Tfr: tassazione a confronto lunedì, Giu 25 2007 

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Conviene lasciare il tfr in azienda o scegliere la previdenza integrativa?

Tassazione del tfr futuro
– Tfr in azienda: in questo caso il tfr non costituisce imponibile
– Previdenza complementare: in questo caso il tfr non costituisce imponibile

Deducibilità dei contributi (del datore di lavoro e del dipendente)
– Tfr in azienda: per i versamenti alla previdenza privata si possono dedurre un massimo di 5.164,57 euro all’anno
– Previdenza complementare: per i versamenti alla previdenza integrativa si possono dedurre un massimo di 5.164,57 euro all’anno

Imposta sui rendimenti del capitale
– Tfr in azienda: i rendimenti del capitale prima del raggiungimento della pensione subiscono una tassazione pari all’11%, mentre al raggiungimento dell’età pensionabile il lavoratore percepisce l’intero capitale derivante dal rendimento
– Previdenza complementare: i rendimenti del capitale prima del raggiungimento della pensione subiscono una tassazione pari all’11%, mentre dopo la pensione subiscono una tassazione pari al 12,5%

Tassazione del Tfr liquidato
– Tfr in azienda: il lavoratore riceve un capitale soggetto ad una tassazione minima del 23%
– Previdenza complementare: il lavoratore riceve un capitale (pari al massimo al 50% del totale) che è tassato al 15% (sull’importo corrispondente ai contributi versati) ed è soggetto ad un meccanismo di riduzione. L’aliquota, quindi, diminuisce dello 0,3% annuo dopo 15 anni di versamenti ed è pari al 9% dopo 35 di versamenti.

Imposta sulle rendite
– Tfr in azienda: non dà luogo a rendite
– Previdenza complementare: la parte degli assegni mensili corrispondente ai contributi versati è soggetta ad un’imposta del 15% con meccanismo di riduzione.

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

Guida al TFR venerdì, Giu 15 2007 

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Fonte: Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

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Che cos’è la Riforma?

Dall’inizio degli anni Novanta il sistema pensionistico italiano è stato oggetto di un articolato processo di riforma volto a contenere la spesa pensionistica in modo da garantirne la sostenibilità finanziaria.

Tale riforma rappresenta un’importante evoluzione nella storia della previdenza italiana. Essa è infatti incentrata sullo sviluppo di un sistema pensionistico basato su due “pilastri” : il primo è rappresentato dalla previdenza obbligatoria (erogata da Inps, Inpdap, Casse professionali ecc.) che assicura la pensione di base; il secondo è rappresentato dalla previdenza complementare che è finalizzata a erogare una pensione aggiuntiva a quella di base.

Le prestazioni pensionistiche che saranno pagate in particolare ai lavoratori entrati nel mondo del lavoro dopo il 1° gennaio 1996 o con pochi anni di servizio a quella data, saranno inferiori di quelle pagate nel passato. Per garantire a tutti i lavoratori la possibilità di mantenere un adeguato tenore di vita anche dopo il pensionamento, la riforma ha previsto la possibilità di aderire alle forme pensionistiche complementari.

L’adesione alla previdenza complementare, pur non essendo obbligatoria, è quindi un‘interessante opportunità per garantire ai pensionati di domani un reddito di importo adeguato.

Una delle novità più importanti della Riforma riguarda il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) che può essere utilizzato come fonte di finanziamento delle forme pensionistiche complementari.

Cosa è il TFR?

Leggi il seguito di questo post – Fonte Ascom Confcommercio Isola di Procida

Tfr: trattenuta progressiva in busta martedì, Mag 29 2007 

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La scelta per la previdenza complementare produce effetti dalla data di consegna del modello «Tfr 1» o «Tfr 2» al datore di lavoro e non dalla data della sua compilazione.

Il lavoratore può destinare il Tfr alla previdenza complementare anche se ha ceduto in garanzia il quinto dello stipendio. Per calcolare il primo semestre di lavoro entro cui effettuare la scelta per i nuovi lavoratori assunti si applicano i normali termini di computo previsti dal Codice civile: per esempio, in caso di assunzione avvenuta il 25 maggio 2007, il semestre scade il 25 novembre successivo.

Il ministero ha anche chiarito che è corretto il comportamento del datore di lavoro che inizia a trattenere in busta paga la quota a carico del lavoratore, destinata al fondo, dal momento in cui gli viene consegnato il modulo di adesione, anche se il versamento verrà effettuato solo a luglio. Peraltro, il ministero ha spiegato che il comportamento è opportuno per evitare che nel mese di luglio venga effettuata una trattenuta unica che rischia di penalizzare troppo il lavoratore….[continua….]

Da Il Sole 24 Ore    la notizia qui

Riforma del TFR martedì, Mar 20 2007 

La scelta sulla destinazione del TfrIn base a quanto previsto dal disegno di legge finanziaria, dal 1° gennaio 2007 ciascun lavoratore dipendente può scegliere di destinare il proprio Trattamento di Fine Rapporto (TFR) maturando (futuro) alle forme pensionistiche complementari o mantenere il TFR presso il datore di lavoro.In relazione all’anzianità contributiva maturata presso gli enti di previdenza obbligatoria si aprono diverse possibilità di scelta per i lavoratori.

Lavoratori dipendenti iscritti ad un ente di previdenza obbligatoria dal 29 aprile 1993
La scelta del lavoratore sulla destinazione del TFR riguarda l’intero TFR maturando e può essere manifestata in modo esplicito (dichiarazione espressa) o tacito (silenzio-assenso all’adesione).

Modalità Esplicite

Entro il 30 giugno 2007 per i lavoratori in servizio al 1° gennaio 2007, o entro 6 mesi dalla data di assunzione, se avvenuta successivamente al 1° gennaio 2007, il lavoratore dipendente può scegliere di:

  • destinare il TFR futuro ad una forma pensionistica complementare;
  • mantenere il TFR futuro presso il datore di lavoro. In tal caso, per i lavoratori di aziende con più di 50 dipendenti, l’intero TFR è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato, gestito, per conto dello Stato, dall’INPS.

La scelta di destinazione del TFR futuro ad una forma pensionistica complementare deve essere espressa dal lavoratore attraverso una dichiarazione scritta indirizzata al proprio datore di lavoro con l’indicazione della forma di previdenza complementare prescelta.
La dichiarazione scritta è necessaria anche nel caso in cui si scelga di mantenere il TFR futuro presso il proprio datore di lavoro. ”
Modalità Tacite (Silenzio – Assenso)Se entro il 30 giugno 2007 per chi è in servizio al 1° gennaio 2007, o entro 6 mesi dall’assunzione, se avvenuta successivamente al 1° gennaio 2007, il lavoratore non esprime alcuna indicazione relativa alla destinazione del TFR, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro alla forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali, o ad altra forma collettiva individuata con un diverso accordo aziendale, se previsto. Tale diverso accordo deve essere notificato dal datore di lavoro al lavoratore in modo diretto e personale.In presenza di più forme pensionistiche collettive, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro:

  1. alla forma individuata con accordo aziendale;
  2. in assenza di specifico accordo, alla forma alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell’azienda.

In assenza di una forma pensionistica collettiva individuabile sulla base di questi criteri, il datore di lavoro trasferisce il TFR futuro ad un’apposita forma pensionistica complementare istituita presso l’INPS, alla quale si applicano le stesse regole di funzionamento delle altre forme di previdenza complementare.

Trenta giorni prima della scadenza dei 6 mesi utili per effettuare la scelta, il datore di lavoro deve comunicare al lavoratore che ancora non abbia presentato alcuna dichiarazione le necessarie informazioni sulla forma pensionistica collettiva alla quale sarà trasferito il TFR futuro in caso di silenzio del lavoratore.

La destinazione del TFR futuro ad una forma pensionistica complementare, sia con modalità esplicite che tacite:

  • riguarda esclusivamente il TFR futuro. Il TFR maturato fino alla data di esercizio dell’opzione resta accantonato presso il datore di lavoro e sarà liquidato alla fine del rapporto di lavoro con le rivalutazioni di legge;
  • determina l’automatica iscrizione del lavoratore alla forma prescelta. Il lavoratore iscritto godrà quindi dei diritti di informazione e partecipazione alla forma di previdenza complementare cui ha aderito;
  • non può essere revocata, mentre la scelta di mantenere il TFR futuro presso il datore di lavoro può in ogni momento essere revocata per aderire ad una forma pensionistica complementare.

Lavoratori dipendenti iscritti ad un Istituto di previdenza obbligatoria in data antecedente al 29 aprile 1993.Anche tali lavoratori sono chiamati ad effettuare la scelta sulla destinazione del TFR maturando, negli stessi termini e con le stesse modalità, esplicite o tacite, già illustrate per i lavoratori entrati nel mondo del lavoro dal 28 aprile 1993. Tuttavia per tali lavoratori, in ragione della maggiore anzianità lavorativa, è prevista la possibilità di destinare alle forme di previdenza complementare anche soltanto una parte del TFR maturando. In particolare, tali lavoratori possono:

  • se già iscritti ad una forma pensionistica complementare al 1° gennaio 2007, scegliere, con dichiarazione scritta indirizzata al datore di lavoro (modalità esplicita), di contribuire al fondo con la stessa quota versata in precedenza mantenendo presso il datore di lavoro la quota residua di TFR.In tal caso, per i lavoratori di aziende con più di 50 dipendenti, il residuo TFR è trasferito dal datore di lavoro al Fondo per l’erogazione del TFR ai dipendenti del settore privato, gestito, per conto dello Stato, dall’INPS;
  • se non iscritti ad una forma pensionistica complementare al 1° gennaio 2007, scegliere con dichiarazione scritta diretta al datore di lavoro (modalità esplicita) di trasferire il TFR futuro a una forma pensionistica complementare, nella misura fissata dagli accordi collettivi o, in assenza di accordi in merito, in misura non inferiore al 50%.

In entrambi i casi resta ferma la possibilità di incrementare la quota di TFR maturando da versare alla forma pensionistica complementare.

Se i lavoratori iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 29 aprile 1993 non esprimono alcuna scelta sul TFR, si verifica il silenzio-assenso all’adesione e il datore di lavoro trasferisce integralmente il TFR futuro alla forma pensionistica complementare individuata, secondo quanto illustrato in ‘Modalità Tacite’ (v. sopra).