Diritto del padre lavoratore dipendente ad usufruire dei risposi giornalieri qualora la madre non possa accudire la prole lunedì, Ott 19 2009 

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Inps, Circolare 15.10.2009 n. 112.

L’art. 40, lett. C, del d.lgs. 151/2001 (T.U. maternità/paternità) prevede che il padre lavoratore dipendente possa fruire dei riposi giornalieri “nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente”.

In attuazione della citata disposizione, l’Inps, in varie circolari, aveva ritenuto che per madre “lavoratrice non dipendente” dovesse intendersi la madre “lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta o colona, imprenditrice agricola, parasubordinata, libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell’Istituto o di altro ente previdenziale” e non anche la madre casalinga, con conseguente esclusione, in tale ultima ipotesi, del diritto del padre a fruire dei riposi giornalieri salvi, ovviamente, i casi di morte o grave infermità della madre (vedi circolari n. 109/2000, 8/2003 e 95 bis 2006).

Con sentenza n. 4293 del 9 settembre 2008, il Consiglio di Stato, Sez. VI, ha dedotto, in via estensiva, che la ratio della norma in esame, “volta a beneficiare il padre di permessi per la cura del figlio”, induca a ritenere ammissibile la fruizione dei riposi giornalieri da parte del padre anche nel caso in cui la madre casalinga, considerata alla stregua della “lavoratrice non dipendente”, possa essere tuttavia “impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato”…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

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Maternità, l’indennità spetta anche a chi perde il posto mercoledì, Ott 14 2009 

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Cassazione civile, sentenza n. 21121 del 2 ottobre 2009.
Le lavoratrici gestanti le quali si trovino, all’inizio del periodo di congedo per maternità, sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione ovvero disoccupate, sono ammesse al godimento dell’indennità giornaliera di maternità, purché tra l’inizio della sospensione, assenza o disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi più di sessanta giorni.

Qualora il congedo per maternità abbia inizio trascorsi sessanta giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si trovi, all’inizio del periodo di congedo, disoccupata e in godimento dell’indennità di disoccupazione, ha diritto all’indennità giornaliera di maternità anziché all’indennità ordinaria di disoccupazione.

Lo stesso beneficio è previsto in favore della lavoratrice che non è in godimento dell’indennità di disoccupazione perché non assicurata contro tale evento, purché all’inizio del congedo per maternità non siano decorsi più di 180 giorni dalla risoluzione del rapporto di lavoro e purché nell’ultimo biennio risultino versati 26 contributi settimanali per l’assicurazione di maternità…[continua…]
Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Per la lavoratrice licenziata durante il periodo di gravidanza, il diritto alla retribuzione decorre dal giorno della presentazione del certificato medico attestante le sue condizioni mercoledì, Mar 19 2008 

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PER LA LAVORATRICE LICENZIATA DURANTE IL PERIODO DI GRAVIDANZA, IL DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE DECORRE DAL GIORNO DELLA PRESENTAZIONE DEL CERTIFICATO MEDICO ATTESTANTE LE SUE CONDIZIONI – A titolo di risarcimento del danno (Cassazione Sezione Lavoro n. 5749 del 3 marzo 2008, Pres. Sciarelli, Rel. Stile).

Silvia V. dipendente della Dental Biemme di Matterelli Italia s.a.s., con mansioni di assistente alla poltrona, è stata licenziata il 25 marzo 1999, mentre era in gravidanza, peraltro non comunicata all’azienda, cui ella non aveva presentato la relativa certificazione medica. Il bambino è nato il 10 gennaio 2000. Ella ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Roma, con ricorso depositato il 24 marzo del 2000 cui ha allegato il certificato comprovante la gravidanza ed il parto.

l Tribunale ha dichiarato la nullità del licenziamento ed ha condannato l’azienda al pagamento, a titolo di risarcimento del danno, della retribuzione relativa al periodo dal 25 marzo 1999 (data del licenziamento) al 12 gennaio 2001, data del primo compleanno del bambino. Questa decisione è stata modificata dalla Corte d’Appello di Roma che, pur confermando la nullità del licenziamento ha escluso il diritto della lavoratrice a percepire la retribuzione in quanto ella non aveva mai fatto pervenire all’azienda alcuna certificazione del suo stato, né prima né dopo il parto.

La lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge; ella ha sostenuto in particolare che l’azienda avrebbe dovuto essere condannata al pagamento della retribuzione quanto meno per il periodo successivo alla notifica del ricorso al Tribunale di Roma, in quanto insieme a tale atto era stata depositata la certificazione medica relativa alla gravidanza e al parto…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Maternità: più tutele per le iscritte alla gestione separata martedì, Ott 30 2007 

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Decreto Ministeriale del 12 luglio 2007.
Collaboratori sempre più simili ai subordinati.

Premessa – La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria per il 2007) ha disposto l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori subordinati in favore degli iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, ed in particolare dei c.d. parasubordinati.

Questo è un orientamento normativo consolidatosi nel corso degli anni : infatti, la parasubordinazione rappresenta l’espressione delle profonde trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro e non si configura come una categoria distinta rispetto al lavoro autonomo e subordinato ma definisce solamente una serie di rapporti contrattuali tipici e atipici che, pur rientrando nell’alveo del lavoro autonomo, presentano elementi peculiari che giustificano l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori dipendenti.

Al riguardo, si ricorda che il comma 788 dell’art. 1 della Finanziaria 2007 ha già introdotto a favore dei lavoratori a progetto e categorie assimilate, a decorrere dal 1° gennaio 2007, un istituto tipico del lavoro subordinato, l’indennità giornaliera di malattia.

Nel caso di specie, il comma 791 dell’art. 1 della stessa legge Finanziaria 2007 ha previsto l’emanazione di un decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, al fine di disciplinare l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 del decreto legislativo n. 151 del 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), a tutela e sostegno della maternità delle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, (di seguito definita “gestione separata”), nonché delle associate in partecipazione iscritte alla gestione medesima…[continua…]

Da NewsFood   la notizia qui

I riposi giornalieri aggiuntivi per parto plurimo spettano anche al padre lavoratore giovedì, Set 6 2007 

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Se la madre non li fruisce poiché non è lavoratrice subordinata .

Il Ministero del Lavoro risponde con nota prot. 25/I/0011025 ad un’istanza di interpello inoltrata dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro volta a conoscere se al padre lavoratore dipendente spettino o meno i riposi giornalieri aggiuntivi, previsti in caso di parto plurimo, non goduti dalla madre in quanto lavoratrice parasubordinata o autonoma.

Premessa
Per riposi giornalieri si intendono i periodi di riposo di cui la lavoratrice madre può fruire durante il primo anno di vita del bambino per provvedere alle esigenze del bambino stesso. Originariamente tale possibilità era strettamente collegata al parto e alle necessità proprie dell’allattamento. Ora è escluso alcun nesso tra la possibilità di fruizione dei riposi con l’allattamento : le ore di riposo possono essere utilizzate dalla madre per assolvere i compiti delicati e impegnativi durante il primo anno di età del bambino. A seguito di più modificazioni attualmente la disciplina dei riposi giornalieri è regolata dal D.lgs. 151/2001 (T.U. Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità).

Infatti, l’art. 39 del predetto decreto dispone che la lavoratrice ha diritto, entro il primo anno di età del bambino, a due ore giornaliere di riposo (anche cumulabili) ovvero a un’ora se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore.

Ai sensi dell’art. 40 dello stesso decreto il padre lavoratore ha diritto ad usufruire dei riposi giornalieri qualora:
A) i figli siano stati affidati al solo padre;
B) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
C) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
D) in caso di morte o grave infermità della madre.

In caso di parto plurimo l’art. 41 del D.Lgs. n. 151/2001 prevede a favore del padre e della madre lavoratrice che le ore di riposo siano raddoppiate.

La risposta del Ministero
Il Ministero ricorda che l’Inps con circolare n. 95 bis del 6 settembre 2006, modificando la sua posizione precedente espressa con circolare n. 83/2003, ha affermato che fermo restando che per madre lavoratrice non dipendente deve intendersi la lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola professionale, parasubordinata e libera professionista) avente diritto ad un trattamento economico di maternità a carico dell’INPS o di altro ente previdenziale, nulla impedisce al padre, lavoratore dipendente, di poter fruire, in caso di parto plurimo, dei riposi giornalieri aggiuntivi (e quindi raddoppiati) secondo quanto previsto dall’art. 41 D.Lgs. n. 151/2001.

Al contrario, precedentemente l’Inps aveva sostenuto che il diritto ai permessi aggiuntivi in caso di parto plurimo era da escludersi qualora la madre fosse lavoratrice autonoma in base all’assunto che in quanto “aggiuntive” rispetto alle ore previste dall’art. 39 era, di fatto, impossibile aggiungere delle ore alla madre che non aveva diritto al riposo giornaliero.

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Diritto alla retribuzione in caso di mancato pagamento della maternità venerdì, Giu 22 2007 

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Tribunale di Lecce, Sentenza 18.4.2006.

Il Tribunale di Lecce, con pronuncia del 18 aprile 2006, ha statuito che, in ipotesi di mancata corresponsione dell’indennità di maternità alla lavoratrice dipendente, quest’ultima sia titolare di un vero e proprio “diritto alla retribuzione” a contenuto sia patrimoniale, che non prettamente patrimoniale.

Tale indennità, infatti, costituisce per la lavoratrice madre il mezzo di sostentamento per sè e per la propria famiglia: sono, quindi, risarcibili non solo i danni che rappresentano una conseguenza diretta del mancato pagamento, ma anche quelli c.d. “indiretti”, quali il danno esistenziale, che costituisce il normale effetto dell’inadempimento contrattuale. Graverà, comunque, sulla lavoratrice l’onere di provare il nesso eziologico tra il danno lamentato e l’inadempimento del datore di lavoro, oltre che l’impossibilità di prevenire od evitare il nocumento medesimo.

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Dimissioni della lavoratrice madre: convalida giovedì, Giu 14 2007 

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Min. lavoro lettera circ. 4.6.2007, prot. 25/I/0007001.

La volontarietà e la spontaneità dell’atto di dimissioni da parte della lavoratrice madre entro il primo anno di vita del bambino devono essere valutate dalla Direzione provinciale del lavoro, ai fini della loro convalida, tramite un colloquio diretto con la lavoratrice stessa. In caso di mancato accertamento della volontarietà tramite convalida si determina la nullità delle dimissioni anche a prescindere dalla conoscenza dello stato di maternità da parte del datore di lavoro.

Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui