Colf, l’Inps calcolerà i contributi 700mila lettere ai datori di lavoro martedì, Mar 31 2009 

images5

Offensiva contro il lavoro nero. Mastrapasqua: “Stanno per partire controlli mirati”.

In arrivo i bollettini diconto corrente. Già compilati per facilitare il pagamento.

ROMA – Rivoluzione per il pagamento dei contributi delle colf. Dall’Inps sono in arrivo circa 700 mila lettere a tutti i datori di lavoro di una collaboratrice domestica contenenti i bollettini prestampati e precompilati con l’importo dei contributi previdenziali dovuti. La misura giunge in vista della scadenza del 10 aprile (si può pagare già da domani) che impegna solitamente le famiglie a laboriosi calcoli sulle ore per determinare l’esatto ammontare dei versamenti. Ma, oltre alla semplificazione, l’Inps annuncia anche controlli mirati per combattere il lavoro nero.

“Per facilitarle il pagamento dei contributi, abbiamo calcolato l’importo che dovrà versare – spiega la lettera dell’Inps – sulla base degli elementi dichiarati nella denuncia del rapporto di lavoro domestico. Le inviamo, pertanto, in allegato i bollettini di conto corrente già compilati e relativi ai prossimi trimestri”…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Per la lavoratrice licenziata durante il periodo di gravidanza, il diritto alla retribuzione decorre dal giorno della presentazione del certificato medico attestante le sue condizioni mercoledì, Mar 19 2008 

sb10061664d-001.jpg

PER LA LAVORATRICE LICENZIATA DURANTE IL PERIODO DI GRAVIDANZA, IL DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE DECORRE DAL GIORNO DELLA PRESENTAZIONE DEL CERTIFICATO MEDICO ATTESTANTE LE SUE CONDIZIONI – A titolo di risarcimento del danno (Cassazione Sezione Lavoro n. 5749 del 3 marzo 2008, Pres. Sciarelli, Rel. Stile).

Silvia V. dipendente della Dental Biemme di Matterelli Italia s.a.s., con mansioni di assistente alla poltrona, è stata licenziata il 25 marzo 1999, mentre era in gravidanza, peraltro non comunicata all’azienda, cui ella non aveva presentato la relativa certificazione medica. Il bambino è nato il 10 gennaio 2000. Ella ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Roma, con ricorso depositato il 24 marzo del 2000 cui ha allegato il certificato comprovante la gravidanza ed il parto.

l Tribunale ha dichiarato la nullità del licenziamento ed ha condannato l’azienda al pagamento, a titolo di risarcimento del danno, della retribuzione relativa al periodo dal 25 marzo 1999 (data del licenziamento) al 12 gennaio 2001, data del primo compleanno del bambino. Questa decisione è stata modificata dalla Corte d’Appello di Roma che, pur confermando la nullità del licenziamento ha escluso il diritto della lavoratrice a percepire la retribuzione in quanto ella non aveva mai fatto pervenire all’azienda alcuna certificazione del suo stato, né prima né dopo il parto.

La lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge; ella ha sostenuto in particolare che l’azienda avrebbe dovuto essere condannata al pagamento della retribuzione quanto meno per il periodo successivo alla notifica del ricorso al Tribunale di Roma, in quanto insieme a tale atto era stata depositata la certificazione medica relativa alla gravidanza e al parto…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Le donne diventano: L’Avv. Mei domani a Mantova giovedì, Mar 13 2008 

libro-mg_thumbnail_thumbnail.jpg

Dall’ufficio Stampa e Comunizione della provincia di Mantova…….Venerdì 14 marzo presentazione del testo “Le donne diventano”, un percorso di crescita e di acquisizione di visibilità a cura di Lilia Beretta, Renata Borgato, Maria Grazia Mei e Sara Rubino:

si comincia alle 15.30 presso la Sala Colonne di via Gandolfo 13 e si prosegue a Pegognaga presso la Sala Civica di piazza Vittorio Veneto alle 20.30.

Ufficio Stampa e Comunicazione
Via Principe Amedeo, 30-32
46100 Mantova
Tel. 0376/204.370
Tel. 0376/204.322
Fax 0376/204.364
e-mail: stampa@provincia.mantova.it

Contratti di inserimento donne: recupero agevolazioni giovedì, Gen 31 2008 

contratto-inseirmento-donne.jpg

Inps cir. 28.1.2008, n. 10

L’Istituto previdenziale fornisce nuove indicazioni operative per il “recupero”delle agevolazioni spettanti alle aziende a seguito di assunzioni operate nel corso dell’anno 2007 di lavoratrici con contratto di inserimento, nonché le istruzioni per la “regolarizzazione” ad opera di imprese che hanno assunto (sempre nel 2007) lavoratrici residenti nella Regione Lazio.

Tali indicazioni dovranno essere applicate, a detta dell’Istituto, entro il giorno 16 del terzo mese successivo all’emanazione della presente circolare senza l’aggravio di oneri accessori (16 aprile 2008).

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

La previsione, ai fini dell’assunzione, di un requisito di statura uguale per uomini e donne è illegittima mercoledì, Nov 21 2007 

metropolitana.jpg

LA PREVISIONE, AI FINI DELL’ASSUNZIONE, DI UN REQUISITO DI STATURA UGUALE PER UOMINI E DONNE E’ ILLEGITTIMA – Per contrasto con l’art. 3 della Costituzione (Cassazione Sezione Lavoro n. 23562 del 13 novembre 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Di Nubila).

Barbara U. ha partecipato a un concorso indetto dalla Metropolitana di Roma per l’assunzione di addetti di stazione. Pur avendo superato le prove previste ella è stata esclusa dall’assunzione per la sua statura, di m. 1,53, inferiore a quella di m. 1,55 prevista dal D.M. n. 88/99 come requisito per l’adibizione alle mansioni di addetto di stazione. La lavoratrice ha chiesto al Tribunale di Roma di accertare il suo diritto di essere assunta, sostenendo che il requisito fisico della statura preteso dall’azienda doveva ritenersi illegittimamente discriminatorio. Il Tribunale di Roma ha rigettato la domanda affermando che i requisiti fisici previsti dal D.M. n. 88/99 garantiscono la sicurezza sia dei lavoratori che degli utenti e non hanno portata discriminatoria. Questa decisione è stata confermata dalla Corte d’Appello di Roma. Barbara U. ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 23562 del 13 novembre 2007, Pres. Ciciretti, Rel. Di Nubila) ha accolto il ricorso, richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 163 del 1993 secondo cui “la previsione di un’altezza minima identica per gli uomini e per le donne – quale requisito fisico – per l’accesso ad un pubblico concorso, viola il principio di eguaglianza, vuoi in quanto presuppone erroneamente l’insussistenza della considerevole diversità di statura mediamente riscontrabile tra gli uomini e le donne, vuoi in quanto comporta una “discriminazione indiretta” a sfavore di questi ultime, che risultano in concreto svantaggiate in misura proporzionalmente maggiore rispetto agli uomini, in relazione a differenze antropomorfiche statisticamente riscontrabili e obiettivamente dipendenti dal sesso”.

Il principio affermato dalla Corte Costituzionale – ha osservato la Cassazione – porta dunque a ritenere che la previsione di una statura minima (non importa che si tratti di n. 1,65 o di m. 1,55) identica per gli uomini e donne comporta in ogni caso e di per sé una violazione dei parametri costituzionali; va peraltro notato come la fonte normativa, dalla quale discende la previsione del limite di altezza quale requisito fisico per l’assunzione come addetto di stazione, sia costituita da un decreto ministeriale, la cui legittimità può essere incidentalmente apprezzata dal giudice ordinario ai fini dell’eventuale disapplicazione; stanti i principi affermati dalla Corte Costituzionale, appare difficile negare che la normativa ministeriale sia illegittima.

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Maternità: più tutele per le iscritte alla gestione separata martedì, Ott 30 2007 

maternita-separata.jpg

Decreto Ministeriale del 12 luglio 2007.
Collaboratori sempre più simili ai subordinati.

Premessa – La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria per il 2007) ha disposto l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori subordinati in favore degli iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, ed in particolare dei c.d. parasubordinati.

Questo è un orientamento normativo consolidatosi nel corso degli anni : infatti, la parasubordinazione rappresenta l’espressione delle profonde trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro e non si configura come una categoria distinta rispetto al lavoro autonomo e subordinato ma definisce solamente una serie di rapporti contrattuali tipici e atipici che, pur rientrando nell’alveo del lavoro autonomo, presentano elementi peculiari che giustificano l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori dipendenti.

Al riguardo, si ricorda che il comma 788 dell’art. 1 della Finanziaria 2007 ha già introdotto a favore dei lavoratori a progetto e categorie assimilate, a decorrere dal 1° gennaio 2007, un istituto tipico del lavoro subordinato, l’indennità giornaliera di malattia.

Nel caso di specie, il comma 791 dell’art. 1 della stessa legge Finanziaria 2007 ha previsto l’emanazione di un decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, al fine di disciplinare l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 del decreto legislativo n. 151 del 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), a tutela e sostegno della maternità delle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, (di seguito definita “gestione separata”), nonché delle associate in partecipazione iscritte alla gestione medesima…[continua…]

Da NewsFood   la notizia qui

L’allarme dei medici: troppe donne (articolo commentato dall’Avv. Maria Grazia Mei) mercoledì, Set 26 2007 

medico-donna.jpg

E’ con enorme stupore e con profonda irritazione che questa mattina pubblichiamo un articolo comparso sul Corriere.it.

Lo stupore e l’irritazione derivano dal fatto che in un contesto storico e sociale in cui si discute tanto di pari opportunità e di necessità di aperture al genere femminile delle carriere tradizionalmente riservate ai maschi, c’è ancora chi sbandiera fobie nei confronti delle donne e vuole relegarle a ruoli di secondo piano. Senza dubbio, peraltro, si tratta dei medesimi soggetti chiamati a illustrare in convegni o in occasioni istituzionali politiche e azioni volte all’integrazione femminile nel mondo del lavoro.

Viene preliminarmente spontaneo domandarsi quali siano le fobie e i timori dei componenti della federazione degli ordini dei medici in proposito e quali siano gli strumenti e i rimedi pensati per escludere le donne dalla professione medica.

Dalla lettura dell’articolo appare evidente come tali timori siano fondati ancora una volta su questioni di carattere sessuale. Si fa esplicito riferimento, infatti, all’imbarazzo dell’uomo di fronte ad un’urologa che si appresti a controllare lo stato della prostata o a prescrivere medicinali contro l’impotenza, così come torna in auge l’antico tema della incapacità della donna ad eseguire interventi chirurgici in quanto soggetta a sbalzi ormonali che ne condizionerebbero l’affidabilità.

Tali imbarazzi, tuttavia, mai sono stati riconosciuti a noi donne, costrette per lungo tempo ad esporre le nostre parti intime e a parlare della nostra sessualità a ginecologi uomini. Senza con ciò voler condannare tutta la categoria, a quante è capitato di notare sguardi indiscreti e occhiate poco professionali, senza poi parlare dei casi di “tastate” poco opportune? In generale, però, noi donne abbiamo sempre creduto di trovarci di fronte un medico, un soggetto cioè che doveva provvedere ad individuare le nostre patologie e a consigliarci le cure e i rimedi opportuni e non un uomo. Il camice bianco, nel pensiero comune, è ciò che priva di connotazione sessuale il soggetto che lo indossa, ma l’assenza di tale connotazione, probabilmente vale con riferimento esclusivo al genere maschile.

Viene, altresì, da chiedersi se i timori e le fobie non siano ispirati dal fatto che esista una sorta di morbosità del medico uomo che si trovi a visitare una donna e nel timore che tale morbosità possa esistere anche nella donna medico.

Quanto all’esclusione delle donne dalla professione chirurgica, si fa riferimento anche ai condizionamenti relativi agli orari di intervento che male si conciliano con la vita familiare. Si torna, anche in tal caso, ad attribuire alla femmina il ruolo esclusivo di angelo del focolare, senza pensare che un intervento andrebbe condotto prima di tutto proprio sulla ripartizione dei ruoli all’interno del nucleo familiare.

Ma come si può pensare ad un simile intervento quando c’è chi ancora sbandiera preoccupazioni per l’aumento del numero delle donne medico e ne vorrebbe limitare l’accesso alla professione?

Già il riferimento all’ospedale al contrario, del Dott. Amedeo Bianco, cioè quello in cui vi sarebbero donne con il camice bianco e infermieri uomini  induce a riflettere sul fatto che la morale corrente, il pensiero ancora diffuso sia quello che vede le donne relegate alle professioni di cura e di assistenza. Induce, tuttavia, a riflettere anche su un altro fatto: se mai vi sarà un “ospedale al contrario”, sarà solo perché le donne avranno raggiunto un livello di scolarizzazione e di qualificazione professionale superiore a quello maschile, considerati gli ostacoli posti dagli ordini professionali e dai concorsi ospedalieri per l’accesso alle professioni, ostacoli surrettizi che mascherano vere e proprie preferenze nei confronti del genere maschile e quindi discriminazioni di tipo indiretto. Noi donne non dobbiamo solo essere brave e competenti, dobbiamo esserlo due volte per avere pari possibilità.

Il Dott. Bianco ritiene che debbano essere pensati dei rimedi per limitare l’accesso alla professione medica delle donne. Non so quanti anni abbia il Dott. Bianco e non so da quanti anni rivesta il ruolo che ricopre attualmente. Ritengo quasi certo, tuttavia, che mai si sia sognato di pensare strumenti e rimedi quando la maggioranza dei medici indossava i pantaloni.

Vi lascio ora alla lettura dell’articolo sperando di aver offerto a tutti alcuni spunti di riflessione.

Avv. Maria Grazia Mei

La federazione degli ordini di categoria: dobbiamo trovare rimedi.

I dottori nel 2017: maschi solo 2 su 10. «Sempre meno chirurghi e urologi»

Ve lo immaginate un uomo che si fa visitare dall’urologa? Fra un paio d’anni sarà una realtà diffusa che dovrà accettare anche chi, per orgoglio maschile o per imbarazzo, ora è refrattario. La professione medica sta infatti rapidamente cambiando sesso. Già oggi le iscritte alle facoltà di Medicina e Chirurgia sono il 60%. Le proiezioni: nel giro dei prossimi 10 anni, ben otto camici bianchi su dieci nasconderanno forme femminili. Se ne discuterà venerdì in un grande convegno organizzato a Caserta dalla Fnomceo, la federazione degli ordini di categoria, presieduta da Amedeo Bianco.

Che lancia un allarme, una denuncia, partendo dai numeri raccolti dal suo vice, Maurizio Bennato: «Affrontiamo in modo diverso il futuro altrimenti alcune specialità, soprattutto quelle che oggi sono monosex, andranno in crisi. Sono molto favorevole alle donne medico, ma non nascondo una certa preoccupazione. Dobbiamo studiare un sistema tale da garantire qualità e potenzialità senza ridurre l’offerta ». Avremo un ospedale al contrario. Medici con la gonna, infermieri con i pantaloni. Una controtendenza anche questa. Una volta gli angeli della corsia erano ragazze. Ora il mestiere ha assunto caratteristiche più incoraggianti per l’uomo.

Ha perso l’impronta assistenziale per assumere quella manageriale, di coordinamento. In via di estinzione, quindi, le caposala vecchia maniera.
Sono in pericolo, per quanto riguarda l’arte di Ippocrate, le riserve chiuse, per tradizione, alle donne. Come le chirurgie, le alte specializzazioni (neurochirurgia, cardiochirurgia) e, naturalmente quelle che riguardano la cura di malattie e apparati intimi. Vincenzo Mirone, presidente della società italiana di urologia, ragiona con i dati. Su 2.200 urologi, solo 173 le colleghe, il cinque per cento: «Ammettiamolo, noi maschi non ci faremmo mai controllare la prostata da una lei nè gradiremmo che una mano femminile ci prescrivesse un farmaco per l’impotenza. Insomma non fa piacere sentirsi dire proprio da una donna che hai bisogno del Cialis o del Viagra».

Per contrastare gli effetti dell’invasione rosa negli ospedali o negli studi dei medici di famiglia — dove la presenza del gentil sesso è triplicata — Bianco ha un suggerimento: «Potremmo restare sguarniti nelle chirurgie o in ortopedia.
Si pensa, erroneamente a mio parere, che solo l’uomo sia capace di operare perchè più forte, freddo, coragg i o s o . E dall’altra parte ci sono difficoltà oggettive. Gli orari della sala operatoria, ad esempio, non si conciliano bene con quelli della famiglia. Occorre ripensare i turni, il trattamento della maternità».

Il presidente di Fnomceo è contrario invece all’istituzione di «quote azzurre», posti riservati al sesso che, almeno dal punto di vista della dirigenza, continua ad essere forte. Se il colore della professione è cambiato, lo stesso non vale per primariati e stanze dei bottoni dove è sempre lui a prevalere.

Lorenza Sassi, consigliera dell’Ordine di Udine, odontoiatra insiste sulla necessità di un cambiamento culturale. «Noto ancora molto diffidenza nei nostri confronti — racconta —. I malati anzichè dottoressa mi chiamano signora. E se devono farsi estrarre un dente da me assumono un atteggiamento negativo. Pensano che per essere bravi sia indispensabile la forza che noi signore non possediamo. Insomma ci vorrà tempo prima che lui si abitui a andare dall’urologa libero da pensieri imbarazzati e imbarazzanti, come lei dal ginecologo».

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

E’ reato occupare i locali della scuola per fare sciopero contro il precariato venerdì, Set 21 2007 

sciopero-scuola.jpg

Il diritto di sciopero va bene ma con le dovute cautele: i precari della pubblica amministrazione non possono occupare i locali per ottenere un contratto a tempo indeterminato. Rischiano una condanna per interruzione di pubblico servizio.

La Corte di Cassazione con la sentenza 35178 del 20 settembre 2007 ha infatti confermato la responsabilità penale pronunciata dalla Corte d’appello di Catanzaro (e prima ancora dal Tribunale di Rossano) nei confronti di due appartenenti al personale scolastico non assunte con regolare contratto di lavoro.

Da Cassazione.net  la notizia qui

Le proposte di riforma per gli ammortizzatori sociali e la tutela dei soggetti deboli martedì, Lug 17 2007 

ammortizzatori-sociali.jpg

Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il documento che riassume le politiche di prossima attuazione per garantire maggiori tutele ai “soggetti deboli” (giovani e donne) sul mercato del lavoro.
La riforma interessa tre ambiti ed un’area di indirizzo programmatico che introdurrà una serie di strumenti per il sostegno al lavoro delle persone ultracinquantenni il cui tasso di attività resta tra i più bassi dell’Unione europea.

Proposte di riforma
Le proposte di riforma coinvolgono gli ammortizzatori sociali, i giovani e le donne.

Ammortizzatori sociali
Trattamento di disoccupazione:
sarà creato un unico strumento per unire l’istituto di disoccupazione ordinaria e di mobilità ed esso fornirà sostegno al reddito e agevolerà il reinserimento lavorativo delle persone disoccupate;
Integrazione al reddito: progressivamente la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria saranno estese ed unificate con forme di regolazione basate sulle finalità sostanzialmente diverse: gli interventi a seguito di eventi congiunturali negativi e la gestione di problemi strutturali ed eventuali eccedenze di mano d’opera.
Interventi immediati: l’esecutivo ha previsto lo stanziamenti di 700 milioni di euro per il primo intervento sugli ammortizzatori sociali ed in particolare per:
– un miglioramento dell’indennità ordinaria di disoccupazione in riferimento al livello, alla durata e all’attuale profilo a “scalare”: in particolare il Ministero prevede:
a) la durata della indennità di disoccupazione con requisiti pieni verrà portata a 8 mesi per gli infracinquantenni e a 12 mesi per gli over 50;
b) l’importo della indennità di disoccupazione con requisiti pieni sarà portato al 60% dell’ultima retribuzione per i primi 6 mesi, al 50% dal 7° all’8° mese, al 40% per gli eventuali mesi successivi mantenendo in vigore gli attuali massimali;
c) l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti calcolata sui redditi da lavoro dell’anno precedente passerà dall’attuale 30 al 35% per i primi 120 giorni e al 40% per i successivi per una durata massima di 180 giorni;
d) al fine di garantire una piena copertura previdenziale, la contribuzione figurativa verrà assicurata per l’intero periodo di godimento delle indennità, con riferimento alla retribuzione già percepita.
– l’aumento delle indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, con profilo che incentivi i contratti a termine più lunghi;
– l’aumento della copertura previdenziale mediante il riconoscimento di contributi figurativi correlati alla retribuzione di riferimento piena e non solo all’indennità percepita.
– gli investimenti per potenziare i servizi per l’impiego collegando e coordinando l’erogazione delle prestazioni di disoccupazione a percorsi di formazione e di inserimento lavorativo.
– la stabilizzazione dei rapporti di lavoro,
– gli incentivi per l’occupazione femminile e l’inserimento lavorativo delle fasce deboli, compresi i lavoratori in età più matura….[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro   la notizia qui

La maxisanzione per l’impiego di personale “in nero” venerdì, Lug 6 2007 

maxi-sanzione.jpg

Il Ministero del Lavoro, con la circolare del 4 luglio 2007, ha risposto alle richieste di chiarimenti relative alla maxisanzione prevista per i datori di lavoro che impiegano personale “in nero”.

Applicabilità della maxisanzione per impiego di extracomunitari clandestini
Il Ministero ha spiegato che l’applicazione della maxisanzione è compatibile all’applicazione sanzione penale prevista dal D.Lgs 286/1998, che prevede l’arresto da 3 mesi a un anno.
Secondo il Ministero, infatti, la sanzione penale è finalizzata alla disciplina dei flussi migratori di lavoratori extracomunitari e a contrastare la permanenza di clandestini sul territorio nazionale, mentre la sanzione amministrativa punta a contrastare il lavoro sommerso “tout court”.

Applicabilità della maxisanzione per impiego di minori non regolari
Il Ministero ha ribadito che la maxisanzione deve essere comminata anche per l’impiego di lavoratori minorenni privi dei requisiti minimi per l’ammissione al lavoro, poiché esso viola la salute e l’integrità psicofisica di bambini e ragazzi, nonché la regolarità del rapporto di lavoro.

Applicabilità della maxisanzione per impiego di lavoratori domestici non risultanti dalla documentazione obbligatoria
La maxisanzione deve essere irrogata sia per gli inadempimenti formali previsti per la prestazione di lavoro domestico, sia per l’impiego del lavoratore domestico in attività imprenditoriali o professionali.

Applicabilità della maxisanzione per impiego di lavoratori autonomi
In questo caso la maxisanzione può essere applicata solo nei casi per i quali la legislazione prevede particolari obblighi di formalizzazione documentale del rapporto di lavoro e quindi per: co.co.co, co.co.pro, prestazioni occasionali, associazione in partecipazione con apporto di lavoro…[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro   la notizia qui

Pagina successiva »