Prostitute, torna il ddl Carfagna mercoledì, Set 10 2008 

Sanzioni per clienti e stop alla strada.

Nuove norme in arrivo per le ”lucciole”: prostituirsi continuerà a non essere un reato ma sarà vietato farlo per strada.

Per i trasgressori, sia le lavoratrici del sesso sia i clienti, sono previste sanzioni che possono arrivare anche all’arresto. Altra novità del ddl ”Misure contro la prostituzione”, a firma del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, è il divieto di prostituirsi nei luoghi aperti al pubblico.

Con questo ddl, che sarà fra i primi provvedimenti all’esame del pre-consiglio dei ministri di martedì 9 settembre, per poi approdare alla prossima riunione dell’Esecutivo, il governo vuole contrastare il fenomeno della prostituzione e non introdurre semplicemente una nuova regolamentazione. Vieta quella di strada, senza però entrare nel merito dell’esercizio in forme e luoghi ”privati”.

Il ddl, già annunciato prima dell’estate nell’ambito del pacchetto sicurezza (il suo impianto non ha subito modifiche rispetto alla stesura iniziale), introduce due novità: le sanzioni per i clienti e il divieto di prostituirsi nei luoghi aperti al pubblico.

Le sanzioni ipotizzate prevedono l’arresto, da cinque a 15 giorni, oltre che un’ammenda, da 200 euro a 3 mila euro.

In arrivo anche un giro di vite contro la prostituzione minorile. Per chi sfrutta le baby prostitute, e’ previsto il carcere da sei a 12 anni e multe da 15 mila a 150 mila euro. Si ricorrera’ anche al rimpatrio assistito purche’ sia nell’interesse del minore.

Da Tgcom  la notizia qui

La prima legge che tutela i padri separati giovedì, Feb 14 2008 

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Svolta in Liguria: “Daremo loro la casa”

GENOVA
Il bilancio di dieci anni è impressionante: 691 delitti, 158 minori uccisi, 976 vittime di suicidi e omicidi: è l’esplosione della disperata violenza che porta alla follia assassina un genitore separato e secondo la fredda determinazione delle statistiche nel 93% dei casi chi si toglie la vita è il padre. Padri separati, papà disperati relegati ai margini o del tutto estromessi dalla vita dei figli. Nel 2006 a Roma i «padri senza diritti» manifestarono in mutande. E c’è il padre di 50 anni accusato di abusi sulla figlia che solo dopo 60 giorni di carcere può vedere cancellata l’infamia e s’incatena davanti al Tribunale, e quello che minaccia di darsi fuoco in diretta tv.L’ultima denuncia è della Caritas: nei dormitori, alle mense aumentano gli uomini separati ridotti in povertà. Il dramma è condiviso da migliaia di padri, associazioni come quella dei Papà Separati sollecitano interventi. Una risposta arriva dalla Liguria, regione al primo posto in Italia in percentuale per numero di divorzi e separazioni. Si tratta di una proposta di legge regionale a favore dei padri separati, che porta la firma di un consigliere di An, Alessio Saso, ma tratta un argomento così sentito da aver trovato sponda nelle altre formazioni politiche, tanto che in questi giorni si sta costituendo una commissione ristretta per definire meglio la formulazione e accelerare un varo bipartisan.

«E’ una buona proposta di legge – conferma il capogruppo dell’Ulivo, Claudio Gustavano -. E’ un contributo originale su cui riflettere magari per inserirla in un contesto più ampio sul tema delle fragilità che caratterizzano una separazione. Cogliamo l’opportunità di lavorare su una cosa buona tutti insieme. Sarà una questione senza colore. Ormai separarsi è una cosa da ricchi. Lo stato di padre separato si traduce nell’impossibiità di riuscire a offrire ai figli una vita di relazione».

Attraverso una serie di aiuti, la legge intende proprio consentire al padre separato di continuare a fare il papà, condividendo la vita dei figli. «Intendiamo offrire sostegno di carattere economico, legale e psicologico – spiega il promotore Saso, sociologo -. Ovvero fornire un’abitazione a quei padri che nel periodo della separazione rischiano di tornare in casa con i propri genitori, condizione che non permette loro di poter ospitare i figli. Fino al sostegno legale per appianare le questioni, passando per un aiuto psicologico perché spesso il genitore che deve abbandonare la casa con i propri figli ha necessità di recuperare il senso del proprio ruolo e della propria dignità”…[continua…]

Da La Stampa  la notizia qui

Anche i giudici onorari impiegati nei tribunali per azzerare l’arretrato lunedì, Ott 22 2007 

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Il ministero della Giustizia gioca la carta della magistratura onoraria per abbattere l’arretrato. E punta a estenderne l’impiego su larga scala anche nei tribunali. Con paletti rigidi sulle competenze, ma con la possibilità di aumentarne la produttività anche attraverso un meccanismo retributivo che sarà esclusivamente “a cottimo”.

 Il progetto è ormai in dirittura d’arrivo e verrà presentato, dopo le ultime limature, a uno dei prossimi Consigli dei ministri. L’obiettivo dichiarato è duplice e parte dalla considerazione di ampi margini di efficienza che possono ancora essere richiesti a giudici di pace, Got e Vpo. Intanto il Governo ha presentato al Senato un emendamento alla Finanziaria che proroga a giugno 2008 il mandato di circa 800 tra giudici di pace e Got in scadenza a fine dicembre.

La parola d’ordine è intaccare l’arretrato e poi azzerarlo. Un utopia? Al ministero si sostiene di no. Già oggi molti uffici giudiziari fanno registrare performances soddisfacenti, se non, in alcuni casi, di eccellenza. Il saldo tra processi sopraggiunti e smaltiti è spesso positivo, ma resta il moloch dello stock di arretrato accumulato che costituisce il vero ostacolo da aggredire. Se gli uffici potessero lavorare solo su quello si è calcolato che in 16 mesi potrebbe essere azzerato. Ma naturalmente questo non è possibile. E allora il progetto mette in campo un “pacchetto” d’urto che, si stima, potrebbe arrivare a una drastica riduzione, se non a una vera e propria cancellazione, dell’arretrato sia civile sia penale nel arco di 5 anni.

I giudici onorari, soprattutto i giudici di pace, verranno così coinvolti in maniera diretta nell’attività degli uffici giudiziari sia nel settore civile sia nel settore penale. Saranno chiamati a operare su un duplice fronte, quello delle tradizionali competenze, che non verranno intaccate (semmai ci sono progetti già depositati in Parlamento per allargarli), e quello di nuove materie che verranno affidate dopo avere precisato le esclusioni. Sul fronte civile non dovrebbero rientrare tra le future competenze materie come il diritto societario, quello fallimentare, i marchi e brevetti e la proprietà industriale, il diritto di famiglia; tutti settori che richiedono una preparazione tecnica specifica e approfondita. Ma il campo della contrattualistica e dei risarcimenti, quello che fa registrare nel civile il pieno di contenzioso, dovrebbe vedere i giudici onorari in prima linea….[continua…]

Da Il Sole 24 Ore    la notizia qui

Assicurazioni: dal senato due emendamenti pessimi, due interessanti giovedì, Ott 11 2007 

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Abbiamo ascoltato una trasmissione alla radio dove ha segnalato la presenza di emendamenti al DDL 1644, di cui abbiamo trattato, volti al ripristino della assistenza professionale nell’ambito della procedura di risarcimento diretto. 

Tra gli emendamenti significativi due sembrano porre una riserva esclusiva agli avvocati per l’attività stragiudiziale e due no.

I polli di Renzo tornano in campo? Ci asteniamo da ogni ulteriore commeto.

Da Stefano Mannacio   la notizia qui

Privacy in azienda a rischio lunedì, Set 24 2007 

Accordo bipartisan: via gli obblighi per le imprese. La proposta in commissione. Appello sul web per evitare che la legge sia svuotata.

ROMA – Privacy sotto scacco. La tutela dei nostri dati personali è a rischio: parlamentari di entrambi gli schieramenti starebbero infatti cercando di svuotare la legge che protegge la riservatezza. Come? Con semplici emendamenti al ddl Bersani sulle liberalizzazioni. A denunciarlo sono Stefano Rodotà, Fiorello Cortiana, Carlo Formenti e Arturo Di Corinto, che giovedì scorso hanno lanciato un appello sul web (www. adunanzadigitale. org/privacy/), già firmato da oltre 150 persone.

Sull’argomento, la “madre dei tutte le leggi” è il Codice della privacy, entrato in vigore il primo gennaio 2004. All’esame della Commissione Industria del Senato (che si dovrebbe riunire oggi pomeriggio) sono invece gli emendamenti alla cosiddetta “lenzuolata Bersani”.

Cosa c’entrano con la riservatezza? “È in corso al Senato – spiegano i promotori dell’appello – un nuovo tentativo di svuotare la legge sulla protezione dei dati personali, a danno dei cittadini e dei lavoratori e a favore delle imprese. In seguito alle pressioni di forti organizzazioni imprenditoriali, alcuni parlamentari di entrambe gli schieramenti hanno infatti proposto che tutte le imprese siano esonerate dal predisporre le misure minime di sicurezza a tutela dei dati personali. Prima dell’estate la Camera aveva già introdotto questo esonero per le imprese con meno di 15 dipendenti”….[continua…]

Da La Repubblica  la notizia qui

Giustizia : 60 milioni di euro di tagli per la finanziaria venerdì, Set 14 2007 

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Ammonta a quasi 60 milioni di euro il contributo della Giustizia in termini di risparmi alla Legge Finanziaria 2008.

Lo rende noto l’ufficio stampa del Ministero in una nota, precisando che il totale dei tagli previsti è così suddiviso: 7,6 milioni di euro per la riduzione della spesa per l’acquisto di mezzi di trasporto, macchinari e attrezzature dell’amministrazione penitenziaria e di quella minorile; 5 milioni di euro il risparmio sul funzionamento delle amministrazioni giudiziaria, penitenziaria e minorile; 2 milioni di euro da autorizzazioni di spesa per dirigenti dell’amministrazione; 3,3 milioni di euro in meno per l’acquisto di beni, macchine e attrezzature dell’amministrazione giudiziaria; 40 milioni di euro dalla razionalizzazione delle spese relative ad intercettazioni telefoniche (risparmi che saliranno a 70 milioni nel 2009 e a 100 milioni di euro nel 2010).

Un taglio effettuato “per venire incontro alle indicazioni governative in vista della prossima Finanziaria che, tuttavia, non potrà non tener conto delle necessità improcrastinabili per il buon funzionamento della Giustizia, considerando soprattutto che il settore, nella precedente legislatura, ha già subito tagli per il 53%”.

Il Guardasigilli Clemente Mastella aveva gia’ istituito una commissione – presieduta dal sostituto procuratore Francesco Greco – per razionalizzare e rendere effettivo il recupero delle spese di giustizia, tenendo conto pero’ di quelli che il suo ministero chiama tagli drammatici effettuati nella scorsa legislatura, “come dimostrano le situazioni di carenza di mezzi e risorse in cui versano i numerosi uffici giudiziari, più volte pubblicamente denunciate”.

Critiche alla modestia delle risorse della giustizia erano giunte – durante il ministero Castelli – sia dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura che dall’Associazione Nazionale Magistrati, mentre l’Unione delle Camere Penali si era astenuta piu’ volte dalle udienze a livello locale o nazionale per sottolineare il problema dei tagli alle spese per le trascrizioni delle udienze, che impattano direttamente sui diritti dell’imputato.

Sempre in tema di spesa per la Giustizia, ispondendo alle critiche di alcuni giornali, qualche giorno fa via Arenula aveva precisato che i dati sui costi dell’amministrazione giudiziaria, e in modo particolare sulle consulenze, riportati da tali organi di stampa, non riguardavano in alcun modo la diretta gestione del Ministero, ma la previsione di spesa dell’intera amministrazione della giustizia.

Le testate avevano infatti parlato di ‘consulenze esterne’ per 457 milioni di euro, mentre il ministero precisava che “Nessun consulente esterno è stato mai nominato dal ministro della Giustizia, Clemente Mastella, nell’anno in cui, da Guardasigilli, ha guidato il Dicastero di via Arenula. Né vi è allo stato intenzione di nominarne alcuno”, mentre la voce indicata riguardava la somma di più voci di previsione di spesa, riferite ad acquisizioni di prestazioni di servizi da terzi ma funzionali alla definizione dei processi, penali e civili.

Quanto alle altre voci di spesa citate, il ministero sottolineava che esse si riferiscono alla complessiva amministrazione della giustizia: dagli uffici giudiziari di tutta Italia, all’amministrazione penitenziaria, all’amministrazione minorile, che per sopravvivere hanno bisogno di carta, penne, telefoni, computer, personale, autovetture e carburanti oltre che gestione dei locali (gli istituti di pena fra questi e alcuni palazzi di giustizia).

Da Mondoavvocati.it  la notizia qui

Via libera al correttivo della riforma del diritto fallimentare venerdì, Set 7 2007 

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Sì del Consiglio dei ministri al decreto correttivo della riforma del diritto fallimentare. Il via libera al provvedimento, proposto dal Guardasigilli Clemente Mastella e dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, arriva sul filo di lana, visto che la scadenza per esercitare la delega era fissata al 16 settembre. Le modifiche saranno operative dal 1° gennaio 2008 e non dal settembre 2007 come era in origine indicato.

In particolare il provvedimento incentiva il ricorso agli strumenti stragiudiziali di soluzione della crisi d’impresa: il concordato preventivo prevede il pagamento anche parziale dei creditori privilegiati. Gli accordi di ristrutturazione, invece, saranno coperti per 60 giorni da azioni esecutive. Varati nuovi indici: ai tradizionali requisiti basati su investimenti e ricavi si aggiunge il livello di indebitamento (500mila euro). Per essere esclusi dal fallimento i parametri dovranno essere posseduti congiuntamente. Inoltre l’onere della prova sul possesso dei requisiti spetterà all’imprenditore.

Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui

Pensioni, trattative nella notte. Poi l’intesa venerdì, Lug 20 2007 

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Dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 58 anni e 35 di contributi; dal luglio 2009 necessario raggiungere «quota 95».

ROMA – Dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 58 anni di età e 35 di contributi mentre dal primo luglio 2009 per ritirarsi dal lavoro sarà necessario avere raggiunto quota 95 come somma tra età anagrafica e contributiva. L’età minima però sarà 59 anni. È quanto prevede l’accordo raggiunto all’alba di oggi a palazzo Chigi tra Governo e sindacati per modificare il cosiddetto «scalone» Maroni, ovvero il meccanismo che avrebbe prvisto il passaggio da 57 a 60 anni, a partire dal 2008, come requisito minimo per accedere alla pensione di anzianità….[continua…]

Da Il Corriere Della Sera  la notizia qui

Patenti, si prepara la stretta mercoledì, Lug 18 2007 

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La riforma del Codice della strada riprenderà questo pomeriggio l’iter di approvazione al Senato. La commissione Lavori pubblici ha accolto ieri, all’unanimità, la proposta della presidente Anna Donati (Verdi) di avviare subito la discussione del provvedimento per accelerarne i tempi di votazione. L’incardinamento del disegno di legge Bianchi è all’ordine del giorno della seduta di oggi. «È un segnale positivo verso una rapida risposta del legislatore su temi cruciali come la sicurezza sulle nostre strade» ha detto Donati. E ha precisato che l’esame del testo dovrà essere accurato, che non mancheranno «opportuni aggiustamenti e correttivi». «Anche il Governo dovrà fare la sua parte – ha aggiunto Donati – predisponendo già per il prossimo fine settimana un piano straordinario di controlli sulle strade per tutelarel’incolumità dei cittadini».

Ieri, intanto, è continuato il dibattito politico sulla riforma del Codice e la mancanza di sicurezza sulle strade resa di drammatica attualità dalle cronache di questi giorni. Il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, ha ipotizzato la revoca obbligatoria della patente in caso di quattro sospensioni consecutive della licenza di guida, mostrando invece perplessità sulla proposta del ministro dell’Interno Amato di sequestrare l’automobile a chi guida in stato d’ebrezza: «È un deterrente forte, ma se l’auto è di un altro non si capisce perché si dovrebbe colpire una persona che non ha, né soggettivamente né oggettivamente, delle colpe. Più efficace un intervento relativo alla patente, che impedisca di guidare». Il responsabile dei Trasporti, infine, ha negato la possibilità che il Governo stralci parte della riforma per accelerarne l’approvazione con decreto legge: «Non è nell’ordine delle cose, e non c’è neanche la possibilità tecnica di farlo». Ha però aggiunto che «si può fare altro», e ha citato al proposito alcune misure di carattere amministrativo che dipendono da ministeri come i Trasporti, le Infrastrutture e l’Interno e che riguardano i cantieri aperti sulle strade e la presenza di pattuglie sulle strade»…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui

Le proposte di riforma per gli ammortizzatori sociali e la tutela dei soggetti deboli martedì, Lug 17 2007 

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Il Ministero del Lavoro ha pubblicato il documento che riassume le politiche di prossima attuazione per garantire maggiori tutele ai “soggetti deboli” (giovani e donne) sul mercato del lavoro.
La riforma interessa tre ambiti ed un’area di indirizzo programmatico che introdurrà una serie di strumenti per il sostegno al lavoro delle persone ultracinquantenni il cui tasso di attività resta tra i più bassi dell’Unione europea.

Proposte di riforma
Le proposte di riforma coinvolgono gli ammortizzatori sociali, i giovani e le donne.

Ammortizzatori sociali
Trattamento di disoccupazione:
sarà creato un unico strumento per unire l’istituto di disoccupazione ordinaria e di mobilità ed esso fornirà sostegno al reddito e agevolerà il reinserimento lavorativo delle persone disoccupate;
Integrazione al reddito: progressivamente la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria saranno estese ed unificate con forme di regolazione basate sulle finalità sostanzialmente diverse: gli interventi a seguito di eventi congiunturali negativi e la gestione di problemi strutturali ed eventuali eccedenze di mano d’opera.
Interventi immediati: l’esecutivo ha previsto lo stanziamenti di 700 milioni di euro per il primo intervento sugli ammortizzatori sociali ed in particolare per:
– un miglioramento dell’indennità ordinaria di disoccupazione in riferimento al livello, alla durata e all’attuale profilo a “scalare”: in particolare il Ministero prevede:
a) la durata della indennità di disoccupazione con requisiti pieni verrà portata a 8 mesi per gli infracinquantenni e a 12 mesi per gli over 50;
b) l’importo della indennità di disoccupazione con requisiti pieni sarà portato al 60% dell’ultima retribuzione per i primi 6 mesi, al 50% dal 7° all’8° mese, al 40% per gli eventuali mesi successivi mantenendo in vigore gli attuali massimali;
c) l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti calcolata sui redditi da lavoro dell’anno precedente passerà dall’attuale 30 al 35% per i primi 120 giorni e al 40% per i successivi per una durata massima di 180 giorni;
d) al fine di garantire una piena copertura previdenziale, la contribuzione figurativa verrà assicurata per l’intero periodo di godimento delle indennità, con riferimento alla retribuzione già percepita.
– l’aumento delle indennità di disoccupazione a requisiti ridotti, con profilo che incentivi i contratti a termine più lunghi;
– l’aumento della copertura previdenziale mediante il riconoscimento di contributi figurativi correlati alla retribuzione di riferimento piena e non solo all’indennità percepita.
– gli investimenti per potenziare i servizi per l’impiego collegando e coordinando l’erogazione delle prestazioni di disoccupazione a percorsi di formazione e di inserimento lavorativo.
– la stabilizzazione dei rapporti di lavoro,
– gli incentivi per l’occupazione femminile e l’inserimento lavorativo delle fasce deboli, compresi i lavoratori in età più matura….[continua…]

Da Consulenza Del Lavoro   la notizia qui

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