Allattamento al padre anche se la moglie è casalinga mercoledì, Giu 24 2009 

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Ministero del Lavoro, lett. circolare del 12 maggio 2009 – a cura di Stefania Allegretti, provincia autonoma di Trento, in Gpi n. 6/2009.

I permessi orari giornalieri
I permessi orari giornalieri retribuiti sono disciplinati dall’art. 39 del Dlgs 26 marzo 2001, n. 151.

Questi permessi consentono l’assenza dal lavoro, durante il 1° anno di vita della figlia o del figlio, per 1 o 2 ore al giorno, a seconda che l’orario di lavoro sia inferiore a 6 ore, o pari o superiore.

Sono fruibili in un solo periodo o anche frazionabili di norma in due periodi; devono essere comunicati preventivamente in modo formale al proprio datore di lavoro, che ha l’obbligo di concederli.

Le ore di allattamento devono essere fruite ogni giorno secondo l’orario prescelto e non possono essere cumulate tra più giorni ed essere fruite in modo posticipato o anticipato in giorni diversi da quelli cui si riferiscono.

Si ricorda, poi, che, in caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive di cui all’art. 41 del Tu possono essere utilizzate anche dal padre…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Assegni maternità: spettano anche alle lavoratrici a progetto martedì, Nov 18 2008 

assegni_di_maternitaGrazie ad un’estensione della precedente normativa, dal novembre del 2007 anche le lavoratrici a progetto possono usufruire degli assegni di maternità, a patto che siano iscritte alla Gestione Separata dell’INPS, e che abbiano regolarmente pagato i contributi previdenziali.

Le lavoratrici con contratto ‘co.co.pro‘ possono quindi chiedere, in linea con quanto avviene per le lavoratrici con contratto di lavoro a tempo indeterminato, l’astensione dal lavoro nei due mesi che precedono la nascita del figlio e nei tre mesi successivi alla nascita.

L’indennità è pari all’80% della retribuzione media, che può essere altresì richiesta anche dalle lavoratrici autonome, ovverosia, ad esempio, da coloro che operano nel comparto dell’imprenditoria artigiana e del commercio.

Per quanto riguarda le lavoratrici con contratto a tempo indeterminato o ‘co.co.pro’, l’indennità viene pagata dall’INPS solo in caso di astensione obbligatoria dal lavoro, mentre per le lavoratrici autonome non è previsto l’obbligo di astensione dal lavoro.

In caso di malattia grave o di abbandono da parte della madre, l’indennità di maternità può spettare in via sostitutiva al padre lavoratore. La domanda per chiedere l’assegno di maternità può essere presentata al datore di lavoro, presso gli uffici dell’INPS di residenza oppure rivolgendosi ai patronati.

Da Vostri Soldi   la notizia qui

Sgravio per i lavoratori a termine in sostituzione di maternità mercoledì, Set 3 2008 

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro ha avanzato richiesta di interpello in merito allo sgravio contributivo spettante alle aziende con meno di venti dipendenti che assumono lavoratori a tempo determinato in sostituzione di lavoratori in congedo.

In particolare si chiede se lo sgravio contributivo spetta per tutta la durata del contratto a termine fino al compimento di un anno di età del bambino anche per i periodi in cui la dipendente sostituita muta il titolo dell’assenza in ferie o in altre causali diverse dai congedi parentali.

Il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali afferma che, alla luce di quanto disposto dall’art. 4, del D.Lgs. n. 151/2001 che circoscrive lo sgravio contributivo ai soli casi di sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo, non è possibile procedere ad un ampliamento del beneficio.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Fecondazione: nuove linee guida cancellano divieto diagnosi preimpianto mercoledì, Apr 30 2008 

I portatori di malattie sessualmente trasmissibili potranno accedere alle tecniche di fecondazione assistita.

ROMA – Sono state pubblicate sulla gazzetta ufficiale le nuove linee guida alla legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita firmate dal ministro della Salute Livia Turco. Tra le novitá più salienti, rispetto al vecchio testo l’eliminazione di commi relativi al divieto della diagnosi preimpianto, dopo le sentenze di diversi tribunali e in particolare di quella del Tar Lazio dell’ottobre 2007. Con le nuove norme i portatori di malattie sessualmente trasmissibili come l’Hiv potranno accedere alle tecniche di fecondazione assistita. Il decreto, a lungo atteso dalle associazioni di pazienti, aggiorna quello precedente, del 16 agosto 2004.

TURCO: «CON DECRETO PIENA APPLICAZIONE LEGGE» – «Queste nuove linee guida sono il frutto di un lavoro rigoroso finalizzato a due precisi obiettivi: la piena e corretta applicazione della legge 40 e la necessità di fornire idonee e puntuali indicazioni agli operatori sanitari alla luce delle nuove risultanze cliniche e del mutato quadro di riferimento giuridico scaturito da ripetuti interventi della magistratura sulle precedenti linee guida. Sono convinta che il decreto oggi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale abbia centrato questi due obiettivi». Lo ha sottolineato Livia Turco annunciando l’emanazione delle nuove linee guida.
Il ministro ha spiegato che è stato recepito, come previsto dalla legge, con l’aiuto dell’Istituto Superiore di Sanità, il parere del Consiglio Superiore di Sanità con tutte le indicazioni contenute. In particolare, ha aggiunto il ministro, sono state recepite le indicazioni per ampliare la possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita anche per quei soggetti sieropositivi a virus di malattie sessualmente trasmissibili, per i quali è stato riconosciuto uno stato di infertilità «di fatto» e che da oggi potranno, se lo vorranno, avere dei figli senza correre il rischio di infettare la partner e il nascituro stesso. «E abbiamo altresì recepito – ha aggiunto Turco – le indicazioni a implementare il sostegno psicologico alle donne e alle coppie che accedono alle tecniche di procreazione assistita, durante tutto il percorso assistenziale, prima, durante e dopo l’effettuazione delle tecniche o anche a seguito del fallimento delle stesse».

LE NOVITA’ – Queste le principali novità delle nuove linee guida secondo quanto riportato da una nota del Ministero della Sanità

1) La possibilità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) viene estesa anche alla coppia in cui l’uomo sia portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili, e in particolare del virus HIV e di quelli delle Epatiti B e C, riconoscendo che tali condizioni siano assimilabili ai casi di infertilità per i quali è concesso il ricorso alla PMA. In questi casi c’è infatti un elevato rischio di infezione per la madre e il feto conseguente a rapporti sessuali non protetti con il partner sieropositivo. Un rischio che, di fatto, preclude la possibilità di avere un figlio a queste coppie;

2) L’indicazione che ogni centro per la PMA debba assicurare la presenza di un adeguato sostegno psicologico alla coppia, predisponendo la possibilità di una consulenza da parte di uno psicologo adeguatamente formato nel settore;

3) L’eliminazione dei commi delle precedenti linee guida che limitavano la possibilità di indagine a quella di tipo osservazionale e ciò a seguito delle recenti sentenze di diversi tribunali e in particolare di quella del TAR Lazio dell’ottobre 2007. Questa sentenza come è noto ha infatti annullato le linee guida precedenti proprio in questa parte, ritenendo tale limite non coerente con quanto disposto dalla legge 40…[continua…]

Da Il Corriere della Sera    la notizia qui

“Solo 1300 euro al mese, ho deciso di abortire” mercoledì, Apr 30 2008 

Precari, appello-choc di una donna napoletana al capo dello Stato
“Caro presidente pochi soldi per un figlio, la ragione prevale sul cuore”

ABORTIRE perché non bastano i soldi. Non perché il bambino è gravemente malformato, non perché si è vittime di uno stupro, non perché si è sole senza un uomo accanto. Sandra (nome di fantasia) a 29 anni non se la sente, non ce la fa a diventare mamma: il motivo è che il suo è un lavoro precario, la sua esistenza è precaria, precari sono i suoi orizzonti. Ha fatto i conti e con sgomento ha deciso: un figlio è un lusso che non può permettersi.

E così ha scritto un appello al presidente Napolitano cui ha dato un titolo terribile: “Necrologio di un bimbo che è ancora nella mia pancia”. Scoprirsi incinta le ha procurato “un’emozione bruciante, una felicità incontenibile”, ma ben presto “la ragione ha preso il posto del cuore”. Scrive nella lettera-appello che sta per inoltrare al Quirinale e che ha spedito al nostro giornale: “Presidente, ora devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza, oppure andare su quel lettino d’ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà per sempre”…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Valori 2008 delle prestazioni di malattia e maternità lunedì, Apr 14 2008 

Inps cir. 9.4.2008, n. 48

L’Inps ha rideterminato i valori di riferimento per l’erogazione nel 2008 delle indennità di malattia e maternità per una serie di categorie lavorative.

Tra di queste ricordiamo:
– l’indennità di malattia erogata agli iscritti alla gestione separata Inps in caso di degenza ospedaliera;
– l’assegno di maternità concesso dai Comuni, fissato in 299,53 mensili;
– l’assegno di maternità concesso dallo Stato, fissato in 1.843,90 euro;
– il limite di reddito che consente ai genitori l’indennizzo al 30% dei periodi di congedo parentale ulteriori rispetto a quelli ordinari, fissato in 14.401,4 euro annui;
– il massimale di trattamento concesso ai soggetti che chiedono il congedo straordinario retribuito per assistere familiari portatori di handicap, fissato in 41.934,23 euro.

Da Il Sole 24 Ore    la notizia qui

 

Per la lavoratrice licenziata durante il periodo di gravidanza, il diritto alla retribuzione decorre dal giorno della presentazione del certificato medico attestante le sue condizioni mercoledì, Mar 19 2008 

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PER LA LAVORATRICE LICENZIATA DURANTE IL PERIODO DI GRAVIDANZA, IL DIRITTO ALLA RETRIBUZIONE DECORRE DAL GIORNO DELLA PRESENTAZIONE DEL CERTIFICATO MEDICO ATTESTANTE LE SUE CONDIZIONI – A titolo di risarcimento del danno (Cassazione Sezione Lavoro n. 5749 del 3 marzo 2008, Pres. Sciarelli, Rel. Stile).

Silvia V. dipendente della Dental Biemme di Matterelli Italia s.a.s., con mansioni di assistente alla poltrona, è stata licenziata il 25 marzo 1999, mentre era in gravidanza, peraltro non comunicata all’azienda, cui ella non aveva presentato la relativa certificazione medica. Il bambino è nato il 10 gennaio 2000. Ella ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Roma, con ricorso depositato il 24 marzo del 2000 cui ha allegato il certificato comprovante la gravidanza ed il parto.

l Tribunale ha dichiarato la nullità del licenziamento ed ha condannato l’azienda al pagamento, a titolo di risarcimento del danno, della retribuzione relativa al periodo dal 25 marzo 1999 (data del licenziamento) al 12 gennaio 2001, data del primo compleanno del bambino. Questa decisione è stata modificata dalla Corte d’Appello di Roma che, pur confermando la nullità del licenziamento ha escluso il diritto della lavoratrice a percepire la retribuzione in quanto ella non aveva mai fatto pervenire all’azienda alcuna certificazione del suo stato, né prima né dopo il parto.

La lavoratrice ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge; ella ha sostenuto in particolare che l’azienda avrebbe dovuto essere condannata al pagamento della retribuzione quanto meno per il periodo successivo alla notifica del ricorso al Tribunale di Roma, in quanto insieme a tale atto era stata depositata la certificazione medica relativa alla gravidanza e al parto…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Le donne diventano: L’Avv. Mei domani a Mantova giovedì, Mar 13 2008 

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Dall’ufficio Stampa e Comunizione della provincia di Mantova…….Venerdì 14 marzo presentazione del testo “Le donne diventano”, un percorso di crescita e di acquisizione di visibilità a cura di Lilia Beretta, Renata Borgato, Maria Grazia Mei e Sara Rubino:

si comincia alle 15.30 presso la Sala Colonne di via Gandolfo 13 e si prosegue a Pegognaga presso la Sala Civica di piazza Vittorio Veneto alle 20.30.

Ufficio Stampa e Comunicazione
Via Principe Amedeo, 30-32
46100 Mantova
Tel. 0376/204.370
Tel. 0376/204.322
Fax 0376/204.364
e-mail: stampa@provincia.mantova.it

Se l’aborto è Nimby martedì, Feb 26 2008 

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Il 60% delle donne che ricorrono alla 194 sono cattoliche in un sondaggio realizzato ad Ascoli Piceno.

Sembra facile a dirsi ora, ma nessuno ci aveva pensato a chiedere la religione alle donne che andavano nei consultori a chiedere un’interruzione di gravidanza. Lo ha fatto Tiziana Antonucci, ginecologa di Ascoli Piceno, ottenendo un risultato non poco  imbarazzante: sono cattoliche il 60% del totale, sei donne su dieci che abortiscono. 

Tiziana Antonucci da anni è una delle poche ginecologhe delle Marche a garantire l’applicazione della 194. Nel consultorio dell’Aied dove lavora arrivano da tutta la regione dopo aver girovagato fra obiettori di coscienza di diversi paesi. Tiziana le fa innanzitutto parlare e dopo averne ascoltate a centinaia per anni le è sorto un dubbio. «In alcune si percepiva un forte senso di colpa», spiega. 

E allora decise di fare una ricerca. E’ andata a finire che nel 2007 su 513 richieste di interruzione giunte in consultorio, 200 arrivavano da cattoliche praticanti e 108 da cattoliche non praticanti: il 60% del totale.

Le sole cattoliche praticanti rappresentano quasi il 39% degli aborti richiesti, molto di più dei 146, il 28,4%, che vengono da donne di altre religioni: soprattutto musulmane, ortodosse, alcune buddiste, sikh e anche qualche atea. Le restanti 59 donne hanno preferito non rispondere…[continua…]

Da La Stampa   la notizia qui

Tribunale di Monza: legge aborto 194/78, interruzione volontaria di gravidanza martedì, Feb 26 2008 

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In questi giorni un grande interesse della politica, dei media e della società civile è rivolto alla Legge 194 /78 che regola l’interruzione volontaria della gravidanza; le donne di tutta Italia sono tor­nate in piazza a sostegno del­la donna napoletana, che ha praticato un’interruzione di gravidanza per un feto mal­formato, accusata, nei fatti, di aver praticato un aborto fuori legge, per disfarsi del neonato.

Problemi che vedono come principale protagonista la donna, la sua salute, il suo diritto di autodeterminarsi e la salute del feto. Sull’interruzione della gravidanza è da segnalare una recente decisio­ne del Tribunale di Monza, al quale il marito ha chiesto di pronunciare la separazione con addebito alla moglie, in quanto la stessa aveva interrotto la gravidanza senza aver reso partecipe della propria decisione il marito/ futuro pa­dre.

I Giudici lombardi hanno deciso che: nella legge non vi sono distinzioni correlate alla condizione personale della donna; la legge tutela la donna in quanto tale, indipenden­temente dalla natura e dalle condizioni giuridiche del rap­porto con il padre del con­cepito; l’art.5 della 194 attri­buisce “in via esclusiva alla donna” la facoltà di decidere l’interruzione della gravidan­za.

Sono temi difficili, che pongono delicatissimi proble­mi etici, la cui soluzione non potrà però mai prescindere dai principi richiamati dal Tribunale di Monza, anche se nello svolgimento di un se­reno rapporto coniugale una decisione così importante non potrà che essere condivisa.

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