volta ad accertare la persistenza dei requisiti di invalidita’ necessari per il godimento dei benefici economici.

4. Qualora l’invalido non si sottoponga agli ulteriori accertamenti specialistici, eventualmente richiesti nel corso della procedura di verifica, la sospensione dei pagamenti e la revoca del beneficio economico verranno disposte con le medesime modalita’ di cui al comma 2.

5. Ai titolari di patente di guida speciale chiamati a visita per il rinnovo della patente stessa, gli uffici della motorizzazione civile sono autorizzati a rilasciare un permesso di guida provvisorio, valido sino all’esito finale delle procedure di rinnovo.

6. Nei procedimenti giurisdizionali relativi ai verbali di visita emessi dalle commissioni mediche di verifica, finalizzati all’accertamento degli stati di invalidita’ civile, cecita’ civile e sordomutismo, nonche’ ai provvedimenti di revoca emessi dall’I.N.P.S. nella materia di cui al presente articolo la legittimazione passiva spetta all’I.N.P.S. medesimo.

7. Con decreto del ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti termini e modalita’ di attuazione del piano straordinario di cui al presente articolo, avuto riguardo, in particolare, alla definizione di criteri selettivi in ragione dell’incidenza territoriale dei beneficiari di prestazioni rispetto alla popolazione residente nonche’ alle sinergie con le diverse banche dati presenti nell’ambito della amministrazioni pubbliche, tra le quali quelle con l’amministrazione finanziaria e la motorizzazione civile.

Vedi anche:  “Decreto Brunetta” – D.L. 112 del 25.06.2008 – art 71

Vedi anche: Brunetta dichiara guerra ai falsi malati

Vedi anche: Note a margine del D.L. 112/2008: contrapposizione ai principi Costituzionali o istituzione di nuove guarentigie giuridiche?

Vedi anche: Assenteismo: maxi-tagli in busta paga nei primi 10 giorni di malattia

Diritto familiare convivente con una persona disabile a scegliere la sede lavorativa più vicina lunedì, Mag 5 2008 

(Corte di Cassazione, Sentenza 27 marzo 2008, n.7945)

Il diritto del genitore o del familiare convivente con una persona disabile di scegliere la sede lavorativa più vicina al proprio domicilio e di non essere trasferito ad altra sede senza consenso non è un diritto assoluto ed incondizionato, in quanto non può essere esercitato ove finisca per comprimere in maniera irragionevole le esigenze economiche, produttive ed organizzative del datore di lavoro.

Con questa decisione la Cassazione afferma la necessità di un bilanciamento tra l’interesse del familiare all’assistenza continua alla persona portatrice di handicap ed altri interessi di rilevanza costituzionale sicchè il riconoscimento del diritto del lavoratore familiare può, a seconda delle situazioni fattuali a fronte delle quali si intenda farlo valere, cedere a rilevanti esigenze economiche, organizzative e produttive dell’impresa.

Tale necessario bilanciamento d’interessi era stato già affermato dalla decisione della Cassazione n.12692 del 29 settembre del 2002 dove, in un passo della motivazione, si sottolineava che la stessa lettera dell’art.33 della legge 104/92 stabilisce che la scelta prioritaria della sede di lavoro non è assoluta ma solo “ove possibile”.

Da Filodiritto    la notizia qui

La sindrome dissociativa presuppone il requisito di inabilita’ a qualsiasi proficuo lavoro mercoledì, Mar 19 2008 

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(Corte dei conti Lazio, sentenza 4.3.2008 n. 458 – Giovanni Dami)

In tema di riconoscimento della pensione di reversibilita’ Inpdap all’ orfano maggiorenne segnaliamo questa sentenza della Corte dei Conti del Lazio. La corte, chiamata a decidere sul caso di un soggetto affetto da sindrome dissociativa sin dalla giovane eta’gli riconosce (post mortem) lo status di inabile a qualsiasi proficuo lavoro (e la concessione della pensione di reversibilita’) anche se svolgeva lavoretti saltuari…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Il TAR Lombardia giudica non corrette le richieste economiche del Comune di Milano alle famiglie delle persone con disabilità lunedì, Feb 25 2008 

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Di seguito pubblichiamo due sentenze del Tar della Lombardia in riferimento alla richieste economiche avantate dal Comune di Milano alle famiglie delle persone con disabilità in materia di partecipazione ai servizi

tar_milano_303-2008.pdf

tar_milano_291-2008.pdf

Avv. Maria Grazia Mei

Dott. Massimiliano Calcaterra

I disabili e le barriere: senza lavoro 7 su 10 giovedì, Gen 17 2008 

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Le associazioni «Siamo più di 5 milioni, tanti ma invisibili». La ricognizione di Ferrero in 21 città.

Diritti negati, dai viaggi allo studio.

«Vuole sapere come funziona l’inserimento sociale dei disabili in Italia? Male grazie». Pietro Barbieri è presidente della Fish, la Federazione italiana superamento handicap: 34 associazioni nazionali che si prendono cura di epilettici, cerebrolesi, Down, autistici. E di tutti quei figli di un dio minore nascosti fino a pochi anni fa dietro le mura domestiche. Segregati. Per vergogna, ignoranza, cattiveria. Per la paura di vedere in loro lo specchio di noi stessi. «Persone non rassegnate, impegnate a esprimere una speranza attiva realizzando al meglio sé grazie a una splendida rete di solidarietà», ha detto di loro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel messaggio di fine anno. Una popolazione che ancora sfugge ai censimenti ufficiali. L’Istat ne conta 2 milioni 609 mila, il 4,8% della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia (una su dieci ha un disabile in casa).

Ma è una stima per difetto. L’Oms calcola che il 10% della popolazione ha disabilità più o meno gravi. Del resto, e la fonte è il sito disabilitaincifre.it patrocinato dal ministero della Solidarietà e dal-l’Istat, nel 2004 i beneficiari di pensioni di invalidità di ogni tipo sono stati oltre 4,8 milioni, per una spesa pubblica di 52,2 milioni di euro.

Impegno internazionale
«Siamo tanti, ma invisibili», si lamentano le associazioni. Malgrado questo sia un anno importante per loro. L’Italia nel marzo scorso ha firmato la Convenzione Onu sui disabili, accolta da Kofi Annan come «la promessa di una nuova era». L’ultimo Consiglio dei ministri del 2007 ha approvato il disegno di legge di ratifica, che ora dovrà seguire l’iter parlamentare. Proprio per questo il ministro Paolo Ferrero comincia domani a Firenze una serie di 21 incontri che lo porteranno in tutta Italia per parlare con Regioni, Province e Comuni, competenti (nell’ordine) di barriere architettoniche, integrazione professionale e assistenza alle persone. «Perché a parole nel mondo politico sono tutti d’accordo — ha detto ieri —. Ma in realtà le cose non funzionano come dovrebbero e anche laddove le leggi sono avanzate non vengono rispettate».

Associazionismo
«L’iniziativa è encomiabile, ma queste cose mi lasciano perplesso. L’integrazione va cambiata con l’inclusione», spiega Pietro Barbieri. «Esistono ancora oggi strutture segreganti che prelevano ingenti risorse statali. Penso a Serra d’Aiello, in Calabria, all’Istituto Vaccari di Roma, al Piccolo Cottolengo di Tortona. Noi vorremmo che i finanziamenti pubblici fossero impiegati per includere, non per escludere. I disabili devono poter stare in mezzo a tutti gli altri. Non si può pensare, per aiutarli, di aggiungere nuove tasse: i cittadini si ribellerebbero».

Diritto al lavoro
La Fand, che è la Federazione delle 5 associazioni storiche di ciechi, invalidi civili e sul lavoro, mutilati per servizio e sordomuti, da anni insiste sull’adeguamento delle pensioni di invalidità ai minimi Inps. Il presidente Giovanni Pagano non si stanca di ricordarlo: «Un disabile grave, con un’invalidità del 100 per cento, riceve dallo Stato 8,4 euro al giorno. Non siamo ancora riusciti a far capire al Governo che non si può vivere così». Per Tommaso Daniele, in testa all’Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uic), la nota dolente è il lavoro. Seicentomila disabili sono iscritti nelle liste di collocamento mirate, 400 mila soltanto al Sud. Il loro tasso di disoccupazione sfiora il 70%, contro quello ordinario del 5,6%. Daniele precisa: «I ciechi che lavorano sono quindicimila su 380 mila. Per noi la tecnologia sta diventando un nemico. La funzione del centralinista, che per legge ci deve essere riservata nel 51% dei casi, è sempre più spesso assolta da dischi automatici. Nei call center il problema è il precariato. Anche la professione del fisioterapista, un tempo a noi congeniale, ci viene pian piano estromessa da tecnologie sempre più sofisticate»…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

Pubblico Impiego: destituzione illegittima per assenze da infortunio per causa di servizio giovedì, Lug 19 2007 

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(Consiglio di stato, Sezione V giurisdizionale, Sentenza 16.7.2007 n. 4024).

E’ illegittima la destituzione dal servizio di un dipendente della ASL le cui assenze sono giustificate da una invalidità temporanea riconosciuta per causa di servizio. E’ quanto affermato dal Consiglio di Stato nella sentenza 4024/2007, intervenuta a dirimere il caso di una dipendente di una ASL romana destituita dal servizio senza alcuna motivazione nonostante che la lavoratrice avesse ben documentato e giustificato la prolungata assenza dal servizio dovuta alle conseguenze di un evento traumatico di natura professionale riconosciuto dal Pretore di Roma con specifica sentenza.

Da La Previdenza  la notizia qui

Il dipendente pubblico portatore di handicap può esercitare la scelta prioritaria fra le sedi disponibili solo al momento dell’assunzione martedì, Lug 3 2007 

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(Cassazione Sezione Lavoro n. 14624 del 22 giugno 2007, Pres. De Luca, Rel. Curcuruto).

Renato C., dipendente del Ministero dell’Economia, con sede di lavoro in Trento, è stato inserito, nel luglio del 1999, nella graduatoria dei vincitori di un concorso per la qualifica di primo dirigente dell’Amministrazione finanziaria. Il relativo incarico gli è stato conferito il 21 febbraio 2001. Il 4 settembre 2001 egli è stato dichiarato portatore di handicap. Facendo riferimento all’art. 21 della legge n. 104 del 1992 egli ha chiesto il riconoscimento del suo diritto, in quanto portatore di handicap, alla scelta prioritaria della sede di lavoro esprimendo la preferenza per Sassuolo o, in alternativa per Carpi. Poiché l’amministrazione non ha accolto la sua domanda egli ha chiesto al Tribunale di Trento, tra l’altro, di affermare il suo diritto alla scelta della sede.

Il Tribunale ha accolto la domanda, ordinando all’Amministrazione di formulare a Renato C. una proposta irrevocabile di incarico dirigenziale per le due sedi da lui scelte. Questa decisione è stata riformata dalla Corte d’Appello di Trento, che ha ritenuto che la tutela prevista dall’art. 21 della legge n. 104 del 1992 in materia di scelta della sede di lavoro riguarda solo i soggetti che siano portatori di handicap all’atto della costituzione del rapporto e non quelli che lo divengano successivamente. La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 14624 del 22 giugno 2007, Pres. De Luca, Rel. Curcuruto) ha rigettato il ricorso proposto dal dirigente. Il testo dell’art. 21 della legge 5 febbraio 1992 n. 104 (Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate)…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

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