Ingressi aziendali, massima tutela per il lavoratore infortunato mercoledì, Mag 20 2009 

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Sugli ingressi aziendali massima tutela ai lavoratori. Vanno infatti risarciti se si fanno male entrando dalla parte più pericolosa.

Questa scelta, afferma la Cassazione con la sentenza n. 11417 del 18 maggio 2009, non rientra nel rischio elettivo del dipendente che è invece un’azione irragionevole, e come tale preclude il risarcimento per l’infortunio in itinere.

Da Cassazione.net   la notizia qui

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Confermati i termini degli adempimenti nonostante la possibile riforma mercoledì, Apr 29 2009 

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L’approvazione dello schema di decreto legislativo di modifica al T.U. della Sicurezza sul lavoro, avvenuta lo scorso 27 marzo da parte del Governo, attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni non ha derogato alcuni obblighi già previsti dal D.Lgs.

Tali adempimenti sono stati oggetto di successive proroghe: la prima li aveva posticipati al 31 dicembre 2008; successivamente il D.L. 207/2008 (c.d. mille proroghe), convertito dalla Legge 14/2009, ha spostato la loro entrata in vigore al 16 maggio, termine entro il quale potevano essere emanate anche le modifiche e le integrazioni all’originario D.Lgs. 81/2008.

La proroga era stata necessaria in quanto gli organi competenti non avevano fornito le chiavi interpretative per un corretto funzionamento della norma, né erano stati emanati i decreti integrativi…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

Se la casalinga si infortuna le va risarcito anche il danno morale martedì, Feb 3 2009 

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Cass. Sez. civ. Sentenza n. 1343/09.

La Corte di Cassazione ha affermato che anche il diritto al lavoro della casalinga deve essere tutelato e, per questo, in caso di infortunio per incidente stradale vanno risarciti tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali.

Infatti per la Corte: “il danno non patrimoniale va risarcito non solo nei casi previsti dalla legge, ma anche nei casi di lesione dei valori della persona umana costituzionalmente protetti, specie se il danno è inerente alla perdita rilevante della capacità lavorativa per la riduzione funzionale della deambulazione”.

Inoltre: “il principio che consente di risarcire un danno futuro ed incerto dev’essere individuato nel diritto delle vittime al risarcimento totale dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, conseguenti alla lesione dei diritti umani fondamentali, tra cui la salute e il diritto al lavoro, che compete anche alla casalinga”.

Da Saranno Avvocati  la notizia qui

Sicurezza lavoro: datore sempre responsabile se non vigila in modo “pressante” venerdì, Ott 24 2008 

In azienda sono sempre più stringenti gli obblighi di formazione e vigilanza sulla sicurezza dei lavoratori. In caso di infortunio, rischia infatti il carcere il datore di lavoro che non ha vigilato in modo “pressante” su un dipendente, anche se affiancato da un operaio più esperto, tanto da farlo “sfuggire alla tentazione” di sottrarsi alle norme antinfortunistiche.

Sentenza della Corte di Cassazione n.39888/08 del 23 ottobre 2008 .

Da Cassazione.net   la notizia qui

Thyssen: “Buonuscita premio a chi rinuncia alla causa” mercoledì, Apr 9 2008 

La denuncia dei sindacati: operai costretti a firmare. L’azienda: stesse clausole da anni.

TORINO– La scoperta è di venerdì sera quando un lavoratore si è presentato alla riunione dei dipendenti Thyssen che intendono costituirsi parte civile contro l’azienda per il rogo del 6 dicembre: “Io sono d’accordo a presentarmi in tribunale – ha detto ai legali del sindacato – ma ho firmato un verbale che mi impedisce di fare causa”.

Ci sono volute poche ore per ricostruire l’accaduto: nel verbale di conciliazione sottoscritto dai dipendenti che concordano la buonuscita con l’azienda è scritto chiaramente che il lavoratore accetta l’incentivo alle dimissioni “a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio” e che “rinuncia pertanto” “a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo… 2043, 2059, 2087… del codice civile”.

I tre articoli del codice citati sono quelli del danno ingiusto, del danno morale (che si può chiedere solo in caso di reato commesso dall’azienda) e della messa a repentaglio dell’integrità fisica dei lavoratori. Proprio le ipotesi di reato previste nella richiesta di rinvio a giudizio dei vertici Thyssen, firmata dal procuratore Raffaele Guariniello. In sostanza l’alternativa è secca: o accettare la buonuscita e rinunciare a chiedere giustizia in tribunale o pretendere giustizia perdendo l’incentivo. Gli ultimi lavoratori che hanno firmato la buonuscita hanno ottenuto dalla Thyssen cifre intorno ai 30 mila euro…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Attività degli insegnanti tutelate dall’assicurazione obbligatoria e infortunio in itinere martedì, Feb 26 2008 

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La partecipazione ad un corso di aggiornamento per docenti, seppur obbligatorio, non rientra di per sè nel novero delle attività tutelate dall’assicurazione obbligatoria, con la conseguenza che, in caso d’infortunio, l’insegnate non è indennizzabile. Così ha deciso la Corte di Cassazione, sezione lavoro, nella sentenza del 7 febbraio 2008, n. 2895.

La questione ha riguardato un triste episodio in cui un docente di un istituto tecnico industriale statale, deceduto in un incidente stradale mentre era alla guida della propria auto e si stava recando, insieme ad alcuni suoi colleghi, ad un corso di aggiornamento obbligatorio.

Gli eredi si sono rivolti al giudice per chiedere il pagamento della rendita ai superstiti, indennizzabile a loro avviso in quanto il fatto era da qualificarsi un infortunio in itinere, domanda che è stata respinta in primo e secondo grado e, pertanto, è stato proposto ricorso per cassazione…[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

La sicurezza dei cittadini non è un diritto di rango costituzionale giovedì, Feb 14 2008 

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La sicurezza e la tranquillità dei cittadini non sono diritti di rango costituzionale. Ecco perchè il comune che non fa nulla contro le situazioni che fanno sentire gli abitanti in pericolo non deve risarcirgli il danno esistenziale.

Sentenza della Corte di Cassazione n.3284 del 12 febbraio 2008.

Da Cassazione.net  la notizia qui

Dirigenti e preposti al servizio di prevenzione infortuni: sono tutti responsabili giovedì, Feb 14 2008 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione quarta penale, sentenza n. 6277 dell’8 febbraio 2008.

Si prescinde dall’eventuale delega data al titolare del servizio di prevenzione.

Con sentenza dell’8 febbraio 2008, n. 6277, la sezione quarta penale della Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che i dirigenti ed i soggetti preposti al servizio di prevenzione infortuni e destinatari delle norme antinfortunistiche sono tutti responsabili in materia, a prescindere dall’eventuale delega loro conferita.

Fatto e diritto
Un operaio di uno stabilimento, mentre con l’aiuto di un collega stava spostando manualmente una porta di peso elevato, ne aveva perso la presa e veniva colpito alla gamba destra.
L’operaio aveva citato in giudizio il legale rappresentante dell’azienda ed il direttore e l’addetto alla sicurezza sul lavoro accusandolo di lesioni colpose gravi, ma il tribunale non aveva accolto il suo ricorso e li aveva assolti con la formula “per non aver commesso il fatto”.
La Corte d’Appello, alla quale si era rivolti l’operaio, riteneva provata la materialità del fatto, in quanto la movimentazione manuale di un carico ingombrante e pesante, quale quello rappresentato dalla porta, costituiva omessa osservanza della contestata disposizione antinfortunistica di cui all’art. 48 del D.L.vo 626/1994, ma tuttavia asseriva che tale violazione sarebbe ascrivibile non agli imputati nelle rispettive qualità, bensì al responsabile del servizio di prevenzione e protezione per lo stabilimento in questione, designato dal datore di lavoro, in cui è avvenuto l’infortunio.
Allora il dipendente è ricorso in Cassazione deducendo a sostegno violazione di legge che la Corte d’Appello aveva interpretato erroneamente le disposizioni di cui agli artt. 4 ed 8 del D.Lgs. n. 626/1994, ritenuto che fosse sufficiente a giustificare l’esenzione da responsabilità degli imputati, il solo fatto che il datore di lavoro avesse designato un responsabile del servizio di prevenzione degli infortuni per lo stabilimento.

La decisione della Corte di Cassazione
Per la Corte di Cassazione, il ricorso è meritevole di accoglimento. La Corte, dunque, ha rigettato sia la decisione del primo giudice (che aveva escluso tout court la responsabilità penale del datore di lavoro e del dirigente addetto alla sicurezza del lavoro), sia quella della Corte d’Appello (che aveva finito per accogliere quella deduzione difensiva), mostrando di non aver tenuto in considerazione, come avrebbe dovuto, il principio giuridico secondo cui, tra i destinatari iure proprio delle norme dettate in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro dal D.P.R. n. 547/1955, sono compresi anche il datore di lavoro ed il dirigente e che quest’ultimo non si sostituisce alle mansioni dell’imprenditore, del quale condivide oneri e responsabilità in materia di sicurezza del lavoro.

L’unica eccezione a questa regola è rappresentata dalla circostanza per cui il titolare dell’impresa nomini nel ruolo di Dirigente una persona qualificata e capace e trasferisca ad essa tutti i compiti di natura tecnica, con le più ampie facoltà di iniziativa e di organizzazione anche in materia di prevenzione degli infortuni: in questo caso, infatti, il datore di lavoro, in caso di incidente, è esonerato da responsabilità penale.

Nei fatti ciò non era avvenuto ed il documento prodotto dalla difesa non poteva svolgere la funzione di delega utile ai fini dell’esenzione del datore di lavoro da responsabilità, poiché si trattava di designazione – ai sensi dell’art. 4, comma 4 lett. a), del D.Lgs del 19/9/1994, n. 626 – del responsabile del servizio prevenzione e protezione, per l’osservanza dei compiti previsti dal successivo art. 9. Tale figura, infatti, risultava sprovvista di quei ampi ed autonomi poteri di spesa ed organizzativi in materia di prevenzione degli infortuni, ritenuti indispensabili ai fini dell’esonero da responsabilità del datore di lavoro.

Da News Food   la notizia  qui

Denuncia infortuni: nuove istruzioni dall’Inail sulle novità introdotte dalla legge n. 123/2007 giovedì, Ott 11 2007 

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Inail, nota 9 ottobre 2007.

Con la Nota 9 ottobre 2007 l’Istituto assicuratore chiarisce alcuni importanti aspetti relativi alle sanzioni amministrative ed alla diffida obbligatoria di cui all’art.13 del Dlgs n. 124/2004, tenendo conto che la legge 123/2007, di riforma della sicurezza sul lavoro, ha esteso tale potere anche al personale amministrativo degli Enti previdenziali. 

A partire dal 25 settembre scorso i datori di lavoro responsabili di violazioni amministrative sanabili potranno ricorrere all’agevolazione del pagamento della sanzione minima a seguito di diffida obbligatoria anche quando la violazione fosse stata rilevata da funzionari amministrativi.

La nota specifica, poi, l’iter procedurale che i funzionari amministrativi dovranno seguire nel caso rilevino violazioni in materia di “prestazioni”, in particolare l’omessa o tardata denuncia di infortunio e malattia professionale ai sensi dell’art. 53 T.U.
Si elencano di seguito le tre ipotesi descritte nella nota:
1) La sede INAIL riceve il certificato medico di infortunio o malattia professionale ma non riceve la denuncia del datore di lavoro, in questo caso provvederà a richiedere al datore di lavoro la denuncia attraveso apposito atto istruttorio (modulo 1 e 1 bis allegati alla nota).
2) Se il datore di lavoro non invia la denuncia entro i termini prescritti ai sensi dell’articolo 53 commi 1 e 5 del D.P.R. 1124/1965, l’INAIL invierà una diffida tramite il modulo allegato alla nota della Direzione centrale rischi INAIL 27 agosto 2007, la sanzione applicata in questo caso sarà di euro 1290,00.
3) Qualora il datore di lavoro non dovesse osservare i termini della diffida per l’invio della denuncia e per il pagamento della sanzione in misura minima, l’INAIL procederà alla contestazione della violazione tramite l’apposito modulo allegato alla nota, la sanzione applicabile im questo caso potrà variare tra 1290,00 e 7745,00 euro.

Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui

Sindaco responsabile della sicurezza dei dipendenti comunali lunedì, Set 24 2007 

Stretta della Cassazione sulla violazione della 626 anche nei comuni. Il sindaco è direttamente responsabile della sicurezza sul lavoro dei dipendenti se non ha delegato uno dei funzionari dell’ente locale, nominandolo ufficialmente datore di lavoro.

È quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 35137 del 20 settembre 2007.

Da Cassazione.net  la notizia qui

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