Efficacia del licenziamento motivato dalla riduzione della clientela venerdì, Lug 12 2013 

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Con sentenza n. 16987 del 9 luglio 2013, la Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento della segretaria impiegata presso uno studio professionale motivato dalla perdita di un importante cliente con la conseguente riduzione dei carichi di lavoro.

La Suprema Corte ha chiarito che grava sul datore, nei casi di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo, la prova della funzionalità della scelta a fronteggiare esigenze obiettive e non contingenti, rispetto alle quali sia preclusa ogni diversa collocazione della lavoratore…continua a leggere

Da DPL Modena

Tribunale di Bergamo: ordinanza del 20 giugno 2013 – illegittimità del licenziamento (rito Fornero) lunedì, Lug 8 2013 

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Tribunale di Bergamo, ordinanza del 20 giugno 2013, Giudice Dott.ssa Troisi

Il licenziamento è illegittimo per la mancata previa contestazione degli addebiti, ma anche perché sproporzionato bella sostanza. Infatti il fatto verificatosi se verificatosi) avrebbe dovuto comportare la sanzione della multa o al più della sospensione – secondo un canone di logica ed anche rapportandosi alle previsioni del CCNL. Secondo il CCNL il provvedimento espulsivo è possibile al verificarsi di casi particolarmente gravi quali condanne penali, assenze ingiustificate prolungate per oltre cinque giorni, furto o danneggiamento volontario del materiale aziendale e simili.

Anche secondo la nuova legge Fornero tutto ciò comporta la tutela della reintegra, del pagamento delle retribuzioni medio tempore non percepite (con il minimo di cinque) e la detrazione dell’aliunde perceptum…. …..

Il Tribunale di Bergamo accoglie il ricorso e dichiara illegittimo il licenziamento intimato e per l’effetto condanna la società resistente alla reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro e al risarcimento del danno nella misura delle retribuzioni globali di fatto dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione (non in misura inferiore a cinque mensilità)…

Studio Legale Associato Mei & Calcaterra

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No al licenziamento se il dipendente esce prima dal lavoro ma è sostituito dal collega giovedì, Giu 27 2013 

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Cassazione del 26 giugno 2013 n. 16095

E’ sproporzionato il licenziamento inflitto a un dipendente se questi va via dal posto di lavoro mezz’ora prima ma, nel frattempo, è sostituito dal collega del turno successivo arrivato in anticipo. La Cassazione, chiamata a disciplinare un caso simile, ha stabilito infatti che, in tal caso, sebbene vi sia l’abbandono del posto, la condotta risulta meno grave perché la postazione non è restata a lungo scoperta

Secondo la Suprema Corte, il recesso per giusta causa da parte del datore di lavoro è legittimo solo quando la condotta addebitata al lavoratore è in grado di ledere effettivamente, per sempre, il rapporto di fiducia con il datore, impedendone la prosecuzione senza che ne derivi un danno all’azienda…continua a leggere

Da La Legge per Tutti

Il licenziamento per scarso rendimento è possibile in caso di evidente violazione dell’obbligo di diligente collaborazione mercoledì, Giu 26 2013 

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Cassazione Sezione Lavoro n. 14758 del 12 giugno 2013.

Ricorre l’ipotesi del licenziamento per scarso rendimento qualora sia risultato provato sulla scorta della valutazione complessiva dell’attività resa dal lavoratore ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, una evidente violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente – ed a lui imputabile – in conseguenza dell’enorme sproporzione tra gli obiettivi fissati dai programmi di produzione dei lavoratori e quanto effettivamente realizzato nel periodo di riferimento, avuto riguardo al confronto dei risultanti dati globali ad una media di attività fra i vari dipendenti ed indipendentemente dal conseguimento di una soglia minima di produzione…continua a leggere

Da Legge e Giustizia

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo venerdì, Giu 14 2013 

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Con sentenza n. 299/13 il Tribunale di Milano, Giudice Dott.ssa Eleonora Porcelli, ha stabilito che “il ricorso è fondato e merita accoglimento. Il ricorrente è stato licenziato per giustificato motivo oggettivo, consistente nella pretesa perdita dell’appalto presso il quale il lavoratore era addetto. E’ noto che l’onere della prova relativa alla sussistenza del giustificato motivo addotto a fondamento del licenziamento, nonchè relativa all’impossibilità di ricollocare utilmente il lavoratore in azienda incombe sul datore di lavoro. Nel caso di specie il ricorrente ha contestato l’impossibilità di essere ricollocato presso uno degli altri appalti della società convenuta.

La convenuta, non costituitasi nel presente giudizio nonostante la rituale instaurazione del contraddittorio, non ha assolto all’onere probatorio che le incombeva, con la conseguenza che il licenziamento intimato al ricorrente deve essere dichiarato illegittimo”.

Studio Legale Associato Mei & Calcaterra

Licenziamento: non vale il giustificato motivo per la mancata assunzione di altri dipendenti dello stesso ramo martedì, Lug 19 2011 

Cassazione civile sez. lav. 24 maggio 2011 n. 11356.

Con sentenza del 20 – 27/9/07 la Corte d’Appello di Milano accolse l’appello principale proposto il 23/12/05 dalla società P. s.p.a avverso la sentenza n. 249/05 del Tribunale di Como, che aveva annullato i licenziamenti intimati da quest’ultima in data 26/7/04 ai dipendenti B.M.C. E da U.M., mentre rigettò l’appello incidentale dei lavoratori diretto alla verifica del rispetto dell’obbligo datoriale di repechage, e di conseguenza riformò la sentenza impugnata, rigettando le domande di reintegra dei lavoratori.

La Corte milanese addivenne a tale decisione ritenendo che era stata provata la legittimità dei licenziamenti dovuti al motivo oggettivo della soppressione del posto di lavoro dei suddetti dipendenti con redistribuzione delle loro mansioni ad altri lavoratori; inoltre, la Corte rilevò che la B., impiegata presso l’ufficio servizi, aveva solo allegato, senza provarlo, di aver dato la sua disponibilità a svolgere mansioni di linea, mentre per lo U., impiegato di sesto livello, era emerso che nel ramo tecnico, dal medesimo indicato come reparto di suo gradimento per un impiego alternativo, nessuno era stato assunto dalla società….

Da La Previdenza   la notizia qui

Il licenziamento del dirigente è sempre legittimo se non arbitrario o pretestuoso venerdì, Set 24 2010 

Basta poco a incrinare il rapporto preferenziale, cioè quell’investimento di fiducia che il datore ha fatto nei confronti del dirigente rispetto alle mansioni affidate e agli obiettivi da raggiungere.

Basta poco, quindi, a far scattare il licenziamento. È sufficiente, infatti, la cosiddetta «giustificatezza» contrattuale del recesso: ossia quel criterio di valutazione più ampio della giusta causa o del giustificato motivo che la legge pone come condizione di un licenziamento legittimo. In pratica, si tratta di un principio che esclude ovviamente il licenziamento arbitrario o pretestuoso ma afferma la sufficienza di un motivo ragionevole.
Così la Cassazione con la sentenza 18998/10 ha confermato la legittimità del licenziamento disciplinare di un dirigente, dopo che era stata correttamente accertata sia la natura dirigenziale delle sue mansioni che il requisito della “giustificatezza” del recesso, cioè la non arbitrarietà.

Sul punto, infatti, la sezione lavoro ha richiamato un importante precedente di legittimità (la sentenza 15496/08) secondo cui «la nozione di giustificatezza del licenziamento del dirigente, per la particolare configurazione del rapporto di lavoro dirigenziale, non si identifica con quella di giusta causa o giustificato motivo ex articolo 1 della legge 604/66, potendo rilevare qualsiasi motivo, purché apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di fiducia con il datore».

In pratica, si tratta di ragioni che non richiedono l’analitica verifica di specifiche condizioni ma una globale valutazione che esclude l’arbitrarietà e la pretestuosità del licenziamento.

Da La Stampa    la notizia qui

Non si può licenziare il lavoratore che per scioperare non fa lavorare i colleghi giovedì, Apr 8 2010 

Cass. Sez. lavoro sentenza n. 7518/20210

La Cassazione ha spiegato che non va licenziato il lavoratore in sciopero che impedisce ai colleghi non scioperanti di andare al lavoro.

Infatti anche se tale comportamento compromette l’altrui diritto all’espletamento della prestazione lavorativa, non lede il rapporto fiduciario che lega il lavoratore all’azienda e la sanzione del licenziamento risulta eccessiva.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Può essere licenziato chi invia troppi sms dal cellulare aziendale mercoledì, Mar 24 2010 

Cass. sez. lav. Sentenza n. 5546/2010

La Cassazione ha affermato che anche l’abuso di invio di sms privati può portare alla perdita del posto di lavoro, infatti è stato spiegato che:”il fatto che l’abuso del cellulare di servizio avvenga con l’invio di sms e non con telefonate non esclude l’inadempimento perche’ con l’espressione traffico si intendono comprese tutte le possibili modalita’ di utilizzo dell’apparecchio”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Collegato lavoro: dall’apprendistato al ritorno dello staff leasing le novità del collegato lavoro giovedì, Mar 4 2010 

C’è di tutto di più nel collegato Lavoro, sbarcato, in quarta lettura, a Palazzo Madama. Nel provvedimento, lievitato dagli iniziali 9 articoli del settembre 2008 agli attuali 50, trovano spazio norme di contenuto assai eterogeneo: dalla nuova possibilità per un 15enne di entrare in azienda come apprendista, ai certificati di malattia on line, alla possibilità di impugnare un provvedimento di licenziamento, anche in sede stragiudiziale.

Tra le novità in arrivo, il ritorno dello staff leasing, la revisione della disciplina pensionistica sui lavori usuranti, il riordino delle sanzioni in materia di orario di lavoro e di sommerso.

Nel corso del passaggio alla Camera, sono, invece, saltati i limiti al riscatto dei periodi di congedo di maternità fuori del rapporto di lavoro e la norma sui direttori scientifici.

Confermata, invece, la mini riforma di conciliazione e arbitrato nelle controversie di lavoro e un vero e proprio “condono” su alcuni contenziosi pendenti per mancate trasformazioni di rapporti precari in posti a tempo indeterminato: il datore di lavoro pagherà al lavoratore un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 e un massimo di 6 mensilità di retribuzione…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

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