Anche trasferimenti d’ufficio per coprire le sedi disagiate giovedì, Nov 20 2008 

ed001561È operativo il fondo unico giustizia per i ministeri di Grazia e Giustizia ed Interni.

Dl 143/2008 – GU n. 268 del 15.11.2008.

Anche trasferimento d’ufficio dei magistrati per coprire le sedi disagiate nel disegno di legge di conversione del decreto 143/2008 sul sistema giudiziario. Queste è una delle due principali novità contenute nella legge di conversione 13 novembre 2008, n. 181, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 15 novembre 2008 ed in vigore dal giorno successivo, di cui si riporta il testo coordinato del decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143. Altre norme concernono la rideterminazione del ruolo organico della magistratura ordinaria ed il pignoramenti sulla contabilità ordinaria del Ministero della giustizia, degli uffici giudiziari e della Direzione nazionale antimafia.

Nel caso dei trasferimenti dovrà essere il Consiglio superiore della magistratura, con delibera e su proposta del Ministro della giustizia, ad indicare ogni anno al massimo sessanta di queste le sedi disagiate, individuandone dieci a copertura immediata scelte tra quelle rimaste vacanti per difetto di aspiranti dopo due successive pubblicazioni…[continua…]

Da Azienda Lex   la notizia qui

Caratteraccio? L’azienda può trasferirti giovedì, Set 4 2008 

Respinto il ricorso di un dipendente: non andava d’accordo con i colleghi.

Isterici, collerici, malmostosi, attenti a come vi comportate sul luogo di lavoro. E nella pausa caffè fatevi magari una camomilla, perché il caratteraccio può essere una giusta causa per il trasferimento in altre sedi. Lo dice la sentenza 22059 della Cassazione, stabilendo che l’armonia e la serenità della squadra sono un valore fondamentale.

Gli allenatori di calcio lo ripetevano come un mantra su ogni canale tv. Stessa cosa facevano i guru dell’organizzazione aziendale. Ora lo afferma anche la legge. Meglio, dunque, stare all’occhio.

La storia comincia a Venezia, nel ‘98, in un cantiere navale. Un elettricista non va d’accordo con i colleghi di lavoro. Litiga e discute. L’azienda decide di calmarlo con tre giorni di ferie obbligate. Poi lo trasferisce in un altro cantiere, contro la sua volontà e dato che non si presenta mai gli sospende pure lo stipendio. Lui, più furioso che mai, fa causa all’impresa per tornare dov’era prima. Ma il tribunale di Venezia nel luglio 2001 gli dà torto. L’azienda è riuscita a dimostrare che quell’elettricista aveva un’indole pessima, guastava il clima con i colleghi.

Stessa sorte avversa quattro anni dopo. Nell’agosto del 2005 la Corte d’appello conferma la decisione del Tribunale sostenendo che «rientrava nel potere dell’azienda trasferire l’uomo per ripristinare un ambiente sereno». L’elettricista non si rassegna e vuole arrivare fino in fondo. Ma perde anche in ultimo grado…[continua…]

Da La Stampa   la notizia qui

Il lavoratore può rifiutare il trasferimento se è accompagnato da un demansionamento mercoledì, Feb 27 2008 

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IL LAVORATORE PUO’ RIFIUTARE IL TRASFERIMENTO SE E’ ACCOMPAGNATO DA UN DEMANSIONAMENTO – In base all’art. 1460 cod. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 4060 del 19 febbraio 2008, Pres. Mattone, Rel. Nobile).

Guido A. dipendente della S.p.A. Imat Felco, azienda commerciale, ha svolto sino al luglio 2003 le mansioni di responsabile della filiale di Cantù con qualifica di secondo livello. Gli è stato poi comunicato il trasferimento a Como con assegnazione delle mansioni di commesso. Egli ha rifiutato di eseguire il trasferimento, sostenendo che esso avrebbe comportato un grave demansionamento, anche perché le mansioni di commesso erano proprie della qualifica di IV e V livello.

Nel settembre del 2003 l’azienda lo ha licenziato con motivazione riferita al mancato adempimento alla disposizione di trasferimento. Il lavoratore ha impugnato il licenziamento davanti al Tribunale di Como, sostenendo che l’azienda, trasferendolo a Como come commesso, si era resa inadempiente all’obbligo, derivante dall’art. 2103 cod. civ., di non modificare in peggio le sue mansioni e che pertanto il suo rifiuto di dar corso al provvedimento aziendale doveva ritenersi giustificato in base all’art. 1460 cod. civ..

Questa norma stabilisce che nei contratti con prestazione corrispettive ciascuno dei contraenti può rifiutarsi di adempiere alla sua obbligazione, se l’altro non adempie…[continua…]

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

La lunga durata della trasferta non esclude il diritto del lavoratore a percepire la relativa indennità venerdì, Set 21 2007 

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La trasferta del lavoratore subordinato, dalla quale consegue il diritto a percepire la relativa indennità, si caratterizza in quanto comporta un mutamento temporaneo del luogo di esecuzione della prestazione, nell’interesse e su disposizione unilaterale dal datore di lavoro.

Essa pertanto non è esclusa né dalla eventuale disponibilità manifestata dal lavoratore, né dalla sua durata per un tempo apprezzabilmente lungo e neppure dalla coincidenza del luogo della trasferta con quello del successivo trasferimento, senza soluzione di continuità.

(Cassazione Sezione Lavoro n. 16136 del 20 luglio 2007, Pres. Mattone, Rel. Balletti).

Da Legge e Giustizia  la notizia qui

Ristrutturazione aziendale: la scelta dei lavoratori non può essere casuale mercoledì, Giu 20 2007 

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Suprema Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 14 maggio 2007, n. 11034.

Se la soppressione attiene al reparto, è coinvolta nella scelta l’intera azienda.

La Corte di cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 14 maggio 2007, n. 11034, ha chiarito che, nei casi di ristrutturazione aziendale, l’azienda deve tenere in debito conto che, qualora il progetto di ristrutturazione aziendale sia in modo esclusivo correlato ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, per individuare i dipendenti da avviare alla mobilità, non deve necessariamente riferirsi all’intera azienda. In questo caso al datore di lavoro è consentito, per esigenze tecnico-produttive, di procedere, in base alle disposizioni di legge, a scegliere i lavoratori nell’ambito della singola unità produttiva ovvero nell’ambito del settore interessato alla ristrutturazione. Però qualora lo stesso voglia sopprimere un reparto intero della sua impresa, la scelta dei lavoratori da porre in mobilità non può essere limitata ai soli dipendenti addetti a tale reparto o a tale settore. In questo caso, infatti, dovrà verificare se questi lavoratori siano idonei ad occupare le posizioni lavorative dei colleghi addetti ai reparti non soppressi.

Fatto e diritto: La Corte di appello territoriale aveva ritenuto invalido il licenziamento intimato ad un dipendente di un pastificio in liquidazione in quanto non erano stati rispettati, nella procedura di mobilità concordata dalla società e dalla R.S.U. aziendale, i due criteri di scelta dei lavoratori da licenziare concordati e correlati sia alla maturazione dei requisiti per il pensionamento di anzianità o di vecchiaia, sia alle esigenze tecnico-produttive «con particolare riferimento alle posizioni di lavoro che vengono soppresse a seguito della organizzazione aziendale».La Corte d’appello aveva rilevato che la società non aveva spiegato le ragioni del mancato ricorso al primo criterio indicato, anziché al secondo; a quest’ultimo aveva dato applicazione nell’ambito limitato alle posizioni a priori individuate come da sopprimere nell’organizzazione aziendale, e cioè, nel reparto di approvvigionamento merci di appartenenza del lavoratore, alle due posizioni che vi appartenevano. Si era così dato rilievo – senza alcuna comparazione con le posizioni di altri lavoratori con il medesimo inquadramento e mansioni comunque attinenti alla movimentazione di merci – a generiche esigenze tecnico-produttive ed organizzative che del tutto illegittimamente si erano fatte coincidere con la decisione di sopprimere il reparto (2 operai 4° livello)…[continua….]

Da Consulenza Del Lavoro   la notizia qui

Non necessita la comunicazione dell’avvio del procedimento nei trasferimenti dei pubblici dipendenti lunedì, Giu 18 2007 

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TAR, Toscana, Firenze, sezione I, 24 aprile 2007, n. 695 – Bellini Gesuele

Il trasferimento di un dipendente pubblico, in adempimento ad una sollecita organizzazione dei servizi, non necessita della comunicazione di avvio dell’inizio del procedimento.

Così ha stabilito il TAR Toscana – Firenze, Sezione I, nella sentenza 24 aprile 2007, n. 695. La vicenda ha riguardato un Ispettore Capo della Polizia di Stato, che con provvedimento del Questore è stato aggregato presso un altro ufficio per un periodo di tempo limitato. L’interessato ha proposto ricorso sollevando tra i motivi di doglianza la violazione degli artt. 7 e 8 della legge n. 241/1990 per la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento.

Il Collegio, premettendo che nel settore della pubblica sicurezza esiste un ampio potere di gestione del personale, dovendo l’Amministrazione istituzionalmente provvedere alla tutela di interessi primari per la civile convivenza, osserva che il trasferimento riguardante il ricorrente è da considerarsi legittimo, anche se non è stato dato avviso dell’inizio del relativo procedimento, né è specificamente e dettagliatamente motivato circa le ragioni che ne hanno determinato l’adozione, in quanto “non costituisce trasferimento in senso tecnico, ma integra soltanto una modalità di estrinsecazione dei profili organizzativi del servizio stesso e non esige le medesime garanzie procedimentali previste per i trasferimenti in senso stretto”….[continua…]

Da La Previdenza.it    la notizia qui

Trasferimento del lavoratore: nessun onere di forma venerdì, Apr 6 2007 

trasferimento.jpg Pur rimanendo salvo l’onere probatorio in capo al datore di lavoro di dimostrare in giudizio le circostanze che hanno giustificato il trasferimento del lavoratore alla stregua di quanto previsto dall’art. 2103 codice civile, tuttavia, per tale provvedimento non è previsto alcun specifico onere di forma, è quanto previsto dalla Corte di Cassazione, Sez. Lav, 05/01/2007, sentenza n. 43