Efficacia del licenziamento motivato dalla riduzione della clientela venerdì, Lug 12 2013 

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Con sentenza n. 16987 del 9 luglio 2013, la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento della segretaria impiegata presso uno studio professionale motivato dalla perdita di un importante cliente con la conseguente riduzione dei carichi di lavoro.

La Suprema Corte ha chiarito che grava sul datore, nei casi di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, la prova della funzionalità della scelta a fronteggiare esigenze obiettive e non contingenti, rispetto alle quali sia preclusa ogni diversa collocazione della lavoratore…continua a leggere

Da DPL Modena

Il licenziamento per scarso rendimento è possibile in caso di evidente violazione dell’obbligo di diligente collaborazione mercoledì, Giu 26 2013 

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Cassazione Sezione Lavoro n. 14758 del 12 giugno 2013.

Ricorre l’ipotesi del licenziamento per scarso rendimento qualora sia risultato provato sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente – ed a lui imputabile – in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione dei lavoratori e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento, avuto riguardo al confronto dei risultanti dati globali ad una media di attività fra i vari dipendenti ed indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione…continua a leggere

Da Legge e Giustizia

Non si può licenziare il lavoratore che per scioperare non fa lavorare i colleghi giovedì, Apr 8 2010 

Cass. Sez. lavoro sentenza n. 7518/20210

La Cassazione ha spiegato che non va licenziato il lavoratore in sciopero che impedisce ai colleghi non scioperanti di andare al lavoro.

Infatti anche se tale comportamento compromette l’altrui diritto all’espletamento della prestazione lavorativa, non lede il rapporto fiduciario che lega il lavoratore all’azienda e la sanzione del licenziamento risulta eccessiva.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Può essere licenziato chi invia troppi sms dal cellulare aziendale mercoledì, Mar 24 2010 

Cass. sez. lav. Sentenza n. 5546/2010

La Cassazione ha affermato che anche l’abuso di invio di sms privati può portare alla perdita del posto di lavoro, infatti è stato spiegato che:”il fatto che l’abuso del cellulare di servizio avvenga con l’invio di sms e non con telefonate non esclude l’inadempimento perche’ con l’espressione traffico si intendono comprese tutte le possibili modalita’ di utilizzo dell’apparecchio”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Collegato lavoro: dall’apprendistato al ritorno dello staff leasing le novità del collegato lavoro giovedì, Mar 4 2010 

C’è di tutto di più nel collegato Lavoro, sbarcato, in quarta lettura, a Palazzo Madama. Nel provvedimento, lievitato dagli iniziali 9 articoli del settembre 2008 agli attuali 50, trovano spazio norme di contenuto assai eterogeneo: dalla nuova possibilità per un 15enne di entrare in azienda come apprendista, ai certificati di malattia on line, alla possibilità di impugnare un provvedimento di licenziamento, anche in sede stragiudiziale.

Tra le novità in arrivo, il ritorno dello staff leasing, la revisione della disciplina pensionistica sui lavori usuranti, il riordino delle sanzioni in materia di orario di lavoro e di sommerso.

Nel corso del passaggio alla Camera, sono, invece, saltati i limiti al riscatto dei periodi di congedo di maternità fuori del rapporto di lavoro e la norma sui direttori scientifici.

Confermata, invece, la mini riforma di conciliazione e arbitrato nelle controversie di lavoro e un vero e proprio “condono” su alcuni contenziosi pendenti per mancate trasformazioni di rapporti precari in posti a tempo indeterminato: il datore di lavoro pagherà al lavoratore un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità di retribuzione…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Licenziamenti, arriva la legge per aggirare l’articolo 18 mercoledì, Mar 3 2010 

Previsto un arbitrato invece del giudice per risolvere le controversie fra lavoratori e datori di lavoro. La Cgil: “E’ peggio che nel 2002”.

ROMA – Aggirare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello che tutela dal licenziamento senza giusta causa, e anche altre norme della nostra legislazione sul lavoro.

Ma senza dirlo, almeno direttamente. La nuova legge sul processo del lavoro presentata dal governo è ormai a un passo dall’approvazione: questa settimana dovrebbe concluderne l’esame la Commissione Lavoro di Palazzo Madama, subito dopo sarà l’Aula a dare il via libera definitivo dopo quasi due anni di navetta tra Camera e Senato.

In quel testo (il disegno di legge 1167-B) c’è scritto che le controversie tra il datore di lavoro e il suo dipendente potranno essere risolte anche da un arbitro in alternativa al giudice: o l’uno o l’altro. Un cambiamento radicale rispetto alla tradizione giuridica italiana, dove c’è sempre stata una forte diffidenza nei confronti dei lodi arbitrali di stampo anglosassone…[continua…]

Da La Repubblica    la notizia qui

Cassazione, dopo la CIGS è ammesso anche il singolo esubero giovedì, Feb 25 2010 

Cassazione, sentenza n. 2734/2010.

Il dipendente di una società, unico licenziato al termine della procedura di mobilità, chiede al tribunale l’annullamento del licenziamento collettivo intimatogli.

I giudici di primo grado, nel respingere l’istanza del dipendente, rilevano come il lavoratore non ha contestato la procedura né i criteri di scelta, ma solo il fatto che l’azienda non ha assolto compiutamente l’impegno di ricollocare i lavoratori sospesi.

La Corte d’appello, in riforma della decisione di primo grado, stabilisce che la procedura non ha correttamente osservato il vincolo disposto dall’articolo 24 della legge 223/1991 in relazione al requisito numerico dei dipendenti da licenziare, disponendo conseguentemente per il reintegro del lavoratore e il corrispettivo risarcimento del danno…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Giusto licenziare il dipendente che scredita l’azienda martedì, Feb 23 2010 

Le affermazioni false ledono il rapporto fiduciario e non rientrano nel diritto di critica.

Cassazione 29008/2009.

di Roberto Codini
Il licenziamento per giusta causa è legittimo se il comportamento del lavoratore risulti lesivo degli interessi dell’azienda così da far venir meno la fiducia che il datore di lavoro ripone nel proprio dipendente.

Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione confermando una sentenza della Corte di Appello di Torino che aveva giudicato legittimo il licenziamento del dipendente di una società di smaltimento rifiuti che, nel corso di alcune assemblee, aveva fatto affermazioni lesive degli interessi e del prestigio dell’azienda in quanto avevano avuto ampia eco sulla stampa locale.

Contro la sentenza di appello il lavoratore aveva proposto ricorso in Cassazione contestando la gravità delle affermazioni e ritenendo eccessiva e sproporzionata la sanzione espulsiva…[continua…]

Da Azienda Lex   la notizia qui

Va licenziato il lavoratore che non produce lunedì, Feb 22 2010 

Cass. sez. lavoro sentenza n. 3125/2010.

La Cassazione ha stabilito che è legittimamente licenziare il lavoratore se si accerta che vi è una notevole sproporzione tra la media produttiva degli altri dipendenti e quanto egli riesce effettivamente a realizzare.

Infatti per la Corte si tratta di una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente.

Da Saranno Avvocati  la notizia qui

Se il lavoratore fa concorrenza sleale è legittimo il licenziamento senza preavviso mercoledì, Set 16 2009 

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Cass. sez. lavoro sentenza n. 18169/09

La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che: “secondo la costante giurisprudenza di legittimità, che il Collegio condivide i comportamenti del lavoratore che costituiscano gravi violazioni dei suoi doveri fondamentali sono sanzionabili con il licenziamento disciplinare a prescindere dalla loro inclusione o meno tra le sanzioni previste dalla specifica regolamentazione disciplinare del rapporto e anche in difetto della pubblicazione del codice disciplinare, purché siano osservate le garanzie previste dall’art. 7, commi 2 e 3 della legge n. 300/1970”.

Inoltre, visto che l’attuale ricorrente ha violato “un obbligo fondamentale, quale quello sancito dall’art. 2105 cod. civ., poteva prescindersi dall’avvenuta affissione, o meno, del codice disciplinare, la sentenza impugnata ha pertanto applicato correttamente nella fattispecie i principi testé richiamati”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

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