Non pagare la prostituta è stupro giovedì, Mar 4 2010 

Una sentenza della Cassazione condanna un uomo a quattro anni
di reclusione e al pagamento dei danni.

GENOVA
Va incontro a una condanna per violenza sessuale chi pretende di non pagare un rapporto avuto con una prostituta, violando gli accordi presi con essa. Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato la condanna a 4 anni di reclusione, con interdizione perpetua dagli uffici attinenti la tutela e la curatela, nonchè, per 5 anni, dai pubblici uffici, inflitta dalla Corte d’appello di Genova ad un uomo per violenza sessuale e violenza privata, condannato anche a risarcire i danni alla vittima con una provvisionale di duemila euro.

L’imputato non aveva pagato una prostituta e quindi era finito sotto processo: nel suo ricorso a Palazzaccio, aveva lamentato il fatto che i giudici del merito avevano ricondotto tutto «al giudizio di assluta attendibilità della teste, parte offesa e di credibilità di quanto da essa dichiarato in merito allo stato di soggezione che avrebbe causato nella donna una supina accettazione delle iniziative sessuali del prevenuto».

La Suprema Corte (terza sezione penale, sentenza n.8286), ha rigettato il ricorso: «la vicenda non può inquadrarsi – spiegano gli “ermellini” – in quella fattispecie particolare nella quale la donna risulta consenziente all’inizio del rapporto sessuale, per poi, manifestare il proprio dissenso a continuarlo», visto che, nel caso in esame, la vittima aveva già manifestato all’imputato «di essere solo in attesa del pagamento del dovuto, per l’attività dalla stessa prestata, come ab origine concordato tra le parti»…[continua…]

Da La Stampa    la notizia qui

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Pretende troppo sesso dalla moglie condannato per violenza sessuale venerdì, Giu 26 2009 

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La Cassazione ribadisce che non esiste un diritto all’amplesso e conferma la reclusione del marito a sei anni e quattro mesi.

ROMA – Commette violenza sessuale e maltrattamenti il marito che costringe la moglie “a subire rapporti sessuali plurimi” anche quando la donna non ne ha assolutamente desiderio. A dirlo è una sentenza della Corte di Cassazione che conferma la condanna a sei anni e quattro mesi di reclusione per un marito di Novara che pretendeva “prestazioni sessuali” dalla moglie arrivando a minacciarla con un macete.

La terza Sezione penale con la sentenza numero 26.345 ha respinto il ricorso di un marito piemontese, condannato dalla corte d’Appello di Torino nel settembre 2008, sia per aver sottoposto a maltrattamenti la moglie, sia per violenza sessuale per averla costretta a subire rapporti sessuali oltre il desiderio della stessa…[continua…]

Da La Repubblica   la notizia qui

Anche chi fa il “palo” in uno stupro è colpevole martedì, Feb 24 2009 

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ROMA – Anche chi fa il “palo” di uno stupratore deve essere condannato per violenza sessuale. Lo ha stabilito la Cassazione che ha respinto il ricorso di due giovani confermando la condanna per rapina, violenza sessuale di gruppo e sequestro di persona inflitta loro nell’ aprile 2008 dalla Corte di appello di Milano, per aver aggredito una ragazza nel parcheggio di una metropolitana.

Il concorso nel reato – scrivono i giudici della seconda sezione penale nella sentenza 7336 – “può configurarsi nella sola ipotesi di quello morale, ossia in tutti i casi in cui un terzo , pur non partecipando agli atti di violenza sessuale e pur non essendo presente sul luogo del delitto, abbia istigato, aiutato, agevolato il singolo autore materiale della violenza e cioé, in una parola, abbia posto in essere tutte quelle condotte che, normalmente, vengono sussunte nella fattispecie del concorso morale”.

Nel caso in questione “é pacifico” che i due imputati erano presenti sul luogo del delitto e che uno dei due “sebbene non abbia praticato alcuna violenza, partecipò all’ azione criminosa, essendo dato lui che da una parte liberò l’ interno della vettura di quanto l’ ingombrava per facilitare la violenza che avrebbe praticato l’ altro, e fece da ‘palo’ tant’ é che , appena si avvide che un elicottero stava sorvolando la zona, prontamente avvertì il complice”.

Da Libero   la notizia qui

Decreto anti-stupri: il governo dice sì venerdì, Feb 20 2009 

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Stretta contro i violentatori e ronde dei cittadini.

ROMA
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che contiene “Misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale” stamattina durante il Consiglio dei ministri convocato a palazzo Chigi.

Il decreto legge, nato con l’emergenza stupri, prevede misure come il carcere certo (non più i domiciliari) per chi è accusato di violenze sessuali, il gratuito patrocinio per le vittime e misure per contrastare l’immigrazione clandestina. Il testo è stato illustrato ieri pomeriggio dal titolare dal ministro dell’Interno al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Il decreto, sostanzialmente, dovrebbe prevedere la custodia cautelare in carcere obbligatoria per chi è accusato di stupro, il no ai benefici della Gozzini per i condannati, aggravanti contro gli autori di violenza sessuale di gruppo, nei confronti di minori (il limite d’età della vittima prima del quale scatta l’aggravante viene portato da 14 a 16 anni) e se a stuprare è un parente o un insegnante.

Previsto anche l’ergastolo per coloro che si rendono responsabili di omicidio dopo la violenza sessuale, nonchè il gratuito patrocinio per le vittime…[continua…]

Da La Stampa   la notizia qui

Condanne più dure al branco che abusa venerdì, Feb 20 2009 

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Condanne più severe al branco in caso di abusi sulle donne. Va infatti condannato per violenza sessuale di gruppo (pena minima 6 anni) e concorso morale nello stupro (da 5 a 10) anche chi ha fatto solo da palo.

Il pugno di ferro contro le aggressioni sessuali lo ha usato la Cassazione (sentenza n. 7336 del 19 febbraio 2009) proprio alla vigilia del Consiglio dei Ministri convocato per oggi e che ha all’ordine del giorno il decreto legge, “misure urgenti in materia di pubblica sicurezza e di contrasto alla violenza sessuale”.

Da Cassazione.net   la notizia qui

Niente arresti domiciliari agli stupratori, l’emendamento venerdì, Feb 6 2009 

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Esclusione anche da benefici quali l’affidamento ai servizi sociali.

Ddl Senato 733 Articolo 35-bis Emendamento.

Niente arresti domiciliari a chi è stato accusato di stupro, arresto in flagranza e esclusione da benefici quali l’affidamento ai servizi sociali, la semilibertà, i permessi premio e la liberazione anticipata.

E’ quanto prevede un emendamento della Lega approvato a maggioranza in Senato nel corso dell’esame del ddl sulla sicurezza. Inoltre, come previsto da un altro emendamento della maggioranza, alle donne vittime di stupro viene assicurato il gratuito patrocinio.

Dopo l’approvazione del ddl il testo dovrà passare alla Camera per il via libera definitivo…[continua…]

Da Cittadino Lex      la notizia qui

Riflessioni sulla violenza sessuale giovedì, Gen 29 2009 

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I recenti casi di violenza sessuale, le modalità con cui essi sono stati realizzati meritano una profonda riflessione.

Se è vero che il numero delle denunce è diminuito nel corso dell’ultimo anno, è pur vero che i casi di violenza sessuale mai denunciati dalle vittime, specialmente ove tale violenza sia avvenuta tra le mura domestiche, rimangono nell’ombra.

Senza dubbio e sempre con maggiore frequenza, si registrano casi di violenza sessuale di gruppo:il branco che aggredisce, che violenta, che priva la vittima della sua capacità di autodeterminazione, che le impone ciò che dovrebbe essere frutto di una sua libera scelta.

Viene già da chiedersi quali siano le ragioni che possono spingere il singolo individuo a compiere un crimine tanto odioso e tanto esecrabile e la giustificazione può essere reperita nei manuali di criminologia e di psicologia: disprezzo nei confronti del genere femminile, traumi, indole violenta, ecc.

Di fronte a fenomeni di violenza sessuale operata dal branco si rimane senza parole: cercare di comprendere cosa possa unire singoli individui nella realizzazione del disegno criminoso risulta davvero difficile.

La matrice ideologica senza dubbio gioca la sua parte, così come giocano la loro parte i fenomeni di emarginazione e di discriminazione.

L’ideologia prima di tutto, dicevo. Mi riferisco tanto al diffondersi sempre più frequente dell’idea della donna oggetto, quanto a quel genere di educazione morale che vede il desiderio come qualcosa che va sempre assecondato e che necessita di appagamento. Il controllo delle pulsioni viene meno, perché va sempre e comunque realizzato ogni singolo istinto, anche il più bestiale.

C’è anche una logica punitiva alla base di questi fenomeni. La donna ormai compete con l’uomo in ogni settore, i costumi morali non le impongono determinati ruoli, né determinati comportamenti come avveniva, purtroppo, sino a qualche decennio fa. Il solo modo per alcuni uomini per affermarsi è quello di dimostrare la propria superiorità attraverso la sola cosa in cui spesso sono superiori: la forza fisica. Possedere la vittima, esercitare violenza sulla sua volontà e sul suo corpo significa affermare la propria potenza.

Sesso ad ogni costo: le immagini diffuse dai mass media, del resto, ormai mostrano solo donne formose e superdotate, che si affacciano dai manifesti pubblicitari o dagli schermi televisivi quasi urlando un “prendimi, sono tua”. Si tratta sempre più spesso dell’immagine di donne con un corpo sexy e attraente, ma del tutto senza cervello: l’oca di tanto tempo fa.

Viene da sorridere ripensando alla morale dell’epoca fascista che voleva santa la mamma, la sorella e la moglie, quest’ultima con tutte le dovute cautele. Tutte le altre erano donne da possedere: l’uomo era uomo solo se possedeva più donne, ne parlava come di donne di strada e se ne vantava con gli amici nel bar sotto la propria abitazione.

Mi viene da pensare che in molti casi non siamo molto lontani da questo genere di mentalità e forse è anche questo modo di pensare che riesce a unire più uomini nel compimento di un atto di violenza sessuale. 

Se poi si riflette sul fatto che alcuni di questi crimini sono perpetrati da parte di extracomunitari o di cittadini neocomunitari, ci si rende facilmente conto che la violenza è spesso frutto di emarginazione: non avere abbastanza denaro per “comprare” una donna; voler punire un’intera comunità colpendo i soggetti fisicamente più deboli e quelli che in un certo senso incarnano anche il simbolo di perpetrazione di un’etnia.

Rimane il fatto che nessuno riflette seriamente sul destino delle vittime, sul loro dramma personale, sul fatto che la loro vita e la loro esistenza risulterà per sempre condizionata da una simile terribile esperienza.

Avv. Maria Grazia Mei

Stupri: Cassazione, jeans non sono cintura di castità lunedì, Lug 21 2008 

I jeans non sono “paragonabili” a una specie di “cintura di castita’” e, dunque, non possono essere considerati un ostacolo a una violenza sessuale.

Lo rileva la Cassazione confermando la condanna alla pena (sospesa) di un anno di reclusione inflitta ad un uomo dalla Corte d’appello di Venezia per violenza sessuale. L’imputato aveva, secondo l’accusa, “compiuto con violenza atti di libidine” nei confronti della figlia della sua compagna, “toccandola sul seno, sui fianchi, sul sedere e nelle parti intime, entrando con le mani sotto i pantaloni della donna”.

Contro la sentenza di condanna, l’uomo si era rivolto alla Suprema Corte, spiegando che “indossando la ragazza dei jeans ed essendo seduta”, era “impossibile” infilare una mano sotto i pantaloni da lei indossati toccandole le parti intime. Gli ‘ermellini’ della terza sezione penale, con la sentenza n.30403, hanno rigettato il ricorso dell’uomo, osservando la “compiuta valutazione degli elementi” da parte della Corte territoriale e sottolineando che “il fatto che la ragazza indossasse pantaloni del tipo jeans non era ostativo al toccamento interno delle parti intime, essendo possibile farlo penetrando con la mano dentro l’indumento, non essendo questo paragonabile ad una specie di cintura di castita’”.

Da La Repubblica  la notizia qui

E’ reato toccare la caviglia delle donne martedì, Lug 8 2008 

Cass. Sez. pen. Sentenza n. 26766/08

La Corte di Cassazione ha stabilito che toccare le caviglie di una donna può configurare una tentata violenza sessuale. Infatti: “il toccamento di una caviglia non puo’ considerarsi atto di intrusione nella sfera sessuale altrui perche’ questa zona del corpo non e’ qualificata come erogena”.

I giudici hanno specificato che “il gesto compiuto” dall’aggressore “preceduto da pedinamento, fischi da richiamo e apprezzamento, fosse un chiaro approccio sessuale prodromico a piu’ approfonditi contatti fisici, laddove la vittima non si fosse opposta”.

Da Saranno Avvocati   la notizia qui

Tentativo di violenza sessuale: la Cassazione ribadisce quando è configurabile mercoledì, Feb 6 2008 

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Corte di Cassazione, sezione 3 penale, 15 gennaio 2008, n. 2029

Toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime delle vittime, suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata, rientrano nella nozione di violenza sessuale o di tentata violenza sessuale?
Sul punto è ritornata la terza sezione della Corte di Cassazione richiamando un principio espresso proprio dalla stessa sezione nel 2001 con la sentenza n. 21577 e fatto proprio dalla giurisprudenza per distinguere la violenza tentata da quella consumata. Con la sentenza 2029/2008 la Suprema Corte, quindi, ha ribadito che “In tema di violenza sessuale, la nozione di “atti sessuali” e’ la risultante della somma dei concetti di congiunzione carnale e di atti di libidine, previsti dalle previgenti fattispecie di violenza carnale ed atti di libidine violenti, per cui essa viene a comprendere tutti gli atti che, secondo il senso comune e l’elaborazione giurisprudenziale, esprimono l’impulso sessuale dell’agente, con invasione della sfera sessuale del soggetto passivo.

Devono, pertanto, essere inclusi nella nozione toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime delle vittime, suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata, essendo irrilevante, ai fini della consumazione del reato, che il soggetto attivo consegua la soddisfazione erotica (cfr., ex multis, Cass. Sez. 3, 18/10/2005 n. 44246, Boselli).

Per contro, il tentativo di violenza sessuale si configura quando, in assenza di contatto fisico tra soggetto attivo e soggetto passivo, la condotta del primo denoti il requisito soggettivo dell’intenzione di raggiungere l’appagamento dei propri istinti sessuali e quello oggettivo della idoneita’ a violare la liberta’ di autodeterminazione della vittima nella sfera sessuale (cfr. Cass. Sez. 3, 23/5/2006 n. 34128).”.

Da Il Sole 24 Ore   la notizia qui

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