Rateizzazione TFR: si può calcolare anche su Internet giovedì, Ott 16 2008 

L’Agenzia delle Entrate ha reso noto che anche per il TFR e la 36-bis, riguardo alle somme dovute a seguito di procedure di controllo, è ora possibile effettuare direttamente via Internet, sul sito dell’Agenzia (www.agenziaentrate.it), il calcolo delle rate grazie alla messa online di uno specifico software.

La nuova procedura, precisa l’Agenzia delle Entrate, permette di venire incontro al contribuente facilitandolo nella determinazione delle rate e, quindi, nella loro quantificazione, visto che sono comprensive degli interessi.

Trattasi infatti della versione potenziata di un software preesistente che permetterà ai contribuenti, a conti fatti, di avere visione del proprio debito con il fisco a seguito di controlli automatizzati o accertamenti formali da parte dell’Amministrazione Finanziaria. Come accennato, inoltre, il software potrà essere utilizzato anche per effettuare le comunicazioni riguardanti il trattamento di fine rapporto (TFR).

Da Vostri Soldi  la notizia qui

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Il lavoratore può escludere di avere aderito a una transazione, sottoscrivendo la quitanza predisposta dall’azienda “con riserva di ogni diritto” mercoledì, Ott 17 2007 

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In particolare quando non vi siano state reciproche concessioni (Cassazione Sezione Lavoro n. 20781 del 4 ottobre 2007, Pres. Senese, Rel. Stile).

Adriano M. dipendente della Rai, quando gli è stato corrisposto il trattamento di fine rapporto ha sottoscritto un “atto di quietanza” predisposto dall’azienda e contenente dichiarazioni di rinuncia a ogni diritto derivante dal rapporto di lavoro. L’importo riscosso era esattamente quello dovutogli per trattamento di fine rapporto. Il lavoratore, peraltro, prima di firmare, ha apposto di suo pugno, in calce all’atto predisposto dall’azienda le parole “con riserva di ogni mio diritto”. Successivamente egli ha chiesto al Pretore di Roma la condanna della Rai al pagamento di differenze di retribuzione dovutegli per vari titoli. L’azienda si è difesa sostenendo che la domanda doveva ritenersi preclusa per effetto della dichiarazione transattiva in precedenza sottoscritta dal dipendente.

Il Pretore ha rigettato il ricorso in quanto ha ritenuto fondata l’eccezione sollevata dalla Rai. Questa decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Roma. Il lavoratore ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 20781 del 4 ottobre 2007, Pres. Senese, Rel. Stile) ha accolto il ricorso. Nel caso in esame – ha osservato la Corte – il Giudice d’appello, nella sentenza gravata, non solo ha omesso, anche laddove ha riportato il contenuto dell’atto in discussione, di trascrivere la dicitura “con riserva di ogni mio diritto”, ma ha mostrato altresì di ignorarne la presenza, non facendone cenno alcuno; inoltre ha omesso di motivare sulla ulteriore circostanza, idonea anch’essa ad acquisire connotati di rilevanza e decisività, che la somma menzionata nella dichiarazione sottoscritta da Adriano M. corrispondeva esattamente all’ammontare dovuto al lavoratore dell’azienda a titolo di t.f.r.. Tale corrispondenza – ha affermato la Corte – ben potrebbe costituire significativo indice che l’atto non abbia valore di transazione, sicché la dichiarazione di voler transigere ogni diritto derivante dall’intercorso rapporto di lavoro sia soltanto clausola di mero stile; è principio del nostro ordinamento giuridico (confermato dalla giurisprudenza costante) che affinché un atto possa qualificarsi “atto di transazione” è necessario lo scambio di reciproche concessioni con la controparte, sicché, ove manchi l’elemento dell’aliquid datum aliquid retentum, essenziale ad integrare lo schema della transazione, questa non è configurabile.

La Cassazione ha rinviato la causa, per nuovo esame, alla Corte d’Appello di Roma. 

Da Legge e Giustizia   la notizia qui

Il datore di lavoro che versa tfr in previdenza complementare non paga quota ex art. 2 legge 297/82 martedì, Ott 16 2007 

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(Inps, Messaggio 5.10.2007 n. 24300).

I datori di lavoro che, a seguito della scelta operata dai lavoratori, conferiscono, in tutto o in parte, il TFR a previdenza complementare e i datori di lavoro che versano al Fondo di Tesoreria i contributi pari alle quote di TFR non destinate alla previdenza complementare, possono usufruire della quota di esonero del contributo dovuto ex art. 2 L. 297/82.

Da La Previdenza   la notizia qui

Intervento del Fondo di Garanzia Inps: fallimento delle società e procedure concorsuali mercoledì, Ott 10 2007 

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Suprema Corte di Cassazione, sezione Lavoro Civile, sentenza n. 19702 del 24 settembre 2007. 

A garanzia del TFR l’Inps interviene nel fallimento, ma anche nel trasferimento d’azienda.

Con sentenza del 24 settembre 2007, n. 19702, la Corte di Cassazione, sezione Lavoro Civile, ha rigettato il ricorso dell’Inps che non è intervenuto a pagare il TFR ad un dipendente di alcune società (prima srl, poi spa) richiamando la direttiva Cee 20 ottobre 1980, n. 80/987 che prevede che la direttiva stessa si applichi ai “diritti” dei lavoratori dipendenti dai datori di lavoro “in stato di insolvenza, che riguarda il patrimonio del datore di lavoro ed è volto a soddisfare collettivamente i creditori di quest’ultimo”.

In tale ottica, secondo la Cassazione risulta stabilito che l’applicazione della direttiva è subordinata alla soggezione del datore di lavoro a fallimento oppure ad altra procedura concorsuale, con analoga finalità liquidatoria del patrimonio del debitore
Per la Cassazione, quindi, il Fondo di garanzia deve sostituirsi in tali casi al datore di lavoro – inadempiente per insolvenza, appunto – nel pagamento del TFR….[continua…]

Da NewsFood   la notizia qui

Fondo di garanzia del TFR e fallimento del datore di lavoro venerdì, Set 21 2007 

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Con sentenza del 3 settembre 2007 n. 18481, la Corte di Cassazione, sezione lavoro, ha chiarito che il Fondo di garanzia, nelle ipotesi di insolvenza del datore di lavoro, deve assicurare «il pagamento dei diritti non pagati dei lavoratori subordinati» identificando i diritti stessi per il titolo, sul quale si fondano.

In sostanza secondo la Corte, l’Inps si deve accollare, tramite tale Fondo di garanzia appositamente costituito, i debiti del datore di lavoro fallito ed insolvente del Tfr dei dipendenti e comunque deve assumersi le stesse obbligazioni definitivamente accertate a carico del stesso datore in sede di fallimento o di altra procedura concorsuale, ivi compreso il TFR.

Fatto e diritto
A seguito del fallimento della società, il lavoratore aveva chiesto al Fondo di garanzia del TFR, il pagamento della voce in questione.
L’inps, quale gestore del Fondo di garanzia (di cui all’articolo 2 della legge 29 maggio 1982, n. 297), glielo aveva negato ed allora il lavoratore si era rivolto al giudice di primo grado che glielo aveva riconosciuto imponendo all’Inps il relativo pagamento.
Anche il Tribunale aveva confermato la sentenza del giudice di primo grado, che aveva rigettato l’opposizione dell’Inps,.
L’Inps, tuttavia, è ricorso in Cassazione contro la sentenza di appello.

Le ragioni dell’Inps
Secondo l’Inps, la sentenza impugnata va rivista in quanto la stessa aveva ritenuto che il Fondo di garanzia gestito dall’istituto, fosse tenuto al pagamento del trattamento di fine rapporto dovuto al lavoratore (ora) intimato, in sostituzione del datore di lavoro fallito ‑ sebbene lo stesso trattamento fosse parzialmente commisurato ad anzianità maturata, in precedenza, alle dipendenze di altro datore di lavoro.

Il Fondo di garanzia del TFR
La legislazione vigente prevede che possano richiedere l’intervento del Fondo tutti i lavoratori dipendenti da datori di lavoro tenuti al versamento all’Istituto del contributo che alimenta la Gestione, compresi i lavoratori con la qualifica di apprendista ed i dirigenti di aziende industriali .
Il Fondo di garanzia «si sostituisce» al datore di lavoro inadempiente per insolvenza nel pagamento del trattamento di fine rapporto. Ne risulta, quindi, che il Fondo di garanzia, quale accollante ex lege, assume ‑ in via solidale e, ad un tempo, sussidiaria (dovendosi preventivamente agire nei confronti del debitore principale) ‑ la medesima obbligazione del datore di lavoro, rimasta inadempiuta per insolvenza del medesimo.
La procedura per l’accertamento ed il conseguimento di quanto dovuto dal Fondo di garanzia a titolo di TFR si articola nella insinuazione dello stesso credito e degli accessori relativi nello stato passivo del fallimento (o di altra procedura concorsuale) del datore di lavoro (reso esecutivo o, comunque, divenuto “definitivo” a seguito della sentenza di rigetto delle eventuali opposizioni od impugnazioni, riguardanti quel credito) e nella successiva presentazione al Fondo della domanda di pagamento (dopo che sia trascorso inutilmente il previsto termine dilatorio di quindici giorni).
Il TFR che il Fondo di garanzia è tenuto a pagare ai lavoratori, in sostituzione del datore di lavoro insolvente si identifica con l’oggetto del credito che, allo stesso titolo, risulta ammesso al passivo del fallimento o di altra procedura concorsuale (in tal senso, vedi, per tutte, Cass. n. 17079/2004, 7604, 6808/2003, 294/2000).
Posto che per l’intervento del fondo il datore di lavoro deve essere soggetto alle procedure concorsuali, i requisiti dell’intervento del Fondo di garanzia sono:
a) la cessazione del rapporto di lavoro subordinato;
b) l’apertura di una procedura concorsuale;
c) l’esistenza del credito per TFR rimasto insoluto…[continua…]

Da NewsFood  la notizia qui

Tfr: tassazione a confronto lunedì, Giu 25 2007 

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Conviene lasciare il tfr in azienda o scegliere la previdenza integrativa?

Tassazione del tfr futuro
– Tfr in azienda: in questo caso il tfr non costituisce imponibile
– Previdenza complementare: in questo caso il tfr non costituisce imponibile

Deducibilità dei contributi (del datore di lavoro e del dipendente)
– Tfr in azienda: per i versamenti alla previdenza privata si possono dedurre un massimo di 5.164,57 euro all’anno
– Previdenza complementare: per i versamenti alla previdenza integrativa si possono dedurre un massimo di 5.164,57 euro all’anno

Imposta sui rendimenti del capitale
– Tfr in azienda: i rendimenti del capitale prima del raggiungimento della pensione subiscono una tassazione pari all’11%, mentre al raggiungimento dell’età pensionabile il lavoratore percepisce l’intero capitale derivante dal rendimento
– Previdenza complementare: i rendimenti del capitale prima del raggiungimento della pensione subiscono una tassazione pari all’11%, mentre dopo la pensione subiscono una tassazione pari al 12,5%

Tassazione del Tfr liquidato
– Tfr in azienda: il lavoratore riceve un capitale soggetto ad una tassazione minima del 23%
– Previdenza complementare: il lavoratore riceve un capitale (pari al massimo al 50% del totale) che è tassato al 15% (sull’importo corrispondente ai contributi versati) ed è soggetto ad un meccanismo di riduzione. L’aliquota, quindi, diminuisce dello 0,3% annuo dopo 15 anni di versamenti ed è pari al 9% dopo 35 di versamenti.

Imposta sulle rendite
– Tfr in azienda: non dà luogo a rendite
– Previdenza complementare: la parte degli assegni mensili corrispondente ai contributi versati è soggetta ad un’imposta del 15% con meccanismo di riduzione.

Da Consulenza Del Lavoro  la notizia qui

Interruzione della prescrizione relativa ai crediti di lavoro da parte di un rappresentante sindacale mercoledì, Giu 13 2007 

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Con atti scritti compiuti nell’interesse del lavoratore            

Gli eredi di Gino B., dipendenti della S.p.A. Rete Ferroviaria Italiana, hanno chiesto al Tribunale di Roma la condanna dell’azienda al pagamento di differenze di retribuzione maturate a favore del loro congiunto nel periodo dal 1981 al 1986. La società ha sollevato l’eccezione di prescrizione quinquennale del credito. I ricorrenti hanno replicato che la prescrizione doveva ritenersi interrotta per effetto delle richieste scritte di pagamento avanzate dal sindacato nell’interesse del lavoratore. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda, condannando l’azienda al pagamento delle somme richieste. Questa decisione è stata integralmente riformata dalla Corte d’Appello di Roma, che ha accolto l’eccezione di prescrizione sollevata dall’azienda ed ha affermato che i pretesi atti interruttivi erano inefficaci in quanto provenienti da persona estranea al rapporto, senza che fosse dichiarata la sua qualità di rappresentante o di mandatario. Gli eredi di Gino B. hanno proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Corte di Roma per vizi di  motivazione e violazione di legge.
           
La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 12876 del 1 giugno 2007, Pres. Ciciretti, Rel, Di Nubila) ha accolto il ricorso. Ai fini dell’interruzione della prescrizione effettuata mediante intimazione scritta ad adempiere – ha osservato la Corte – la giurisprudenza ritiene che la stessa possa essere validamente fatta non solo da un legale il quale si dichiari incaricato della parte, ma anche da un mandatario o da un incaricato, alla sola condizione che il beneficiario ne intenda approfittare. Nella fattispecie, devesi quindi affermare che in tema di differenze retributive anche l’intimazione ad adempiere fatta da un rappresentante sindacale, il quale dichiari di agire nell’interesse del lavoratore, è idonea ad interrompere la prescrizione; si veda al riguardo Cass. 3.12.2002 n. 17157, la quale ha ritenuto come ai fini della costituzione in mora non sia necessario il rilascio in forma scritta della relativa procura, non operando in tale caso l’art. 1324 del codice civile. Pertanto – ha affermato la Corte – la procura per la costituzione in mora può risultare da un comportamento univoco e concludente, il quale può essere posto in essere anche da un mandatario; essenziale è che l’atto sia idoneo a rappresentare al debitore che esso è compiuto per un altro soggetto, nella cui sfera giuridica è destinato a produrre effetti.
           
La Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, invalidando la causa, per nuovo esame alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione. Da Legge-e-giustizia.it
           

Trattenute pesanti sul Tfr giovedì, Apr 26 2007 

trattenute-tfr.jpg  Trattenute fiscali pesanti sul trattamento di fine rapporto. Nel calcolo vanno computate anche la tredicesima e la quattordicesima.
E ciò a prescindere, ha spiegato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 9000 del 16 aprile 2007, dal fatto che il Tfr sia maturato, almeno in parte, prima dell’82 (anno di entrata in vigore della legge n. 297).

 Da Cassazione.net la notizia