Frasi offensive su “Facebook”: corretto il risarcimento alla persona offesa martedì, Apr 6 2010 

Il Tribunale di Monza della Sezione IV Civile, con la recente sentenza 2 marzo 2010, n. 770, ha stabilito che colui il quale lede la reputazione, l’onore o il decoro di una persona tramite l’invio di un messaggio del social network “Facebook” è obbligato al risarcimento del danno.

Questa la vicenda sottoposta al Tribunale di Monza: una giovane donna, portatrice di una particolare tipologia di strabismo, definita “esotropia congenita”, entra in contatto con un giovane attraverso il più famoso social network “Facebook”.

I due intraprendono una relazione sentimentale, ma il giovane, stufo delle continue ed eccessive attenzioni della donna, decide di porre fine al rapporto con un messaggio, visibile da altri utenti, tramite “Facebook”.

Nel citato messaggio il ragazzo non solo la offende sull’aspetto fisico e sulla particolare tipologia di strabismo, ma ne rende noti i gusti sessuali, ledendo la sua reputazione, l’onore ed il decoro.

La donna decide di citare in giudizio il ragazzo, chiedendo il risarcimento del danno morale soggettivo o, comunque, del danno non patrimoniale, conseguente alla lesione subita…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

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Dare del gay a una persona è reato martedì, Mar 16 2010 

La suprema corte: basta alle denigrazioni nei confronti degli omosessuali. Si rischia una condanna per ingiuria.

MILANO – Dare del gay ad una persona è reato: la Cassazione dice basta alle denigrazioni nei confronti degli omosessuali e ricorda che tale condotta può sfociare in una condanna per ingiuria.

La Suprema Corte affronta l’argomento nell’ambito di un procedimento, aperto nei confronti di un 71enne che, in una lettera aveva offeso un uomo ricordandone «il suo essere gay» in riferimento a una vacanza che il destinatario della missiva aveva fatto in montagna con un marinaio e il suo allontanamento da un club sportivo frequentato da ragazzini.

Il tribunale di Ancona, in sede di rinvio (durante il primo processo d’appello l’imputato era stato assolto, ma il verdetto era stato annullato dalla Cassazione), aveva condannato il 71enne a 400 euro di multa per il reato di ingiuria, rilevando che le espressioni usate dall’imputato nella lettera «esprimevano riprovazione per le tendenze omosessuali del contraddittorie e un inequivoco ed intrinseco intento denigratorio riferito all’allontanamento da un luogo frequentato da minori.

La prima sezione penale della Suprema Corte, con la sentenza 10248 ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato contro la sentenza di appello bis, rilevando che «correttamente» il tribunale di Ancona ha «svolto la sua funzione inquadrando per un verso il termine ‘gay’ utilizzato nella lettera agli episodi che la sentenza annullata aveva omesso di considerare, la vacanza con il marinaio e l’allontanamento dal club frequentato da minori e valutando le ulteriori accuse, presenti nella missiva ritenuta offensiva, come denigratorie, con giudizio di merito, logicamente motivato»…[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

Si deve comunque mantenere il figlio che non è proprio fino alla sentenza di disconoscimento lunedì, Mar 15 2010 

Cass. sez. pen. sentenza n. 8998/2010.

La Corte di Cassazione ha affermato che l’obbligo del mantenimento dura fino a quando “la paternita’ non sia disconosciuta nelle forme di legge, ossia fino a quando non sia passata in giudicato la sentenza del giudice civile che accolga la domanda giudiziale”.

E questo vale anche se si scopre che il figlio non è il nostro. Secondo Cassazione “non e’ in facolta’ dell’obbligato sostituire la somma di denaro, mensilmente dovuta, con cose o beni che, a suo avviso, meglio corrispondono alle esigenze del minore beneficiario: l’utilizzo in concreto della somma versata compete in fatti al coniuge affidatario il quale, propro per tale sua qualita’ gode in proposito di una limitata discrezionalita’ il cui mancato rispetto, in danno del figlio minore, puo’ trovare sanzione ricorrendo nelle condizioni”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Non pagare la prostituta è stupro giovedì, Mar 4 2010 

Una sentenza della Cassazione condanna un uomo a quattro anni
di reclusione e al pagamento dei danni.

GENOVA
Va incontro a una condanna per violenza sessuale chi pretende di non pagare un rapporto avuto con una prostituta, violando gli accordi presi con essa. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione, con interdizione perpetua dagli uffici attinenti la tutela e la curatela, nonchè, per 5 anni, dai pubblici uffici, inflitta dalla Corte d’appello di Genova ad un uomo per violenza sessuale e violenza privata, condannato anche a risarcire i danni alla vittima con una provvisionale di duemila euro.

L’imputato non aveva pagato una prostituta e quindi era finito sotto processo: nel suo ricorso a Palazzaccio, aveva lamentato il fatto che i giudici del merito avevano ricondotto tutto «al giudizio di assluta attendibilità della teste, parte offesa e di credibilità di quanto da essa dichiarato in merito allo stato di soggezione che avrebbe causato nella donna una supina accettazione delle iniziative sessuali del prevenuto».

La Suprema Corte (terza sezione penale, sentenza n.8286), ha rigettato il ricorso: «la vicenda non può inquadrarsi – spiegano gli “ermellini” – in quella fattispecie particolare nella quale la donna risulta consenziente all’inizio del rapporto sessuale, per poi, manifestare il proprio dissenso a continuarlo», visto che, nel caso in esame, la vittima aveva già manifestato all’imputato «di essere solo in attesa del pagamento del dovuto, per l’attività dalla stessa prestata, come ab origine concordato tra le parti»…[continua…]

Da La Stampa    la notizia qui

Violenza in coppia stabile è maltrattamento in famiglia lunedì, Nov 2 2009 

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Le vessazioni tra persone che hanno un rapporto consolidato equivalgono a quelle tra sposati.

Cassazione 40727/2009.

di Roberto Codini
Le vessazioni e le violenze sul partner sono sempre da considerarsi maltrattamenti in famiglia tutelati dalla legge penale purché si tratti di coppie stabili anche se non sposate o conviventi.
Lo ha stabilito la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando una sentenza della Corte di Appello di Cagliari che aveva condannato un signore per il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della compagna.

La Suprema Corte, respingendo il ricorso dell’imputato contro la sentenza di appello, ha affermato che “ai fini della configurabilità del reato di maltrattamenti in famiglia, non assume alcun rilievo la circostanza che l’azione delittuosa sia commessa ai danni di una persona convivente “more uxorio”, atteso che il richiamo contenuto nell’art.572 del codice penale. alla “famiglia” deve intendersi riferito ad ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo”.

La sentenza costituisce un ulteriore passo in avanti in materia di tutela della c.d. “famiglia di fatto”, cioè delle unioni tra soggetti non uniti dal vincolo del matrimonio. È utile ripercorrerne brevemente le tappe…[continua…]

Da Cittadino Lex   la notizia qui

Si offende la moglie se si insulta la suocera lunedì, Set 21 2009 

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L’uomo è stato condannato a risarcire la consorte.

Cassazione 35874/2009.

Si può essere condannati al risarcimento dei danni anche se si offende la suocera (assente) durante un litigio con la propria moglie. Lo ha deciso la Cassazione con la sentenza 35874 depositata ieri.

I giudici della Suprema corte hanno respinto la richiesta del marito-genero, imputato di ingiuria e lesioni (aveva anche colpito la moglie alla bocca con una testata), di non considerare valida la querela presentata dalla donna perché ad essere ingiuriata era stata la madre e non lei.

La sentenza osserva che, anche se gli epiteti volgari erano rivolti a un altro soggetto, e per di più assente, “non vi è dubbio che ne sia derivata una lesione del decoro della stessa interlocutrice”…[continua…]

Da Cittadino Lex  la notizia qui

Cassazione: toccare le colleghe non è reato se fatto senza «intenti libidinosi» venerdì, Lug 24 2009 

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Confermata l’assoluzione ottenuta in appello da un lavoratore straniero, dopo la condanna in primo grado

ROMA – Toccava le colleghe di lavoro. Ma in maniera scherzosa, come modo di fare abituale, senza provare alcune «ebbrezza sessuale» o intenti libidinosi. Per questo la Cassazione ha confermato l’assoluzione di un lavoratore extracomunitario, Kadri O., dall’accusa di violenza sessuale per la quale, in primo grado, era stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione (pena sospesa dalla condizionale). In appello, invece, Kadri era stato assolto, il 28 novembre 2008, con la formula perchè il fatto non sussiste.

LA SENTENZA – Il processo era nato dalla denuncia sporta da una collega di Kadri, stanca delle sue mani lunghe. In tribunale era emerso che (come rileva la Cassazione nella sentenza 30969) «Kadri O. era solito praticare scherzi di cattivo gusto toccando le colleghe di lavoro e così ponendo in essere un comportamento di certo poco raffinato e abituale». Tuttavia dalle stesse testimonianze era anche risultato che nel comportamento dell’uomo non era ravvisabile alcune «ebbrezza sessuale» in quanto, toccando le colleghe «non voleva soddisfare la propria libido». Contro l’assoluzione di Kadri O. aveva fatto ricorso in Cassazione la Procura generale della Corte d’Appello di Bologna…[continua…]

Da Il Corriere Della Sera   la notizia qui

Spiare la ex in automobile non è interferenza illecita martedì, Lug 21 2009 

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Cassazione 28251/2009.

I reati di intromissione nella vita altrui valgono solo per i luoghi di privata dimora.

di Roberto Codini
L’automobile non è equiparabile ad un luogo di privata dimora e pertanto non costituisce reato installare nell’auto della propria ex ragazza un apparecchio che consenta la ripresa sonora di quanto avviene al suo interno.Lo ha stabilito la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione confermando una sentenza del Tribunale della Libertà di Potenza.

Il caso riguarda un ragazzo, la cui fidanzata aveva interrotto la loro relazione sentimentale, che aveva installato nell’auto della ragazza, più precisamente nel vano della luce di cortesia, un telefono cellulare con suoneria disattivata sul quale era impostata la funzione di risposta automatica in modo da consentire la ripresa sonora di quanto avveniva all’interno dell’automobile.

Il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Potenza aveva chiesto la misura della custodia cautelare in cercere nei confronti del ragazzo, ma il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Potenza aveva escluso che fossero ravvisabili i reati di interferenze illecite nella vita privata e di installazione di apparecchiature atte ad intercettare comunicazioni previsti e puniti dal codice penale.

Per tale motivo il Procuratore della Repubblica di Potenza aveva proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l’automobile dovesse essere considerata come un luogo di privata dimora…[continua…]

Da Cittadino Lex  la notizia qui

E’ molestia rivelare “le corna” via sms alla ex del proprio amante giovedì, Lug 16 2009 

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«Messaggi lesivi della dignità oltre che del decoro e dell’onore della persona offesa».

La Cassazione ha confermato la condanna a una donna che aveva rivelato la sua relazione alla rivale

ROMA – Tra moglie e marito…, ma non solo. Anche tra un amante e la sua ex è meglio non mettere il dito. Si rischia infatti una multa per il reato di molestie chi si prende la briga di rivelare via sms le “corna” alla (o al) rivale tradita. Poco importa se il tradimento è cosa risaputa. Chi lo riceve subisce in ogni caso una «lesione della dignità». Lo ha stabilito la Cassazione che ha dichiarato inammissibile il ricorso di una 36enne calabrese Graziella A., condannata dal Tribunale di Castrovillari per molestie in danno di Franca M. con una multa di 300 euro, sospesa con la condizionale.

In effetti, rileva la prima sezione penale nella sentenza 28852, Graziella aveva inviato soltanto 5 messaggini a Franca M. dal 29 al 31 luglio 2007. Sms in cui Graziella faceva riferimento alla relazione sentimentale da lei intrattenuta con il convivente di Franca, dal quale aveva avuto anche una figlia, riportando «asserite espressioni dell’uomo in termini sprezzanti nei confronti della compagna»….[continua…]

Da Il Corriere della Sera   la notizia qui

E’ falsa testimonianza se la moglie tace dei maltrattamenti davanti al giudice martedì, Giu 30 2009 

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Cass. Sez. pen. Sentenza n. 26606/09

La moglie che, innanzi al Giudice, tace dei maltrattamenti del marito per paura di possibili ritorsioni va condannata per falsa testimonianza.

Nella sentenza la Suprema Corte riconosce che l’esimente prevista dall’art. 384 c.p. che prevede la non punibilità di ha commesso taluni reati per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore, “non e’ limitata ai soli casi di necessita’ di salvare i beni della liberta’ e dell’onore, ricorrendone le condizioni dello stato di necessita’” anche nei casi di “grave nocumento alla integrita’ fisica”.

Questo perche’ “il temuto danno alla incolumita’ fisica si riverbera negativamente sulla stessa liberta’ morale della persona minacciata”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

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