Il governo corregge le norme su precari e assegni sociali mercoledì, Lug 30 2008 

Le proteste di sindacati, opposizione e di alcuni membri della stessa maggioranza hanno avuto il loro effetto.

Cambia, infatti, la norma sugli assegni sociali: un emendamento del relatore Salvo Fleres al decreto sulla manovra, presentato questa mattina in commissione Bilancio del Senato, modifica la norma approvata dalla Camera, che avrebbe comportato un taglio indiscriminato degli assegni sociali.

Stop al requisito del reddito per assegno sociale – Il relatore Salvo Fleres ha presentato un emendamento che cambia l’articolo 21 del decreto sulla manovra. Resta stabilita la necessità di aver lavorato in Italia per almeno dieci anni, ma scompare l’obbligo di aver percepito un reddito ”almeno pari all’importo dell’assegno sociale”. La correzione per la parte sul reddito è diventata necessaria perché la norma, introdotta per delineare i requisiti di accesso per gli stranieri, avrebbe tolto la possibilità di riscuotere l’assegno a chi non ha mai lavorato, ad esempio le casalinghe.

Sanatoria precari solo per giudizi in corso – Cambia anche la norma anti-precari. La sanatoria, contenuta nell’emendamento, sempre del relatore Salvo Fleres, depositato in commissione bilancio per i lavoratori precari, riguarderà solo i giudizi in corso alla data di entrata in vigore della legge e non per il futuro. La norma viene di fatto circoscritta ai casi di ricorsi dei lavoratori delle Poste. La proposta di modifica indica che “con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, e fatte salve le sentenze passate in giudicato”. In caso di violazione di legge “il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2.5 e un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto”.
Le correzioni volute da Sacconi – La decisione era stata annunciata nella serata di martedì dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che dal principio aveva insistito per intervenire su entrambi gli articoli subito, a Palazzo Madama. Nata in chiave anti-immigrati, la prima norma rischiava di togliere dall’oggi al domani gli assegni sociali a circa 800mila anziani indigenti, in gran parte donne.

Manovra: tagli alle spese ministeri – Novità anche sui tagli alle missioni di spesa dei singoli ministeri che rimangono confinate al livello “sperimentale” per il 2009 e comunque l’ultima parola spetterà al Parlamento. Lo prevede il nuovo testo dell’emendamento presentato dal governo in commissione Bilancio al Senato per l’articolo 60 della manovra. I tagli potranno essere adottati dai singoli ministri, nel limite del 10% delle risorse stanziate e senza incidere sul “conseguimento delle finalità definite dalle norme sostanziali”, con decreto concertato con il ministero dell’Economia.

In ogni caso, “i decreti perdono di efficacia fin dall’inizio qualora il Parlamento non approvi la corrispondente variazione in sede di esame del disegno di legge di assestamento o degli altri provvedimenti previsti” dalla legge di contabilità dello Stato.

Da Tiscali.it   la notizia qui

Manovra, stop al reintegro dei precari lunedì, Lug 28 2008 

La misura, una volta diventata legge, impedirà di ottenere la stabilizzazione del rapporto lavorativo

ROMA Le imprese, in caso di irregolarità, non saranno più obbligate a trasformare in tempo indeterminato il contratto dei lavoratori precari. Lo prevede un emendamento del governo, approvato dalla Commissione Bilancio della Camera e recepito dal maxiemendamento, che preclude ai lavoratori precari la possibilità di ottenere dal magistrato la stabilizzazione del rapporto. Se il Senato non modificherà il testo, la condizione di precario potrebbe così diventare permanente.

STOP AL REINTEGROCon la nuova norma il giudice dovrà limitarsi ad applicare all’azienda una sanzione di entità variabile tra le 2,5 e le 6 mensilità (la stessa prevista per le imprese al di sotto dei 15 dipendenti). Finora, invece, il giudice che riscontrava irregolarità sul ricorso ad uno o più contratti a termine, poteva obbligare il datore di lavoro a riammettere in servizio il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Non sarà più così.

CONTRATTI A TERMINE DIVENTANO INFINITI – La nuova norma si dovrà applicare anche ai giudizi in corso all’entrata in vigore della legge. Stando così le cose, il datore di lavoro potrà effettuare una serie pressochè infinita di contratti a termine, rischiando al massimo una sanzione di importo pari a sei mensilità…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui