In tema di stalking e maltrattamenti mercoledì, Giu 3 2009 

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Tribunale penale di Bari, Ordinanza 6.4.2009 n. 347.

Al fine, quindi, di colmare il vuoto di tutela della vittima di comportamenti ripetuti ed insistenti tali da non integrare ancora i più gravi reati contro la vita o l’incolumità personale, ma comunque idonei a fondare un giustificato timore tale per tali beni, si è inserita la nuova fattispecie di reato di cui all’art. 612 bis cp.

Perché sussista la fattispecie delittuosa è quindi necessario, in primo luogo, il ripetersi della condotta: gli atti e comportamenti volti alla minaccia o alla molestia devono essere reiterati.

Inoltre, i comportamenti devono essere intenzionali e finalizzati alla molestia. Inoltre, occorre che i suddetti comportamenti abbiano l’effetto di provocare disagi psichici, timore per la propria incolumità e quella delle persone care, pregiudizio alle abitudini di vita….[continua…]

Da La Previdenza   la notizia qui

Lavoratori Autonomi: Infortuni sul Lavoro giovedì, Mag 14 2009 

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La Corte di Cassazione con Sentenza n. 18998 del 6 Maggio 2009 ha stabilito che i lavoratori autonomi devono avere le stesse garanzie dei dipendenti su informazioni, protezione, controlli e direttive dei superiori.

La Corte ha stabilito, infatti, che il repsonsabile per la sicurezza sul lavoro ha il compito di interpretare, in via prevedibile, il comportamento altrui.

Ciò significa che egli non può appellarsi alla legittima aspettativa che non si verifichino condotte imprudenti da parte dei lavoratori, non solo perché si tratta di un comportamento omissivo illecito, ma anche perchè egli è responsabile della mancata attività diretta ad evitare l’evento, avendo la possibilità concreta di impedirlo.

Si parla, in quasto caso, di “doppio aspetto della colpa”, per il quale si risponde sia per colpa diretta che per colpa indiretta, quando l’incidente dipende dal comportamento del responsabile, che invoca come discriminante la responsabilità altrui…[continua…]

Da Studio Ciocioni  la notizia qui

Lontano dalla ex lo stalker già andato via di casa lunedì, Apr 20 2009 

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È legittima la misura dell’allontanamento definitivo dalla residenza della famiglia nei confronti di chi, pur avendo abbandonato formalmente la casa, continua a sottoporre a “stalking” l’ex.

Lo ha deciso la Cassazione che, con la sentenza n. 16658 del 17 aprile 2009, ha confermato la misura restrittiva nei confronti di un uomo, citando espressamente per la prima volta il fenomeno stalking, solo di recente recepito in una legge.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Presto il reato di stalking o di molestie prolungate martedì, Gen 27 2009 

images1111111111111111112È in Aula alla Camera dal 20 gennaio e si prevedono tempi rapidi.

Ddl Camera 1440-A.

Si stringono i tempi per l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di stalking, ossia di molestie prolungate. E’ infatti arrivato in Aula alla Camera, il 20 gennaio, il ddl contro gli atti persecutori, in un testo messo a punto dalla Commissione giustizia sulla base di una proposta del governo e di altre proposte parlamentari.

Lo stalking, dunque, verrà punito sempre a querela di parte, ma è possibile procedere d’ufficio se il reato è commesso nei confronti di un minore o di un disabile e anche quando il molestatore sia stato già ‘ammonito’ dal magistrato. Infatti, prima di presentare querela, la vittima può chiedere al questore di ammonire l’accusato che viene invitato dalla pubblica autorità a tenere una “condotta conforme alla legge”. Se le molestie continuano, il magistrato potrà procedere d’ufficio.

Il testo, inoltre, prevede che il giudice possa intimare all’imputato di non avvicinarsi ai luoghi normalmente frequentati dalla vittima, o quanto meno di mantenersi a distanza. Il divieto può durare fino a un anno. Infine, all’imputato può anche essere vietato di comunicare con qualsiasi mezzo, non solo con la vittima, ma anche con i figli. in dettaglio con l’articolo 1 si inserisce, dopo l’articolo 612 del codice penale, l’articolo 612-bis sotto la rubrica: «Atti persecutori»…[continua…]

Da Cittadino Lex    la notizia qui

Stalking, ai domiciliari il marito che perseguita la ex costringendola a scappare mercoledì, Gen 7 2009 

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Pugno di ferro della Cassazione contro lo stalking.

Il marito che tormenta la ex rovindandole la vita e costringendola a scappare deve stare ai domiciliari non essendo sufficiente la misura dell’allontanamento dalla città dove i due vivono e lavorano.

Sentenza della Corte di Cassazione n. 48483 del 30 dicembre 2008.

Da Cassazione.net  la notizia qui

Concorso di reati se vi è progressione criminosa verso un reato più grave di quello di stalking lunedì, Nov 10 2008 

bxp35784Approvato in Commissione Giustizia della Camera, nel corso dell’esame degli emendamenti al disegno di legge “Misure contro gli atti persecutori”, un emendamento (1.100) del relatore Giulia Bongiorno, che sopprime all’articolo 1, comma 1 (capoverso Art. 612-bis) le parole “Salvo che il fatto costituisca più grave reato”.

La ratio dell’emendamento approvato, ad avviso della proponente, è quella di “consentire la configurazione di un concorso di reati, nel caso in cui vi sia una progressione criminosa verso un reato più grave rispetto a quello dello stalking. In tal modo si potrà evitare che possa essere contestato solamente il reato più grave e non quello di atti persecutori. La questione in concreto relativa all’ipotesi in cui vi sia un concorso di reati o un concorso apparente di norme sarà risolta sulla base di principi generali.” (Fonte: resoconto parlamentare, Commissione Giustizia, Camera dei Deputati, 6 novembre 2008)

Riportiamo il testo base sul quale sta lavorando la Commissione
DISEGNO DI LEGGE
Misure contro gli atti persecutori
Art. 1.
(Modifiche al codice penale).
1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo l’articolo 612 è inserito il seguente:
« Art. 612-bis. – (Atti persecutori).
[Salvo che il fatto costituisca più grave reato] (PAROLE SOPPRESSE CON L’EMENDAMENTO 1.100 APPROVATO)
E’ punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore ovvero se ricorre una delle condizioni previste dall’articolo 339.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Si procede tuttavia d’ufficio nei casi previsti dal secondo e dal terzo comma, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio»;
b) al primo comma dell’articolo 577, dopo il numero 4) è aggiunto il seguente:
«4-bis) da soggetto che abbia in precedenza commesso nei confronti della vittima atti persecutori ai sensi dell’articolo 612-bis»…[continua…]

Da Il Sole 24 Ore  la notizia qui

Tormenta i vicini con degli squilli – Viene costretta a pagare una multa giovedì, Lug 17 2008 

La Cassazione: anche gli squilli muti sono molestie. Condannata 39enne

ROMA
Rischia una condanna per molestie telefoniche chi fa continui squilli sul cellulare o, nella migliore delle ipotesi, mette giù la cornetta senza aver detto niente. È quanto si evince dalla sentenza 29971 depositata oggi dalla Corte di Cassazione e con la quale è stata confermata la condanna a 344 euro di ammenda, per molestie telefoniche, nei confronti di una 39enne di Susa (in provincia di Torino), che tormentava con continui squilli e telefonate mute i vicini di casa.

La prima sezione penale ha quindi confermato la decisione del tribunale di Torino, sezione distaccata di Susa, che aveva ritenuto la donna colpevole sia per la petulanza con la quale questa disturbava gli sventurati vicini, sia perché c’erano stati dei diverbi tra le due famiglie. «La quantità, gli orari, la concentrazione temporale e le modalità delle chiamate (interruzione della comunicazione prima o subito dopo la risposta, si legge nelle motivazioni) costituiscono indubbiamente una ingiustificata interferenza nell’altrui sfera privata, capace di turbarne la serenità e nel complesso sono riconducibili a quel modo di agire indiscreto e impertinente che indica il concetto di petulanza.

Insomma lo scherzetto degli squilli è costato caro alla signora oltre ai 350 euro di multa dovrà versare 1000 euro in favore della cassa delle ammende.

Da La Stampa   la notizia qui