Pensioni, trattative nella notte. Poi l’intesa venerdì, Lug 20 2007 

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Dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 58 anni e 35 di contributi; dal luglio 2009 necessario raggiungere «quota 95».

ROMA – Dal 2008 si potrà andare in pensione di anzianità con 58 anni di età e 35 di contributi mentre dal primo luglio 2009 per ritirarsi dal lavoro sarà necessario avere raggiunto quota 95 come somma tra età anagrafica e contributiva. L’età minima però sarà 59 anni. È quanto prevede l’accordo raggiunto all’alba di oggi a palazzo Chigi tra Governo e sindacati per modificare il cosiddetto «scalone» Maroni, ovvero il meccanismo che avrebbe prvisto il passaggio da 57 a 60 anni, a partire dal 2008, come requisito minimo per accedere alla pensione di anzianità….[continua…]

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Lavori usuranti si riparte dal 1999 lunedì, Lug 9 2007 

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Mansioni «particolarmente usuranti», lavoro a ciclo continuo e catene di montaggio. Potrebbero essere queste le categorie di attività ritenute “usuranti” dal ministero del Lavoro e che andrebbero escluse da un eventuale innalzamento dell’età pensionabile.
Le mansioni particolarmente usuranti da cui partono le ipotesi allo studio del ministero del Lavoro sono quelle individuate dal decreto Salvi (l’allora ministro del Lavoro) nel 1999 e che, secondo le stime ministeriali, riguarderebbero una platea di 320mila lavoratori. Se quella lista venisse applicata oggi – è stata utilizzata una sola volta, con una finestra aperta dalla Finanziaria 2001 – consentirebbe a mille persone di andare subito in pensione.

Ancora poco definite le altre due categorie: i lavoratori a ciclo continuo (con turni anche notturni) e gli operai addetti alle catene di montaggio.
Scalone o scalini che sia, dunque, i lavori usuranti restano una mina vagante per la riforma delle pensioni. Sul loro trattamento in termini previdenziali e sulla loro precisa definizione (condizione imprescindibile per qualsiasi intervento), sono circolate, nel corso della trattativa, numerose ipotesi e congetture, mai confermate.

Tecnici al lavoro
Al ministero del Lavoro si stanno studiando i criteri per individuare la “platea” da escludere, eventualmente, dagli innalzamenti previsti dallo «scalone Maroni», ancorché ridotto o modificato. Tra le ipotesi in corso di valutazione sembra farsi strada la possibilità che i lavoratori dispensati – che potrebbero continuare ad andare in pensione a 57 anni con 35 anni di contributi versati – possano appartenere, come detto, a tre categorie: chi svolge le mansioni particolarmente usuranti inserite nella “tabella Salvi”, una parte dei turnisti (probabilmente quelli impiegati a ciclo continuo) e gli addetti al lavoro vincolato (catene di montaggio).

Una platea molto variabile dal punto di vista quantitativo. I turnisti occupati in Italia sono – secondo una stima al ribasso comprendente industria, servizi e commercio, ed escludendo i trasporti – circa 700mila. Di questi, soltanto una parte svolge attività a ciclo continuo con turni notturni. Secondo le ultime rilevazioni Istat (2006), su tutti i turnisti, a lavorare anche di sera e di notte, sono il 14,2% degli uomini e il 7,2% delle donne. Nel complesso, si calcola che la somma tra addetti alle mansioni elencate dalla “tabella Salvi”, impiegati a ciclo continuo e operai delle catene di montaggio, sia di 1-1,3 milioni di potenziali usurati….[continua…]

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Damiano: scalino a 58 anni e incentivi per restare al lavoro lunedì, Lug 2 2007 

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Scaloni, scalini o gradini. Per il ministro del Lavoro Cesare Damiano la proposta dei sindacati per chiudere la trattativa sullo scalone potrebbe essere un punto «comune di ragionamento». La ricetta dei sindacati di un gradino per aumentare l’età pensionabile di un anno dal 2008, puntando poi a una sperimentazione di tre anni con incentivi per far restare i lavoratori in attività, potrebbe essere accolta, a patto che i risparmi siano equivalenti. Il ministro lo ha detto in un’intervista rilasciata a Repubblica.
La scorsa settimana è stato raggiunto un accordo fra Governo e sindacati sull’una tantum sulle pensioni di basso importo: la platea dei pensionati sarà definita da un tavolo tecnico, ma si punta a un assegno fra i 300 e i 450 euro nella busta di ottobre, mentre poi dal 2008 è previsto un incremento strutturale fra i 40 e i 50 euro. Annunciato anche l’aumento dell’indicizzazione per le pensioni di importo da tre a cinque quelle minime. Sui coefficienti è da tempo ventilato un aggiornamento dei parametri, rispettando l’equilibrio finanziario del sistema.

Ieri mattina a Palazzo Chigi il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha illustrato le misure contenute nel decreto varato dall’Esecutivo: 900 milioni di euro per l’una tantum di ottobre per le pensioni più basse, aumenti a regime dal 1° gennaio 2008 nell’ambito di un budget di spesa di 1,3 miliardi di euro. Nel pacchetto ci sono anche 700 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali, 200 per il riscatto delle lauree, 300 per la contrattazione di secondo livello. Ma sulla questione all’interno del Governo non c’è accordo. Il ministro delle Politiche comunitarie Emma Bonino, dice con chiarezza no allo scalino e chiede il mantenimento dello scalone della riforma Maroni, che entrerà in vigore dal 1° gennaio del 2008 aumentando l’età per le pensioni di anzianità da 57 a 60 anni fermo restando il requisito dei 35 anni di contributi versati.
«Ci dobbiamo tenere lo scalone», ha detto senza mezzi termini il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino, parlando dal palco del comitato nazionale dei Radicali. Il ministro ha anche manifestato riserve sul decreto che distribuisce il tesoretto. «Ho espresso una forte riserva su quel decreto – dice Emma Bonino – perché penso che aver speso tutto l’extragettito non sia stata una decisione prudente, non mi sembra giusta la procedura del “tutti maledetti e subito”». Secondo Bonino spendere una cifra fra i 5 e i 7 miliardi di euro per una platea di poco più di 130mila persone è una follia, mentre è più impellente il problema degli ammortizzatori sociali.
Ferma anche la posizione di Confindustria che ritiene non si debba intervenire sulle due leggi di riforma del sistema pensionistico, la Dini e la Maroni. Anche per Confindustria non si possono destinare nuove risorse finanziarie per modificare il sistema pensionistico in vigore.

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Pensioni, verso lo stralcio dello scalone giovedì, Giu 28 2007 

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Rutelli: non è la priorità. Subito le misure sulle minime e sui precari.

ROMA — La rottura della trattativa fra governo e sindacati sulle pensioni, ieri alle 3 del mattino, è stata drammatica. Ma già stamane governo e parti sociali torneranno a riunirsi a Palazzo Chigi per riaprire ufficialmente il dialogo. In realtà dietro le quinte il confronto non si è mai interrotto e gli incontri riservati si sono succeduti praticamente senza soste. Ma tutti, a partire dagli ambienti di Palazzo Chigi, spiegano che per l’accordo ci vuole ancora qualche giorno.

La trattativa è inciampata nello «scalone Maroni», l’aumento dell’età minima per la pensione da 57 a 60 anni dal 2008. I leader di Cgil, Cisl e Uil, nella cena dell’altra sera con il presidente del Consiglio, avevano suggerito una via per superare l’ostacolo: 58 anni dal 2009 accompagnati da incentivi per chi ritarda il pensionamento (1% in più per ogni anno di ritardo) e verifica della riforma dopo tre anni. Ma la proposta è stata affossata, conti alla mano, dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, e dai suoi collaboratori della Ragioneria generale. Che prima hanno detto che bisognava partire con 58 anni dal 2008 e poi hanno aggiunto che comunque bisognava avere garanzie sul fatto che si sarebbero ottenuti gli stessi risparmi previsti dalla Maroni con l’aumento a regime dell’età a 62 anni. A quel punto il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, è andato in escandescenze contro Padoa-Schioppa e ha abbandonato il tavolo, seguito poco dopo da Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil) quando lo stesso Romano Prodi ha confermato che non poteva rinunciare ai 62 anni…[continua…]

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Previdenza, il governo fa i conti: tagliare lo scalone costa 5 miliardi martedì, Giu 19 2007 

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Damiano: un salto che può essere «attenuato». Da oggi negoziato no stop.

ROMA — Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ribadisce che il governo ha intenzione di «attenuare» lo scalone del 2008 che porterà a 60 anni l’età minima di pensione, ma alla vigilia della trattativa no-stop con le parti sociali che scatta oggi a Palazzo Chigi, il governo non ha ancora trovato la copertura finanziaria. E il costo dell’operazione, che indubbiamente preoccupa il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, è imponente. Secondo i documenti dell’esecutivo, se invece dello scalone si passasse nel 2008 ad uno scalino più piccolo, portando l’età pensionabile da 57 a 58 anni (aumentando poi l’età minima di un anno ogni due), servirebbero quasi 5 miliardi di euro nei prossimi quattro anni.

L’ACCORDO NON C’E’ – Il problema, per l’esecutivo, non è solo la scarsità di risorse per la contro-riforma delle pensioni. Nella maggioranza manca ancora un accordo complessivo sull’uso del tesoretto di 10 miliardi messo da parte, che secondo Padoa- Schioppa dovrebbe essere destinato per tre quarti alla riduzione del deficit e, per il resto, alle pensioni più basse, quelle dei giovani e ai nuovi ammortizzatori sociali. «E’ solo una delle proposte» ha detto ieri il ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, di Rifondazione, accusando implicitamente il ministro dell’Economia: «C’è chi accentua gli elementi di bilancio andando anche oltre gli obiettivi di Maastricht e non tiene conto del disagio sociale». Ferrero ha chiesto altri 600 milioni per un piano casa per i più deboli: «A ottobre scade la proroga degli sfratti e a Natale rischiamo di trovarci – ha detto – 20mila persone in mezzo alla strada»….[continua…]

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Pensioni, Governo al lavoro: sempre più vicina l’ipotesi dei 58 anni dal 2008 venerdì, Mag 4 2007 

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Dal 2008 in pensione a 58 anni e coefficienti di calcolo dei rendimenti congelati per alcune categorie di lavoratori. Sarebbero queste le proposte che si accinge a fare il Governo al tavolo con i sindacati il prossimo 9 maggio, quando a Palazzo Chigi si discuterà di pensioni e di welfare.

Lo scrive l’agenzia l’Agi, secondo quanto ha appreso da fonti del dicastero di via Veneto. Nel documento da sottoporre alle parti sociali non ancora definitivo, verrebbero proposte nuove scadenze.
Per lo scalone l’esecutivo suggerirebbe di andare in pensione dal 2008 non con 60 anni di età, come attualmente previsto, ma con 58 anni e crescendo di un anno l’età pensionabile ogni 18 mesi: in questo modo, si arriverebbe a 62 anni nel 2014. In pratica, il 1 gennaio prossimo si andrebbe in pensione a 58 anni, il 1 luglio 2009 a 59, il 1 gennaio 2011 a 60 anni e, via via, il 1 luglio 2012 a 61 anni e il 1 gennaio 2014 a 62 anni….[continua]

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